Amy Waldman.
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Nei confini di un giardino.
Parte 1.
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Titolo originale: The Submission. 2011.
Traduzione di: Cristiana Mennella.
2012. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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    Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
                   Fondazione Ezio Galiano 
                   http:\\www.galiano.it
          ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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New York, 2003. L'attentato di due anni prima  una ferita ancora aperta. Una giuria si riunisce a Manhattan per scegliere un monumento in memoria delle vittime. Ma il concorso anonimo indetto a quello scopo produce il pi imprevedibile dei vincitori: Mohammad Khan, un architetto enigmatico e ambizioso. Americano e musulmano.
 allora che la rabbia e i pregiudizi esplodono fuori dai confini del giardino disegnato da Khan, trascinando la citt verso un assurdo epilogo di violenza.
A due anni di distanza dall'11 settembre 2001, gli effetti dell'attentato ancora incombono sulla vita di tanti americani, impegnati a tentare di immaginare un futuro di guarigione e ritrovata serenit.
Questo sforzo, individuale e collettivo insieme, ha bisogno di un simbolo, di un faro, di qualcosa che renda tangibile ci che solo le parole e a volte neppure quelle riescono a evocare. Il monumento che dovr assolvere il compito sar un luogo di pace, un documento storico, una nuova partenza.
Viene cos indetto un concorso anonimo e aperto a tutti per scegliere il progetto che meglio rappresenter questa voglia di memoria e rinascita. Ma per quello che sembra in tutto e per tutto uno scherzo del destino, il progetto prescelto il Giardino risulta essere opera di un bravissimo architetto, referenziato e stimato. E musulmano.
Per un attimo sembra che quel nome, Mohammad Khan, arrivato in modo cos inatteso al tavolo della giuria, sia una sorta di dj-vu: una nuova esplosione, un altro attacco kamikaze, quasi un nuovo attentato alla societ americana. Le reazioni dell'opinione pubblica alla notizia sono prevedibilmente di shock e incredulit. L'architetto vincitore si vedr costretto a ripensare il suo modo di essere americano e musulmano, di essere figlio e compagno, e finir con l'abbandonare la battaglia per rivendicare quegli stessi diritti che gli hanno permesso di diventare ci che , un onesto e produttivo cittadino americano.
Proprio come negli effetti di una catastrofe, il romanzo squarcia il velo di un'umanit complessa, fatta di vite intense eppure solitarie, semplici e nascoste, di grandi successi e insuccessi, di riscatti e ambizioni, un'umanit che non smette mai di interrogarsi sulla natura del bene e del male, sul valore della giustizia e della tolleranza, e soprattutto sul valore della memoria individuale e collettiva.
Nei confini di un giardino di Amy Waldman ha vinto il Barnes & Noble Best Book of 2011.
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L'AUTRICE.
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Amy Waldman  stata codirettrice della sede sud-asiatica di The New York Times. Alcuni suoi racconti sono apparsi su The Atlantic e The Boston Review, per poi essere raccolti nell'antologia The Best American Nonrequired Reading 2010. Vive a Brooklyn con la sua famiglia.
Nei confini di un giardino  il suo romanzo d'esordio. Si  guadagnato un posto in Guardian's First Book Award, Kirkus' Top 25 Best Fiction 2011, Top Ten Debut Fiction e Amazon Top 100 Books for 2011 e ha vinto il Barnes & Noble Best Book of 2011.
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Nei confini di un giardino.
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Dedica.
Ai miei genitori, Don e Marilyn Waldman.
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Come un cipresso che tiene alta la testa libero, tra i confini di un giardino, anch'io mi sento libero nel mondo e non stretto dai suoi lacci.
POETA PASHTUN IGNOTO.
La poesia citata nell'epigrafe  tratta da The Afghans, di Mohammed Ali, Kabul 1969.
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Capitolo primo.
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E i nomi? disse Claire. Come ci comportiamo coi nomi?
Sono una testimonianza, non un gesto, rispose la
scultrice. Le parole di Ariana riscossero cenni di assenso
dagli altri artisti, dal critico e dalle due curatrici di arte
pubblica schierati intorno al tavolo da pranzo, tutti uniti
sotto la sua influenza. Era la figura pi celebre della giuria,
la personalit dominante, il pi grosso problema di Claire.
Ariana si era messa a capotavola, come a presiedere
l'incontro. Nei quattro mesi precedenti avevano discusso
intorno a un tavolo ovale, dunque senza posto d'onore. Si
trovava in un ufficio di pi stanze che dominava la terra
sventrata, e gli altri giurati avevano assecondato il desiderio
di Claire, che voleva trovarsi di spalle alla finestra, in
modo che la fossa comune in basso le sembrasse solo una
macchia grigia e indistinta quando andava a sedersi. Ma
quella sera, per la discussione finale, la giuria era riunita al
lungo tavolo di Gracie Mansion, la residenza del sindaco.
Senza consultare nessuno, e senza troppi scrupoli, Ariana
aveva occupato il posto pi importante, comunicando la
sua intenzione di prevalere.
I nomi dei morti sono previsti, anzi, imposti dalle regole
del concorso, continu. Per una donna cos ruvida,
aveva la voce mielosa. Nel monumento ideale, non saranno
i nomi a suscitare emozione.
Per me invece s, ribatt piccata Claire, gustandosi
con una certa soddisfazione gli occhi bassi e gli sguardi
colpevoli lungo il tavolo. Avevano tutti perso qualcosa, ovviamente:
la sensazione che il loro paese fosse invulnerabile,
l'immagine pi riconoscibile della loro citt, forse un
amico o un conoscente. Ma solo lei aveva perso il marito.
Lo avrebbe fatto presente quella sera, se necessario,
quando finalmente sarebbero giunti a una decisione. Avevano
vagliato cinquemila candidature, tutte anonime, riducendole
a due. La scelta finale avrebbe dovuto essere
facile. Ma dopo tre ore di colloqui, due turni di consultazioni,
e qualche bicchiere di troppo dalla cantina privata
del sindaco, la conversazione si era sfilacciata, inasprita,
era diventata ripetitiva. Il Giardino era troppo bello, continuavano
a dire Ariana e gli altri artisti in merito alla scelta
di Claire. Vedere era il loro mestiere, eppure nel caso del
Giardino non la vedevano affatto come lei.
L'idea era semplice: un giardino rettangolare, cinto
da un muro, guidato da una geometria rigorosa. Al centro
sorgeva un padiglione rialzato, dedicato al raccoglimento.
Due canali ampi e perpendicolari dividevano in
quattro uno spazio di due ettari e mezzo. All'interno di
ogni riquadro i sentieri imponevano una griglia agli alberi
veri e d'acciaio, piantati come i filari di un frutteto.
Un muro perimetrale bianco, alto otto metri, racchiudeva
l'intero spazio. Le vittime sarebbero state elencate
sulla facciata interna del muro, i nomi disposti in modo
da imitare l'involucro geometrico degli edifici distrutti.
Gli alberi d'acciaio reincarnavano gli edifici in senso
ancora pi letterale: sarebbero stati costruiti con i loro
rottami recuperati.
Quattro disegni mostravano il Giardino nelle varie stagioni.
Il preferito di Claire era il chiaroscuro dell'inverno.
Il terreno ammantato da un sudario di neve; alberi veri
senza foglie trasformati in peltro; alberi di acciaio fuso
scintillante alla luce rosa del tardo pomeriggio; la superficie
onice dei canali che splendevano come spade incrociate.
Lettere nere incise sulla parete bianca. La bellezza
non era un reato, ma qui c'era ben altro. Perfino Ariana
riconosceva che quegli spartani alberi d'acciaio erano un
tocco inatteso: servivano a ricordare che un giardino, bench
legato alla natura, era opera dell'uomo, perfetto per
una citt dove i sacchetti di plastica volavano insieme agli
uccelli e l'acqua di scarico dei condizionatori si mescolava
alla pioggia. Le loro forme sarebbero apparse naturali, ma
avrebbero resistito ai cicli delle stagioni.
Il Vuoto  troppo lugubre per noi, disse Claire in
quel momento, come aveva gi fatto altre volte. Noi: le
famiglie delle vittime, di cui lei era l'unica rappresentante
in giuria. Detestava il Vuoto, l'altro progetto finalista,
quello preferito da Ariana, ed era certa che le famiglie la
pensassero come lei. Di vuoto li non c'era proprio niente.
Un torreggiante parallelepipedo di granito nero, alto dieci
o dodici piani, al centro di un'enorme vasca ovale: dai disegni
sembrava un grande squarcio nel cielo. I nomi delle
vittime andavano incisi sulla parete, che si sarebbe riflessa
nell'acqua sottostante. Scimmiottava il Vietnam Veterans
Memorial, ma secondo Claire non coglieva nel segno. Certe
astrazioni funzionano quando gli esseri umani possono
toccarle con mano, avvicinarsi in modo da alterarne la prospettiva.
Ma i nomi sul Vuoto non si potevano n toccare
n vedere bene. L'unico pregio del progetto era l'altezza.
Claire temeva infatti che alcune famiglie le pi scioviniste
e povere di fantasia potessero considerare il Giardino
una concessione di territorio ai nemici dell'America,
anche se quel territorio era aria.
I giardini sono un feticcio della borghesia europea, 
disse Ariana, indicando le pareti della sala da pranzo,
tappezzate da un panorama di alberi rigogliosi tra i quali
passeggiavano omini e donnine in abiti eleganti. Ariana,
come al solito, era vestita da capo a piedi in una sfumatura
color brodaglia ideata da lei stessa in omaggio e sfregio al
blu oltremare di Yves Klein. Anche la presa in giro della
presunzione, decise Claire, poteva risultare presuntuosa.
Feticci aristocratici, corresse l'unico storico della
giuria.  la borghesia che fa il verso all'aristocrazia.
La carta da parati  francese, inton l'assistente del
sindaco, sua portavoce in giuria.
Quello che intendevo, continu Ariana,  che i
giardini non rientrano nel nostro folklore. Noi abbiamo i
parchi. I giardini classici non fanno parte del nostro DNA.
L'esperienza vale pi del DNA, disse Claire.
No, il DNA  esperienza. Siamo programmati per provare
determinate emozioni in determinati tipi di luoghi.
Prendiamo i cimiteri, disse Claire, mentre risorgeva
in lei un'antica tenacia. Come mai sono spesso il posto
pi bello di una citt? C' una poesia di George Herbert
che recita: Chi avrebbe detto che il mio cuore vizzo, potesse rinverdire?
Un'amica del college le aveva scritto quei versi su un biglietto di condoglianze. Il Giardino, 
continu, sar un luogo dove noi le vedove, i figli,
chiunque potr forse ritrovare la gioia. Mio marito...
disse e tutti si sporsero ad ascoltare. Ci ripens e smise di
parlare, ma le parole rimasero sospese nell'aria come una scia di fumo.
Che Ariana spazz via. Mi dispiace, ma un monumento
alla memoria non  un cimitero. E un simbolo nazionale,
un significante storico, un modo per far s che chiunque
venga a vederlo a prescindere da quanto sia tenue il
suo legame cronologico o geografico con la tragedia ne
comprenda l'impatto, il significato. Il Vuoto  viscerale,
rabbioso, cupo, crudo, perch quel giorno non c' stata
alcuna gioia. Non si capisce se quella lastra di pietra stia
sorgendo o crollando, ed  la verit:  l'esatta fotografia
di questo momento storico.  una distruzione artificiale,
che priva la distruzione reale del suo potere, in senso dialettico.
Il Giardino fa leva sul nostro desiderio di guarigione.
 un impulso molto naturale, ma forse non il pi
sofisticato che abbiamo.
Hai qualcosa contro la guarigione? chiese Claire.
Semplicemente non siamo d'accordo su come arrivarci, 
rispose Ariana. Io credo che il dolore vada affrontato,
guardato dritto in faccia, che occorra perfino crogiolarsi
nel dolore, prima di potere andare avanti.
Lo terr presente, ribatt Claire. La sua mano copr
il bicchiere prima che il cameriere potesse riempirlo di vino.
Paul faticava a tenere il filo del discorso. I giurati avevano
divorato il rinfresco che aveva ordinato per distendere
gli animi pollo fritto, pur di patate, cavoletti di Bruxelles
con bacon ma non era bastato. Si vantava di andare d'accordo
con donne impegnative in fondo ne aveva sposata
una ma l'accoppiata Claire Burwell Ariana Montagu lo
metteva a dura prova, le loro opposte certezze si scontravano
come campi elettrici, il loro rancore faceva scintille.
Nella sua critica alla bellezza del Giardino, alla bellezza
in s, Paul aveva la sensazione che Ariana sottintendesse
qualcosa anche riguardo a Claire.
Il suo pensiero and ai giorni, alle settimane e ai mesi
futuri. Avrebbero annunciato il progetto vincitore. Poi sarebbe
andato con Edith a trovare gli Zabar nella loro casa
di Mnerbes, per un periodo di riposo fra i mesi di dibattito
e la raccolta fondi per il monumento che sarebbe iniziata
al suo ritorno. Si prospettava una sfida non da poco,
visto che le spese di costruzione stimate per ciascun progetto
finalista ammontavano come minimo a cento milioni
di dollari, ma Paul si divertiva a scucire somme importanti
ai suoi amici. E poi c'erano tanti di quei cittadini comuni
disposti ad aprire il portafogli.
A quella presidenza ne sarebbero seguite altre, o almeno
cos gli aveva assicurato Edith. A differenza delle amiche,
sua moglie non collezionava tailleur Chanel n gingilli
Harry Winston, pur avendone a bizzeffe. Lei puntava alle
cariche prestigiose, perci lo immaginava presidente della
biblioteca pubblica, di cui era gi consigliere di amministrazione.
La biblioteca aveva pi soldi del MET, e Edith
aveva definito Paul uomo di lettere, anche se a lui sembrava
di non aver pi letto un romanzo dai tempi del Fal
delle Vanit.
Forse dovremmo soffermarci di pi sul contesto locale, 
disse Madeline, un'attivista che rappresentava gli interessi
degli abitanti del quartiere. Con tempismo perfetto, Ariana
estrasse dalla borsa un suo disegno del Vuoto, per mostrare
come si sarebbe integrato bene con lo skyline cittadino. Le
propriet verticali del Vuoto, disse, riecheggiavano quelle
di Manhattan. Claire guard Paul e inarc le sopracciglia.
Lo schizzo di Ariana, come lei stessa l'aveva definito,
era migliore dei disegni che accompagnavano la proposta.
Claire si era lamentata con Paul pi di una volta, sospettando
che Ariana conoscesse l'autore del progetto uno
studente, un suo pupillo? perch sembrava ansiosa di favorirlo.
Forse si, anche se Paul non credeva che Ariana si
fosse spesa per il suo preferito pi di quanto Claire avesse
fatto con il proprio. Malgrado l'aplomb, sembrava proprio
che Claire non sapesse accettare l'idea di una sconfitta.
Meno ancora Ariana, abituata com'era a dominare giurie
immuni da quell'insidiosa dose di sentimentalismo.
Il gruppo si ritir fra le calde pareti gialle del salotto, per
il dessert. Jorge, lo chef di Gracie Mansion, entr con un
carrello carico di torte e biscotti. Poi, senza grandi squilli
di tromba, svel una riproduzione in pan di zenzero, alta
circa un metro, delle torri scomparse. La forma era inconfondibile.
Il silenzio fu profondo.
Non sono da mangiare, disse Jorge, di colpo intimidito.
Voleva essere un omaggio.
Ma certo, disse Claire, e poi aggiunse, con pi calore:
Sembrano uscite da una fiaba. La luce del lampadario
si rifletteva sulle finestre di zucchero colato.
Paul si era riempito il piatto di tutto fuorch di pan di
zenzero quando Ariana gli si piant davanti come una minuscola
lancia. D'intesa si spostarono verso un angolo appartato
alle spalle del pianoforte.
Sono preoccupata, Paul, disse Ariana. Non voglio
che la nostra decisione dipenda troppo da... l'ultima parola
quasi sottovoce, dall'emozione.
Stiamo scegliendo un monumento alla memoria, Ariana.
Non credo si possa abolire del tutto l'emozione.
Hai capito cosa intendo. Temo che i sentimenti di
Claire abbiano un peso sproporzionato.
Qualcuno potrebbe obiettare che sei tu, Ariana, ad
avere un peso sproporzionato. Le tue opinioni incutono
enorme rispetto.
Niente in confronto a una rappresentante delle famiglie.
Il dolore pu essere un tiranno.
Anche il senso estetico.
Com' giusto che sia, ma stavolta parliamo di qualcosa
di pi profondo del senso estetico. La capacit di giudizio.
Avere una rappresentante delle famiglie in quella stanza...
 come lasciar decidere a un paziente, anzich al medico,
quale sia la cura migliore da seguire. Un po' di distanza
clinica non pu che giovare.
Con la coda dell'occhio Paul vide Claire parlare fitto
fitto con un illustre critico d'arte pubblica. Lo superava di
trenta centimetri, con i tacchi, ma non faceva il minimo
sforzo di abbassarsi. Fasciata in un tubino nero la scelta
del colore, sospettava Paul, non era casuale era una
donna che sapeva come sfruttare l'abbigliamento a proprio
vantaggio. Paul rispettava quel comportamento, anche se
forse rispetto non era la parola pi adatta a come vedeva
Claire nelle sue fantasie. Si rammaric, non per la prima
volta, degli anni che aveva (venticinque pi di lei), della
calvizie e della fedelt pi istituzionale che personale,
forse al proprio matrimonio. La vide staccarsi dal critico
per seguire un altro componente della giuria.
Lo so,  commovente, senti; il suo sguardo assorto su
Claire non era passato inosservato. Si volt di scatto verso
Ariana, che continu: Ma il Giardino  troppo melenso.
Fatto apposta per compiacere gli stessi americani che amano
l'impressionismo.
Si d il caso che piaccia anche a me, disse Paul, non
sapendo bene se fingere di scherzare. Non posso mettere
il bavaglio a Claire, e sai benissimo che i famigliari
delle vittime sosterranno il progetto se si sentiranno parte
attiva del processo decisionale. L'apporto emotivo di
Claire ci serve.
Paul, tu sai che l fuori aspettano solo di criticarci.
Se scegliamo il progetto sbagliato, se cediamo al sentimentalismo,
sar solo la conferma che...
Conosco i timori, tagli corto lui: dicevano che
era troppo presto per un monumento alla memoria, con
le macerie appena sgombrate; che il paese non aveva ancora
vinto n perso la guerra, non aveva nemmeno stabilito,
di preciso, contro chi o che cosa combattesse. Ma
ormai tutto accadeva pi in fretta: la nascita e la caduta
degli idoli; la diffusione di malattie, voci incontrollate,
tendenze; la circolazione delle notizie; lo sviluppo di nuovi
strumenti monetari che a loro volta avevano accelerato
il ritiro di Paul dalla presidenza della banca d'investimenti.
Quindi perch lo stesso non poteva valere anche
per il monumento in memoria delle vittime? Certo, in
ballo c'erano anche esigenze commerciali: la societ immobiliare
che disponeva dell'area voleva ricollocarla sul
mercato e per farlo aveva bisogno di un monumento alla
memoria, visto che difficilmente gli americani si sarebbero
accontentati di un ampliamento dello spazio adibito a
uffici come gesto eloquente di risposta al terrorismo. Ma
c'erano anche le esigenze patriottiche. Pi restava libero
e inutilizzato, pi quello spazio diventava un simbolo di
sconfitta, di resa, qualcosa che loro, chiunque fossero,
avrebbero schernito. Un semplice monumento alla grandezza
decaduta dell'America, alla sua nuova vulnerabilit
agli assalti di una banda di fanatici, mediocri in tutto
fuorch nell'assassinio. Paul non avrebbe mai usato parole
cos crude, ma quello spazio vuoto era imbarazzante.
Colmare quel vuoto e soddisfare le ambizioni di Edith:
ecco perch aveva voluto presiedere la giuria. Una giuria
che con il suo operato avrebbe lasciato il segno non solo
nella sua amata citt, ma anche nella storia.
Ariana si aspettava di pi da Paul. Stai sprecando tempo
con me, le disse lui bruscamente. Il vincitore aveva
bisogno di dieci voti su tredici; Paul aveva messo in chiaro
che avrebbe abbandonato la sua posizione neutrale solo se
il finalista ne avesse totalizzati dodici su tredici. Al tuo
posto, andrei a salvare Maria da Claire.
Claire aveva visto Maria che usciva con la sigaretta in
mano, e le and subito dietro. Prima aveva supplicato nel
vero senso della parola il critico dicendogli: Ricordare
i morti con un monumento non significa dover creare un
luogo senza vita, per poi vederlo muovere la testa come
se gli dolesse il collo a forza di guardare in su. Ma aveva
anche cercato di ripescare dalla memoria qualche chicca
universitaria: la scienza delle giurie. Gli esperimenti di
Asch, per esempio: che cosa dimostravano? La facilit con
cui ci si lascia influenzare dalle percezioni altrui. Il conformismo.
La polarizzazione di gruppo. Le pressioni normative.
L'effetto a cascata: il desiderio di approvazione
sociale condiziona il modo di agire e di pensare. Ragion
per cui Claire doveva giocare la carta del singolo confronto
con ogni membro della giuria. Maria era una curatrice di
arte pubblica che si era affermata installando opere d'arte
di grandi dimensioni, compresa una di Ariana, in giro per
Manhattan. Difficilmente avrebbe cambiato bandiera, ma
Claire doveva tentare.
Ne hai una in pi? chiese.
Maria le diede una sigaretta. Non ti facevo una fumatrice.
Solo ogni tanto, ment Claire. Non fumava mai.
Erano in veranda, il prato si stendeva di fronte a loro, gli
alberi maestosi non erano che macchie nel buio, le luci dei
ponti e dei quartieri sembravano vicine costellazioni. Maria
lasciava cadere la cenere sul prato con compiacimento,
e anche se le sembrava un po' irrispettoso, Claire la imit.
Un giardino in rovina circondato da un muro, quello
s, che lo voterei, disse Maria.
Come, scusa?
Sarebbe un'opera d'arte cos potente, la risposta ideale
al timore di cancellare ricordi strazianti. Dobbiamo pensare
alla storia, pensare in prospettiva, a un simbolismo
che sappia comunicare alle persone anche fra cento anni.
La grande arte trascende il proprio tempo.
Un giardino in rovina non ha speranza e questo 
inaccettabile, disse Claire, incapace di frenare l'irritazione.
Parlate tutti di pensare in prospettiva, ma in quella
prospettiva ci siamo anche noi. I miei figli, i miei nipoti,
le persone che hanno un legame diretto con l'attentato,
saranno qui nei prossimi cento anni, e magari  niente in
confronto alla Venere di Willendorf, eppure adesso sembra
un'eternit. Quindi non capisco perch i nostri interessi
dovrebbero contare di meno. Sai, l'altra notte ho sognato
quella vasca nera intorno al Vuoto, ho sognato la mano di
mio marito che usciva dall'acqua per trascinarmi dentro.
Ecco che effetto fa il Vuoto. Quindi fate pure e vantatevi
della vostra brillante affermazione artistica, ma dubito che
i parenti delle vittime faranno la fila per andarlo a vedere.
La sua rabbia non era meno autentica di qualche mese
prima, quando ne aveva compreso il potere. In un pomeriggio
invernale, mentre usciva con le altre vedove da una
riunione col direttore del fondo risarcimento del governo,
uno dei giornalisti accalcati fuori in attesa aveva urlato:
Che cosa rispondete agli americani che sono stufi delle
vostre pretese e vi accusano di avidit? Claire aveva
strizzato la borsa per frenare il tremito alle mani, senza
per smorzare quello della voce. Ha detto pretese? Il
cronista era rimpicciolito dall'imbarazzo. Secondo lei ho
preteso di perdere mio marito? Ho preteso di spiegare ai
miei figli perch non conosceranno mai il padre, di crescerli
da sola? Secondo lei pretendo di vivere sapendo quanto
ha sofferto mio marito? L'avidit non c'entra. S'informi,
prima di uscirsene con certe domande: il risarcimento non
mi serve e non ho intenzione di tenere neanche un centesimo.
Non  questione di soldi, ma di giustizia, di responsabilit.
Quelle s, che le pretendo.
In seguito aveva dichiarato di non essersi accorta delle
telecamere accese, che comunque avevano registrato
ogni parola. Le immagini della bionda mortalmente pallida
in cappotto nero venivano riproposte cos spesso che
per giorni non era riuscita ad accendere il televisore senza
rivedersi. Aveva ricevuto un fiume di lettere di solidariet
e si era ritrovata nei panni della vedova famosa. La sua
non era stata una dichiarazione politica, anzi l'idea che
potesse scroccare denaro la offendeva, e voleva prendere
le distanze da chi lo faceva sul serio. Eppure era considerata
la loro paladina, un vero e proprio Ministro del Dolore.
Sapeva che il governatore l'aveva eletta nella giuria
per il suo carisma.
In veranda Maria la scrutava con aria beffarda. Claire
incontr il suo sguardo e tir una boccata cos lunga che
per il capogiro dovette aggrapparsi alla ringhiera. Non si
sentiva tanto colpevole. Quello che aveva detto era tutto
vero, solo non era sicura che la mano sbucata dalla vasca
fosse di Cal.
Maria cambi idea per prima. Il Giardino, dichiar
impavida. Claire schiuse le labbra per dirle un silenzioso
Grazie ma ci ripens. Poi tocc al critico. Il Giardino.
Questo le fece un po' meno piacere: studiando la
sua faccia da cane bassotto e i capelli da barboncino, ebbe
la deludente sensazione che avesse cambiato parere per
stanchezza. Comunque il Giardino aveva otto voti adesso,
quindi la vittoria era in vista. Ma invece di esultare,
Claire cominci a sentirsi abbattuta. L'indomani, a concorso
concluso, la sua vita avrebbe perso l'ultimo brandello
di forma, bench provvisoria. Non aveva alcun bisogno di
soldi, c'era l'eredit di Cal, e nessun'altra causa da portare
avanti. Il suo futuro era un vuoto dorato.
Il dopo aveva riempito i due anni successivi alla
morte di Cal, all'ondata di dolore era subentrato il lento
stillicidio del lutto, il tedio della guarigione, nuovi rituali
che sembravano gi vecchi in partenza. Forme e poi altre
forme. Bollettini dal medico legale: avevano trovato un
altro frammento del marito. Aveva annullato le carte di
credito, la patente, le iscrizioni alle associazioni, gli abbonamenti
alle riviste, i contratti d'acquisto di opere d'arte;
venduto le auto e una barca a vela; tolto il suo nome dalle
fondazioni, dai conti correnti, dai consigli d'amministrazione
di aziende e societ no profit: il tutto svolto con una
spietata efficienza che la rendeva complice nell'annientamento
del marito. Aveva offerto ai suoi figli ricordi del
padre, caricando il passato di cos tanto valore da deformarlo
sotto quel peso.
Ma il dopo doveva finire. Si sentiva all'epilogo di una
fase iniziata quattordici anni prima, quando un uomo dagli
occhi azzurri, notevole per vitalit, umorismo e disinvoltura
pi che per avvenenza, l'aveva fermata mentre si davano
il cambio al campo da tennis, dicendo: Io ti sposer.
La frase, come avrebbe imparato in seguito, era tipica
di Calder Burwell, un uomo dal temperamento cos solare
che Claire lo aveva soprannominato California, anche
se essendoci cresciuta era lei a conoscere davvero
il clima capriccioso di quello stato: il gelo e la siccit che
avevano costretto il nonno, coltivatore di agrumi, sull'orlo
della rovina per anni prima che suo padre ci precipitasse a
capofitto. Di tutti gli interrogativi strazianti, irrisolti, sulla
morte di Cal dove, come, quanto aveva sofferto il
peggiore riguardava gli ultimi momenti, la paura che avessero
stroncato il suo costante ottimismo. Voleva che fosse
morto credendo che sarebbe vissuto. Il Giardino era un'allegoria.
Come Cal, affermava che il cambiamento non solo
era possibile, ma certo.
Sono le undici, disse Paul. Forse qualcuno vorr
riconsiderare il proprio voto. Come possiamo chiedere al
paese di fare fronte comune verso la guarigione, se non ci
riesce neanche questa giuria?
Sguardi colpevoli. Un lungo silenzio. Poi finalmente
un Ecco... quasi meditativo da parte dello storico. Gli
occhi insonnoliti si volsero tutti verso di lui, che per non
aggiunse altro, come si fosse reso conto di avere in mano
la sorte di una bella fetta di Manhattan.
Ian? lo incalz Paul.
Nonostante la sbronza, Ian non rinunciava certo a mettersi
in cattedra. Ripercorse gli albori dei giardini pubblici
nei cimiteri suburbani dell'Europa settecentesca, prosegu
con le riforme giardino-centriche di Schreber in Germania
(Noi siamo interessati alle sue riforme sociali, non alle
riforme che impose sui suoi poveri figli), pass di colpo
all'orrore rappresentato nel monumento ai dispersi nella
battaglia della Somme realizzato da Lutyens a Thiepval,
con settantatremila nomi Settantatremila!, esclam -
incisi sulla facciata interna del muro, riflett quindi sulla
differenza tra memoria nazionale e memoria dei reduci a
Verdun, e concluse, dopo circa un quarto d'ora, con: Ragion
per cui, il Giardino.
Dunque Paul avrebbe espresso il decimo e ultimo voto,
cosa che non gli dispiaceva. Personalmente aveva voluto
mantenere una posizione neutrale non solo in pubblico ma
anche nell'ambito della giuria, perci non si era lasciato
sedurre da nessun progetto. Nel corso della serata, tuttavia,
aveva cominciato a tifare per il Giardino. Ritrovare
la gioia: quella frase gli aveva smosso qualcosa nell'animo.
Com'era la gioia? Cerc di ricordarlo, e fu sommerso
dal desiderio. Conosceva la soddisfazione, l'euforia del
successo, l'appagamento, e la felicit che si traduceva in
qualcosa di concreto. Ma la gioia? Doveva averla provata
alla nascita dei suoi figli per forza, in un'occasione del
genere ma non riusciva a ricordare. La gioia: era come
una maniglia senza l'armadio, un segreto che non conosceva.
Chiss se valeva anche per Claire.
Il Giardino, disse, e la sala si abbandon al sollievo
pi che alla soddisfazione.
Grazie, Paul. Grazie a tutti, bisbigli Claire.
Paul si accasci sulla sedia e si concesse un po' di sciovinismo
sentimentale. Contro ogni pronostico non credeva
che Claire potesse battere Ariana aveva vinto lo
sfavorito, in perfetto stile americano. Arriv lo champagne,
saltarono i tappi, la stanza si riemp di un'armoniosa
cacofonia di voci. Paul fece tintinnare la flute che aveva
in mano per richiamare l'attenzione dei presenti e chiedere
un momento di silenzio in onore delle vittime. Mentre
le teste si chinavano, scorse la scriminatura fra i capelli di
Claire, la linea netta, bianca come la scia di un jet, un'intimit
improvvisa quanto il balenare di una coscia nuda.
Poi si ricord di pensare ai defunti.
Pens anche a quel giorno, come non gli capitava da molto
tempo. Era imbottigliato nel traffico di Upper Manhattan
quando la sua segretaria aveva chiamato per avvisarlo
che c'era stato un incidente o un attentato, e che forse ci
sarebbero state ripercussioni sui mercati. Andava ancora
in ufficio all'epoca, non avendo imparato che in una banca
d'investimenti l'appellativo emerito significa fuori
dai giochi. Quando il traffico si era bloccato del tutto,
Paul era sceso dall'auto. C'era altra gente in strada, con
lo sguardo rivolto a sud, qualcuno si schermava gli occhi
con la mano, tutti si scambiavano informazioni inutili. Lo
aveva chiamato Edith, singhiozzando: Sta crollando, sta
crollando, come dicevano le parole della filastrocca sul
ponte di Londra, poi i cellulari avevano smesso di funzionare.
Un coro di Pronto? Pronto? Tesoro?, poi un silenzio
fitto, pompeiano, cos inquietante che Paul aveva
ringraziato il cielo quando Sami, il suo autista, lo aveva
interrotto dicendo: Spero non siano gli arabi, signore, 
come poi ovviamente si era scoperto.
Spero non siano gli arabi, signore. Sami non era arabo,
per era musulmano (l'ottanta per cento dei musulmani
non erano arabi: un dato che molti avevano appreso e ribadito
con forza all'indomani dell'attentato, senza sapere
esattamente cosa stessero cercando di dire, o forse s,
e cio che non tutti i musulmani erano problematici come
quelli arabi, ma senza voler dire esattamente questo). Paul
sapeva che il suo autista era musulmano ma non aveva mai
dato peso alla cosa. In quel momento, pur non volendo,
si era sentito a disagio, e quando tre mesi dopo, con aria
sconsolata l'aveva mai visto con un'altra espressione?
Sami gli aveva chiesto il permesso di tornare in Pakistan,
Paul si era sentito sollevato, anche se odiava ammetterlo.
Gli aveva promesso una bella lettera di referenze se fosse
tornato, aveva garbatamente rifiutato di assumere il cugino,
e aveva preso un russo.
Il trauma Paul lo aveva subito dopo, quando aveva
guardato la replica delle immagini, giurato fedelt alla devastazione.
Non potevi definirti americano se non avevi
guardato, per solidariet, i tuoi compatrioti che venivano
polverizzati. Eppure che razza di americano poteva nascere,
davanti a quelle immagini? Una vittima traumatizzata?
Un vendicatore esaltato? Un disgustoso voyeur? Paul
sospettava che dentro di s, e in molti suoi connazionali,
convivessero tutti quei protagonisti. Il monumento alla
memoria aveva l'intento di addomesticarli.
Non un monumento qualsiasi, ma il Giardino. Paul
inizi il suo discorso esortando i giurati a uscire fuori a
venderlo, pomparlo il pi possibile poi, scegliendo meglio
le parole, li invit a promuoverlo. Il morbido battito
della stenotipista sulla tastiera colmava gli interstizi
del suo discorso mentre lo spettro del documento storico
lo spronava a vertiginose vette retoriche. Richiam tutti
gli sguardi su uno specchio tondo e dorato, sormontato da
un'aquila che si liberava dalla palla di ferro e dalla catena.
Oggi, proprio come nel momento in cui l'America
venne fondata, esistono forze che si oppongono ai valori in
cui crediamo, che si sentono minacciate dalla nostra devozione
alla libert. Soltanto il portavoce del governatore
annu alle parole di Paul. Ma non ci siamo lasciati piegare,
e non lo faremo neanche ora. La tirannia pu esistere
solo nelle tenebre, ha detto James Madison e tutti voi,
lavorando per la memoria dei defunti, avete tenuto accese
le luci del cielo. Avete adoperato questa sacra fiducia con
eleganza e dignit, e il vostro paese ne avvertir i benefici.
Era ora di dare un nome e un volto al progetto. Un'altra
sensazione insolita per Paul: curiosit avida, quasi
puerile perfino esultanza davanti a qualcosa di raro,
a un'autentica sorpresa. Meglio se l'architetto fosse stato
un perfetto sconosciuto o un artista famoso; ne avrebbero
comunque ricavato una storia avvincente per vendere
il progetto. Digit goffamente un numero di telefono sul
cellulare che aveva di fronte, sul tavolo. Mi porti il fascicolo
della proposta 4879, disse, scandendo le cifre lentamente
onde evitare equivoci. Quattro, otto, sette, nove, 
disse ancora, e poi aspett che gli ripetessero i numeri.
L'assistente capo della giuria entr pochi minuti dopo,
beandosi della propria importanza. Le sue lunghe dita
stringevano una busta sottile formato A4, sigillata come da
protocollo. Sto morendo di curiosit, sussurr Lanny e
pass la busta a Paul, che non rispose. I numeri e il codice
a barre della busta corrispondevano a quelli del Giardino;
il sigillo era intatto. Paul si assicur che i giurati e la
stenotipista ne prendessero visione e aspett che l'assistente
togliesse il disturbo.
Quando la porta si chiuse, prese il tagliacarte d'argento
lasciato dal giovane Lanny bisognava riconoscergli un
certo gusto per il dettaglio e apr la linguetta, stando attento
(di nuovo lo spettro della storia) a non strappare la
busta. Quella cautela gli ricord Jacob, il suo primogenito,
che a una festicciola di compleanno aveva tentato ossessivamente
di non stracciare la carta da regalo, gi allora incapace
di attribuire il giusto valore alle cose. Spazientito,
Paul gli aveva detto di darsi una mossa.
Datti una mossa: lo stesso messaggio che proveniva dal
silenzio della sala, dove i giurati sembravano respirare all'unisono.
Estrasse il foglio, sentendosi addosso lo sguardo di
tredici persone. Conoscere l'identit del vincitore prima
della giuria, per non parlare del sindaco, del governatore o
del presidente, avrebbe dovuto essere un piccolo ma appagante
segno di importanza. Quale migliore dimostrazione
della grandiosa scalata al successo di Paul Joseph Rubin,
nipote di un bracciante ebreo russo? Eppure la lettura del
nome non gli procur alcun piacere, solo una dolorosa contrazione
alla mascella.
Lo sfavorito dal pronostico, in tutti i sensi.
...
.
...
Capitolo secondo.
...
.
...
Il foglio con il nome del vincitore pass di mano in mano
come una fragile pergamena. Ci fu qualche verso di sorpresa
e qualche mmm, un interessante, un oh mamma.
Poi: Oddio, cazzo,  un musulmano! Il foglio era
arrivato al portavoce del governatore.
Paul sospir. Non era colpa di Bob Wilner se si trovavano
in quel guaio, sempre che lo fosse, ma lo odi per averli
costretti ad ammettere che forse era proprio un guaio. Finch
Wilner non aveva parlato, nessuno aveva dato voce a
quello che era scritto, come per timore che il problema, o
addirittura la persona, si materializzasse li, davanti a loro.
Signorina Costello. Paul si rivolse alla stenotipista
in tono quasi pensieroso, senza guardarla negli occhi.
Questo va cassato, naturalmente. Gradiremmo che il
verbale restasse immune... dal turpiloquio. Sapeva che
era una raccomandazione ridicola: cosa gliene fregava del
turpiloquio alla municipalit di New York? Quale stenotipista
si sarebbe disturbata a trascriverlo? Se per favore
volesse lasciarci per qualche minuto. Vada a prendersi
un altro po' di dolce.
Ah, signorina Costello, la richiam con voce tanto
morbida quanto era rigida la schiena della stenotipista
mentre si avviava verso la porta. Per cortesia, potrebbe
controllare che non giri nessuno qui fuori? E ricordi l'impegno
alla riservatezza, va bene?
La porta si chiuse. Aspett qualche secondo prima di
dire: Stiamo calmi.
E adesso come cazzo facciamo?
Non sappiamo niente di lui, Bob.
Ma almeno  americano?
S,  scritto proprio qui, sotto nazionalit: americana.
Questo rende le cose ancora pi difficili.
Cosa vorresti dire?
Com' stato possibile?
Quante probabilit c'erano?
Non ci posso credere.
 come la storia di Maya Lin, ma peggio.
Quante probabilit c'erano? continuava a ripetere
l'assistente del sindaco. Quante probabilit c'erano?
Una su cinquemila! le abbai Walker. Ecco quante.
Forse di pi, riflett lo storico, se hanno partecipato
altri musulmani.
Non lo sappiamo. Forse  solo il nome, disse Maria.
Potrebbe essere ebreo, per quanto ne sappiamo.
Non diciamo cretinate. Di nuovo Wilner. Quanti
ebrei conosci di nome Mohammad?
Potrebbe anche darsi, disse il critico d'arte. Forse
si  convertito a un'altra religione. Io sono diventato buddista
tre anni fa. O ebreo-buddista, diciamo.
S, magari  una donna! ribatt sarcastico Wilner.
Magari ha cambiato sesso! Sveglia:  scritto nero
su bianco.
Dobbiamo presumere il peggio, secondo me. Cio, che
sia musulmano, disse l'assistente del sindaco. Non che sia
il peggio, si stava agitando, non intendevo in quel senso,
solo che in questo caso, per, s. Si chiamava Violet ed era
una pessimista compulsiva, sempre in cerca del frutto guasto,
disposta perfino ad ammaccarlo lei stessa, pur di trovarlo.
Ma questo non lo aveva previsto neanche lei.
Potrebbe essere un gesto di conciliazione, osserv
Leo. Era un rettore in pensione, con la voce stentorea e il
girovita di Pavarotti.
Non  quello il gesto che viene in mente, disse Wilner.
Le famiglie si sentiranno molto offese. Non  il momento
per le ruffianate multiculturali.
Vorrei far presente che tra voi c' anche una rappresentante
delle famiglie, disse Claire.
Bene, Claire. Chiedo scusa. Molte di loro si sentiranno
offese.
Ho diretto tre universit e non mi sono mai distinto
come ruffiano del multiculturalismo, disse Leo.
C' tanta confusione, disse Maria. Ancora non
sappiamo come la pensa la maggioranza dei musulmani...
Riguardo a cosa?
Non lo so... a noi, alla guerra santa, oppure...
Non sappiamo se  osservante...
Non ha importanza, disse Wilner. Non puoi prescindere
dalla religione. Non te lo permettono.
Non sapevo che avessi una laurea in teologia, disse
Leo. Osservante o meno, aveva diritto di partecipare
al concorso.
Ma noi non siamo obbligati a sceglierlo! esclam
Wilner. Sentite, non  colpa sua, di chiunque si tratti,
ma dobbiamo considerare il genere di associazioni che susciter
nella gente. E se fosse uno di quelli problematici?
Direste ancora che ha tutto il diritto di progettare il monumento?
Violet sospir. Devo... devo parlarne con il sindaco.
Non c' niente di cui parlare, disse Claire. Le sue
parole suonarono pi dure della sua voce, che tremava.
Abbiamo votato. Fine.
Ma la parola fine vale solo se la diciamo noi, Claire.
Sei tu l'avvocato, Bob. Dovresti prevenirle, certe situazioni,
non fomentarle. I nostri voti sono stati messi a
verbale.
Il verbale delle nostre riunioni  passibile di modifica,
Claire, e tu lo sai. Paul ha chiesto alla signorina, come
si chiama?, Costello, di omettere i passaggi pi coloriti.
Hai votato per il Giardino anche tu, Bob. Era il progetto
che volevi.
Ebbene, sar sincero. Vi dir la verit. Il portavoce
del governatore li squadr uno alla volta, come a sfidare
chiunque glielo avesse impedito. Non sono sicuro
di volerlo, se  firmato Mohammad. Non importa chi .
Penseranno di aver vinto. Tutto il mondo musulmano far
i salti di gioia davanti alla nostra stupidit, alla nostra
stupida tolleranza.
La tolleranza non  stupida, disse Claire in tono da
maestrina. Il pregiudizio s.
Aveva il colorito acceso. Probabilmente era ancora sotto
shock. A Paul invece pulsavano le tempie: gli effetti collaterali
del vino, preludio di una tempesta.
Sentite, non voglio fingere che non sia una sorpresa, 
continu Claire. Ma... ma... sar un messaggio positivo,
e cio che in America non conta qual  il tuo nome e qui
non abbiamo altro che un nome e che il tuo nome non ti
impedisce di partecipare a un concorso come questo, n di
vincerlo. Strizzava il tovagliolo come se fosse fradicio.
S, certo, disse Maria. Ogni americano ha diritto
di creare,  il nostro diritto di nascita. Lo capiamo tutti.
Siamo newyorchesi! Ma nella provincia americana? Hanno
una mentalit molto pi ristretta. Fidatevi, io ci sono
nata da quelle parti.
Forse ci sta sfuggendo il punto essenziale. La voce
di Ariana si libr sopra tutte le altre. Qualcuno annu,
anche se nessuno sapeva cosa avesse da dire l'artista. 
inconcepibile pensare di negargli la vittoria. Immaginate
se avessero tolto l'incarico a Maya Lin. Claire sembrava
sollevata Ariana si era pronunciata ma Ariana non
aveva finito. Tuttavia, direi che stavolta le circostanze
sono radicalmente diverse. Stabilire un nesso tra le origini
cinesi di Maya e il Vietnam in quanto guerra asiatica... era
assurdo, un argomento capzioso sollevato dai filistei che
non amavano il suo monumento alla memoria dei caduti.
Ma stavolta, se questo signore  davvero musulmano, la
situazione  molto ma molto pi delicata, e giustamente,
forse, finch non ne sapremo di pi sul suo conto e poi...
be', non sono sicura che il progetto abbia la forza per reggere
questo tipo di contestazioni. Quello di Maya s. Mi
chiedo se non dovremmo tornare sulla nostra decisione.
Aspetta un attimo... disse Claire.
 vero, interruppe Violet. Tecnicamente questo...
Mohammad non ha ancora vinto il concorso. Cio,
sono previste delle tutele, contro i criminali. O i terroristi.
Stai dicendo che  un terrorista?
No, no, non sto dicendo niente. Ci mancherebbe. Sto
solo dicendo che in quel caso non gli lasceremmo costruire
il monumento, no?
Come non lasceremmo costruire un carcere a Charles
Manson, se ci presentasse un progetto, disse il critico.
Non  lontanamente paragonabile a Charles Manson.
Per qualcuno forse s, disse lo storico. Non per
me, figurati. Ma per altri.
Il regolamento dice che qualora il candidato prescelto
venga ritenuto inidoneo la giuria ha diritto di selezionare
un altro finalista, dichiar Paul. Aveva insistito
personalmente su quella clausola, a mo' di valvola di sicurezza:
ci teneva troppo a quel monumento per rischiare
un concorso completamente anonimo, specie se era aperto
a tutti. Avrebbe preferito interpellare artisti e architetti
di fama. I grandi monumenti della storia dalla Cappella
Sistina all'arco di Saint Louis erano stati commissionati
a nomi prestigiosi, non lasciati per usare la calzante
definizione di Edmund Burke ad ardenti e inesperti
entusiasti. Certi entusiasti regnavano solo in America,
messi sul trono da politici che temevano unicamente di
apparire antidemocratici. Malgrado le proteste di Paul,
avevano deciso di fornire un canale di sfogo ai sentimenti
dei cittadini, e le famiglie delle vittime avevano plaudito
alla decisione, bramose com'erano di ricevere quel fiume
di interesse, di attenzione. E l'attenzione non era mancata,
a giudicare dal numero di progetti inviati, ma Paul si
chiedeva che cosa avrebbero detto adesso le famiglie, del
loro prezioso iter democratico.
Credevo che qualcuno dovesse verificare l'idoneit
dei finalisti...
Infatti, disse Paul. Ci hanno pensato i consulenti
per la sicurezza. Non ho letto il dossier, ovviamente, ma
avevano concluso che non c'erano problemi, niente da segnalare.
Com' possibile? chiese Wilner.
Hanno cercato precedenti penali, battaglie per la custodia
di minori, mandati di arresto, istanze di fallimento.
Legami con organizzazioni terroristiche comprese nella lista
nera del governo. Tutti e due i finalisti sono risultati
puliti. Idonei, se preferite.
Ma questo qui  inidoneo per definizione! disse
Wilner.
Non posso credere che sia proprio un avvocato a ragionare
cos, disse Claire.
Certo che non  inidoneo per definizione, disse Ariana
in tono quasi conciliante. Ascolta Claire, cerchiamo
la soluzione pi ragionevole analizzando il problema con
lucidit. E con obiettivit. A lezione esorto sempre i miei
studenti a fare un passo indietro e guardare i propri lavori
come se fossero di qualcun altro: in questo modo si ha
una visione molto pi lucida. Perci prova a fare un passo
indietro e dimentica quale progetto hai sostenuto.
Ariana, il mio sostegno al Giardino non c'entra niente
con questa storia. Se avesse vinto il progetto che hai scelto
tu e l'autore fosse musulmano, direi ugualmente che non
dobbiamo tirarci indietro.
Be', non  musulmano! salt su Ariana. I presenti
compresero in silenzio la portata della sua rivelazione.
Ariana cerc di fare marcia indietro; era la prima volta
che Paul la vedeva in difficolt. Insomma, quante sono
le probabilit che sia... Lasci la frase a met mentre
rovistava nella borsa in cerca di un fantomatico oggetto.
Leo prese la parola con sontuosa voce da baritono. Paul
scorse tre puntini bianchi briciole di torta? sulla sua barba
corvina. Claire, sono assolutamente d'accordo con te:
sarebbe inconcepibile anche solo pensare di sottrargli la vittoria.
Ma la gente ha paura. Sono passati due anni e ancora
non sappiamo se siamo in guerra contro quattro fanatici che
hanno avuto fortuna, o contro una cospirazione planetaria
di un miliardo di musulmani che odiano l'Occidente pur
vivendoci.  difficile mantenere la lucidit quando viene
minacciata la nostra sicurezza personale, non parliamo poi
di quella nazionale. Bisogna essere pratici: noi abbiamo il
compito di far costruire il monumento. Se ci batteremo per
questo sar pronto a schierarmi in prima linea...
Sentendosi scavalcato, l'ego di Paul insorse. Leo non
voleva mica sottintendere, velatamente, che lui non era
all'altezza del ruolo? Forse era Paul a sottintenderlo col
proprio silenzio, ma era rimasto soprappensiero a chiedersi
se fosse il caso di svegliare il sindaco e il governatore,
che magari si aspettavano di essere informati seduta stante
di quella novit, solo che svegliarli in piena notte avrebbe
lasciato intendere che c'era qualche problema e Paul
non aveva ancora deciso se bisognava procedere come se
ci fosse un problema.
Leo continu: Prima per vediamo di capire se  una
battaglia che vogliamo intraprendere. Dobbiamo tenere
conto di come reagir la cittadinanza, di una possibile
levata di scudi. Sai molto meglio di noi che le famiglie
si sentono custodi a ragione, naturalmente del luogo
dell'attentato. Raccogliere i fondi diventer pi complicato,
forse anche di parecchio. Il monumento potrebbe
impantanarsi per anni nelle polemiche, si potrebbe finire
addirittura in tribunale. Vale la pena di sostenere la nostra
idea a questo prezzo?
Per se l'autore del progetto scoprisse che lo abbiamo
escluso, si finirebbe lo stesso in tribunale, intervenne
Violet, preoccupata.
Lascialo fare a me l'avvocato, Violet, disse Wilner.
Non scoprir niente.
Claire li interruppe, con voce forte, quasi abrasiva. Per
cui  questo che proponete? Di revocare la decisione, anche
se la maggioranza di noi lo ha giudicato il progetto
migliore? Ma cos si tradisce completamente il significato
del nostro paese, dei valori che rappresenta. Mio marito
si star rivoltando... Si interruppe. Ne sarebbe inorridito,
se fosse vivo, riprese, con nuova calma.
Ma tuo marito non  vivo, Claire, ed  per questo che
siamo qui. Lo storico lo disse con massima delicatezza, ma
sort l'effetto opposto. La storia crea le sue verit, nuove
verit. Non si pu cancellare, dobbiamo riconoscere che...
Sciocchezze, interruppe lei, ma il tono era pi quello
di uno Sta' zitto. Le cose... gli ideali... cambiano
solo se li lasciamo cambiare. E se succede, significa che
hanno vinto loro.
Elliot, il critico, intervenne: Sentite, lo dico a beneficio
dei musulmani so che la prenderai nello spirito giusto,
Bob nel senso che la loro situazione ha appena cominciato
a normalizzarsi. Le ripercussioni di questa scelta potrebbero
imporre una pesante battuta d'arresto alla loro ricerca
di integrazione. Per cui, anche se vincere  nell'interesse di
questo musulmano in particolare, forse non  nell'interesse
di tutti gli altri musulmani. Non possiamo anteporre i desideri
di un singolo al bene della maggioranza. Meglio non
riattizzare il rancore nei loro confronti.
S, disse l'assistente del sindaco. Per il loro bene
sarebbe meglio non... non... non modificare l'esito del
concorso, per, ecco, magari pensiamo se c' un modo diverso
per arrivare a un esito magari diverso o uguale,
naturalmente! per il loro bene. Dicevo, proviamo a pensarci.
Quale sarebbe l'esito migliore per tutti? Dopodich
troveremo un modo per arrivarci.
Ha ragione, disse Wilner. Claire, sai che ti rispetto,
come rispetto il tuo lutto. Ma sei pazza se pensi che
possiamo fare finta di niente e considerarlo un vincitore
qualsiasi.
Claire teneva la bocca stretta, serrata come un portamonete.
Paul cap che per quella sera non ci sarebbe stato
verso di smuoverla. Propose di sospendere per qualche
giorno in modo da consentirgli di valutare ulteriormente
l'idoneit di Khan. Come farei per qualunque altro candidato, 
si affrett ad aggiungere. Si sarebbero rivisti verso
la fine della settimana. Vietato parlarne con la stampa.
O con chiunque. Anche con le famiglie.
Te l'avevo detto, Paul, ma tu hai fatto orecchie da
mercante, lo apostrof Wilner prima di andarsene. Sembrava
quasi trionfante. Ti avevo detto di convocare i
finalisti per un colloquio, invece di lasciarli anonimi fino
all'ultimo. Si sarebbe risolto tutto. Magari sarebbe stato
tra i finalisti, ma non avrebbe vinto. Saremmo passati per
progressisti, ma senza restare infognati. Ci hai messo proprio
nei guai. Eccome.
In banca Paul consigliava sempre ai collaboratori di
tenere conto delle eventualit remote. Erano improbabili
ma non per questo impossibili; inverosimili ma non
per questo meno dannose. E stavolta era capitata l'eventualit
pi remota. O no? Perch non gli era venuta
in mente? Tra le eventualit che aveva previsto c'erano
le dispute sui costi di manutenzione del Giardino, sulla
disposizione dei nomi delle vittime, sull'opportunit di
differenziare i nomi dei soccorritori dagli altri. Ma mai
una cosa del genere.
Se ti ricordi, Bob, ero contrario a un concorso aperto.
Controllare i finalisti  stata una mia idea.
Proprio una bella pensata, disse Wilner. Con la faccia
scura, l'aria sconfitta, i giurati radunarono i loro effetti
personali e uscirono, lasciando Paul a presiedere un congresso
di tovaglioli appallottolati e bicchieri sbaffati. I musulmani
rovinavano tutto ci che toccavano? La domanda,
cos ingiusta, lo scosse, come se l'avesse sentita da un altro.
Alla fine si alz da tavola e si incammin fuori, verso
la sua berlina nera (la limousine di Satana, la chiamava
il figlio Samuel). Vladimir scivol fuori dal cancello della
villa nella quiete assoluta di East End Avenue. Un isolato
pi a ovest, dove ancora scorreva un rivolo di traffico, Paul
vide i suoi giurati sparsi in angoli diversi della strada, a
caccia di un taxi, che fingevano di non vedere gli altri fare
la stessa cosa. Non poteva offrire un passaggio a uno senza
offrirlo a tutti; e lui non voleva compagnia da nessuno.
Vladimir tir dritto. Ma nelle ore successive l'immagine
dei suoi giurati sparpagliati come petali gli torn in mente
spesso quanto il nome Mohammad Khan.
...
.
...
Capitolo terzo.
...
.
...
Fu a causa del suo nome che lo prelevarono da una fila
del controllo sicurezza al Lax, mentre si preparava a
tornare in aereo a New York. Era passata una settimana
dall'attentato, l'aeroporto di Los Angeles era vuoto, c'era
solo la Guardia Nazionale di pattuglia. Gli presero la
borsa per una perquisizione accurata e lo confinarono in
una stanza senza finestre, per l'interrogatorio. Gli agenti
mantenevano un'espressione affabile, da cui non trapelava
nessuna accusa nei suoi confronti. Lo definirono un colloquio
informale.
Cos diceva che  architetto?
S, sono un architetto.
Lo pu dimostrare?
Come, dimostrare?
S, dimostrare.
Mo estrasse un biglietto da visita, rimpiangendo la scelta
del carattere Gotham che urlava il suo nome per esteso,
mohammad khan, anche se i poliziotti, che adesso erano
quattro, lo conoscevano gi. Allarg un sottile rotolo di
planimetrie sul banco scolastico di metallo che li separava
e cominci a sfogliarle. Sono del nuovo teatro che sto...
che stiamo costruendo a Santa Monica. Ne hanno parlato
sul Los Angeles Times, sull'Architect's Newspaper,
su Metropolis... Indic il nome dello studio sull'angolo
delle cianografie: ROI, senz'altro abbastanza noto
da incutere un certo rispetto. Gli agenti si strinsero nelle
spalle ed esaminarono i disegni con sospetto, come se Mo
stesse progettando di bombardare un edificio che esisteva
solo nella sua fantasia.
Dove si trovava al momento dell'attentato?
Qui. A Los Angeles. Nudo sotto le lenzuola nella
sua stanza d'albergo, l'attentato ridotto a un mosaico di
suoni sirene impaurite, voci incrinate di speaker radiofonici,
elicotteri di soccorso che frullavano l'aria, il boato
sordo, compresso dell'implosione diffusi dalla radiosveglia
dell'albergo. Solo quando gli edifici non c'erano pi,
gli era venuto in mente di accendere il televisore.
Ero qui, ripet. Lavoravo al teatro. Con la nostalgia
di New York. La California meridionale era come
un abito bianco indossato a un funerale, inadatto alla tragedia
di una nazione. Il suo sole e i suoi sorrisi smaglianti
splendevano ancora; i suoi corpi emaciati e i suoi seni artificiali
continuavano a pavoneggiarsi. Perfino il magnifico
tramonto screziato sembrava un simulacro cinematografico
degli incendi che infuriavano a New York.
Ogni giorno recava nuove prove a conferma che gli attentatori
erano musulmani lanciati sulla strada che portava
dritto al paradiso dei martiri, e cos Mo, tornando al
cantiere del teatro, si era preparato a essere accolto con
diffidenza. Qualche giorno dopo, mentre diceva al titolare
dell'impresa edile: Le dispiacerebbe se suggerissi di
far passare i cavi elettrici su un'altra parete? Solo se agevola
le cose, aveva capito che la differenza non stava nel
modo in cui lo trattavano gli altri, ma nel modo in cui si
comportava lui. Di solito brusco sul lavoro, era diventato
prudente, cortese, attento a non destare critiche o preoccupazioni.
Non amava questo suo nuovo alter ego pi cauto,
ansioso di compiacere come se avesse la coscienza sporca,
eppure non riusciva a scrollarselo di dosso.
Recluso in aeroporto, si sforzava di mantenere la dignit
anche se il suo alter ego lo spingeva a essere ossequioso.
Le domande degli agenti erano generiche, futili
e subdole; le sue risposte laconiche. Quando gli chiesero
dove viveva, lo disse; quando gli chiesero, per la seconda
volta, che cosa faceva a Los Angeles, disse anche quello.
Si pent, nel momento stesso in cui parlava, di aver suggerito
che s'informassero presso il suo cliente, il presidente
del consiglio d'amministrazione del teatro. Ma tanto non
sembravano interessati.
Probabilmente potremmo informarci su di lei da un
sacco di persone, disse l'agente che Mo aveva soprannominato
Flipper perch agitava le mani all'altezza delle
cosce. Lo disse sorridendo, come a suggerire che stava
scherzando. Forse.
Gli chiesero dei suoi spostamenti negli ultimi mesi; gli
chiesero dove era nato.
In Virginia. Quindi in America. Significa che sono
un cittadino di questo paese.
Nessuno ha detto il contrario. Flipper fece scoppiare
la gomma da masticare.
Lei ama il suo paese, Mohammad?
N pi n meno di voi. La risposta sembr contrariarli.
Che cosa ne pensa della jihad?
Non penso niente.
Ecco, magari pu dirci cosa significa. Il mio collega
qui  un po' negato con le lingue straniere.
Non lo so. Non ho mai avuto motivo di usare questa
parola.
Lei non  un musulmano osservante?
Osservante? No.
No?
S.
S? S o no? Non ci capisco pi niente.
Gianni e Pinotto in giacca e cravatta. No. Ho detto
di no.
Conosce qualche musulmano che ha intenzioni ostili
verso l'America?
No. Non conosco nemmeno comunisti.
Non le abbiamo chiesto dei comunisti. Crede che andrebbe
in paradiso se si facesse saltare in aria?
Non mi farei mai saltare in aria.
Ma nell'ipotesi...
Mo non rispose.
 mai stato in Afghanistan?
Perch dovrei andarci?
Si guardarono, come se rispondere con una domanda
fosse una scappatoia.
Un caff? chiese Flipper.
Grazie, rispose secco Mo. Con un cucchiaino di
zucchero e un goccio di latte. L'agente vicino alla porta
si dilegu.
Mo controll l'orologio: mancava solo mezz'ora al suo
volo.
Dovrei proprio prendere quell'aereo, disse alla stanza,
che non rispose.
Il caff arriv: nero, amaro. Lo bevve ugualmente, interrompendo
le risposte per sorseggiarlo un po' alla volta.
Cel il disprezzo per il taglio banale delle loro giacche, per
le loro facce pulite, cos sicure malgrado tutte quelle domande.
Per l'ingenuit del loro interrogatorio. Ma quando
Flipper gli chiese a bruciapelo: Conosce qualche terrorista
islamico? non pot fare a meno di sbuffare con sarcasmo.
Sarebbe un s o un no? chiese Flipper.
Lei che ne pensa? ribatt Mo, al colmo della rabbia.
Se pensassi qualcosa non glielo avrei chiesto, rispose
Flipper inespressivo, e inclin la sedia cos indietro che
solo i polpastrelli, appena ancorati alla scrivania, lo salvavano
da una caduta. Poi, all'improvviso, si catapult in
avanti. Le gambe della sedia sbatterono sul pavimento, le
sue mani sulla scrivania. Mo si ritrov cos vicino al suo
viso la peluria chiara fra le sopracciglia, il puntolino di
sangue scuro nell'iride da sentirgli l'alito alla cannella.
Quella mossa, calibrata al millimetro, eseguita con naturalezza,
era senz'altro frutto di allenamento. L stava la
bravura, e Mo ne avrebbe fatto volentieri a meno. Pop,
pop, pop, scoppiett la gomma da masticare. Le gambe gli
tremavano come se avesse schivato tre pallottole.
No, disse con cortesia forzata. Non conosco nessuno.
Si sforzi, Mohammad.
Non ho fatto niente, disse fra s. Non ho fatto
niente.
Come, scusi?
Aveva mormorato ad alta voce? Niente, rispose.
Non ho detto niente.
Nessuno parlava. Aspettavano. In architettura, lo spazio
 un materiale da plasmare, perfino da creare. Il materiale
di quegli uomini era il silenzio. Silenzio come acqua
in cui potevi affogare, l'assenza di parole soffocante come
la mancanza d'aria. Silenzio che ti prosciugava la forza di
volont finch non riaffioravi in superficie senza fiato, confessando
o inventando i tuoi peccati. Niente era per caso l
dentro. Offrirgli una gomma alla cannella era per Flipper
un atto premeditato come per lui decidere di curvare il viale
d'accesso al teatro per celare la vista del foyer fino all'ultimo
momento. Gli agenti, che adesso reputavano strategico
mostrarsi amichevoli, gli avevano chiesto se gli sarebbe
dispiaciuto passare un altro po' di tempo con loro mentre
andavano a recuperare un altro collega. Quando uscirono,
Mo osserv la stanza. Avevano inserito un divisorio
ricavato da un tabellone grigio e ammuffito per ridurre le
dimensioni della stanza e renderla il pi opprimente possibile.
Non era proprio senza finestre: il divisorio schermava
la luce naturale creando un'atmosfera da cella. Qualcuno
di loro sapeva come manipolare lo spazio.
Sput la gomma, individuando un cestino dei rifiuti
nell'angolo in fondo, ma mentre si alzava immagin che lo
stessero spiando e si rimise seduto. Non voleva dare adito
a sospetti. Forse la gomma da masticare era un trucco per
prendergli il DNA; aveva letto che succedeva nelle cause
penali o di paternit, o forse lo aveva visto in un episodio
di Law & Order. Rimise in bocca la gomma, la mastic
un'ultima volta e la inghiott scacciando la paura irrazionale
di avere appena distrutto una prova. Il grumo gommoso
scese gi, verso lo stomaco annodato dalla tensione.
Lo sforzo per non passare da criminale lo stava portando
ad agire da criminale, a sentirsi un criminale. Eppure,
salvo qualche degna eccezione, era sempre stato rispettoso
della legge, sia da bambino sia da adulto. Il fatto di comportarsi
da stronzo ogni tanto scaricando fidanzate, licenziando
imprese edili non contava. La legge vera e propria
la infrangeva di rado. Non rispettava i limiti di velocit
e forse detraeva troppe spese dalla denuncia dei redditi,
ma era colpa sua come del commercialista. Da ragazzino
aveva rubato una barretta di cioccolato solo per vedere se
ne aveva il coraggio. Quello era il totale dei suoi reati, ed
era pronto a confessarli tutti per mostrare che era assurdo
accusarlo di colpe pi gravi. Sul serio, avrebbe voluto dire,
 assurdo! Avete preso non solo l'uomo sbagliato, ma il
tipo d'uomo sbagliato. Il tipo sbagliato di musulmano: in
pratica non aveva quasi mai messo piede in una moschea.
I genitori, emigrati in America negli anni Sessanta, avevano
eletto la modernit a religione, adottando un laicismo
quasi puritano. Da piccolo non gli avevano impartito un'educazione
religiosa. Mangiava maiale, anche se non aveva
continuato crescendo. Usciva con ragazze ebree, per non
parlare di quelle cattoliche e atee. Lui stesso era, se non
proprio ateo, come minimo agnostico, quindi forse neppure
musulmano. Lo avrebbe detto agli agenti al loro ritorno.
Ma quando rientrarono nella stanza, strascicando i tacchi
e scambiandosi battute, non disse niente. Per qualche
strano motivo la sua dichiarazione di orgoglio antireligioso
non gli sal alla bocca, mentre con altrettanta stranezza
cominciarono a girargli in testa parole che non pronunciava
da tempo: La ilaha illa Allah, Muhammad rasulullah.
La Kalima, la Parola della Purezza, la professione di fede.
Gli veniva quasi da ridere: proprio quando avrebbe voluto
sconfessare la sua identit musulmana, il suo subconscio
ne aveva disseppellito il nocciolo.
Il colloquio termin inopinatamente com'era cominciato.
Senza dare spiegazioni, gli chiesero di fotografarlo
e prendergli le impronte digitali. Invece di rifiutare, come
riteneva suo diritto, si lasci premere le dita alla stregua di
un paralitico, con un'arrendevolezza che segn una distinzione
netta fra l'uomo che usciva da quella stanza e l'uomo
che ci era entrato. Il contatto fisico con l'agente la
mano che sollevava la sua scaten una breve fiammata
di collera, un moto di violenza, soffocato quasi all'istante.
Tornato a casa, scopr che gli avevano devastato la valigia:
le camicie piegate alla perfezione erano sgualcite, i calzini
spaiati, i tappi dello shampoo e del dentifricio svitati, gli
articoli da bagno ricoperti da una melma nebulosa. Rovesci
la valigia sul letto, butt il beauty da viaggio nell'immondizia,
calci la pattumiera contro il muro.
Ma la sua amarezza venne sommersa dall'immane cordoglio
che lo circondava. La citt barcollava: l'aria era cinerea,
la gente incenerita, il luogo dell'attentato una ferita
purulenta che avvertivi anche senza vederla. Una sera,
subito dopo il suo ritorno, Mo si avvi a piedi verso l'area
del disastro. Il chiaro di luna metteva in risalto una strana
patina di polvere attaccata alle foglie e ai rami; aveva posato
la punta del piede su un foglietto dai bordi bruciacchiati.
Le eterne luci dei grattacieli erano spente, come se
la fame animale della citt si fosse placata. Un collage di
dispersi smaglianti ritratti di uomini in smoking e donne
col rossetto tappezzava recinzioni e pannelli di compensato,
ma le strade erano deserte, e per la prima volta da che
ricordava, sent il rumore dei suoi passi a New York City.
Immagin, inevitabilmente, le mani tremanti che avevano
posato ognuna di quelle foto sulla copiatrice, quel lampo
di luce azzurra, di fredda, meccanica speranza. Falsa speranza.
Avevano strappato il cuore di centinaia e centinaia
di reti famigliari, affettive, professionali. Mo provava un
senso di vertigine, di vergogna. Gli uomini che avevano dato
sfogo al loro fanatismo omicida non c'entravano niente
con lui, eppure non erano del tutto diversi. Rappresentavano
l'Islam non pi di quanto lo rappresentassero i suoi
genitori e parenti. O forse meno? Non conosceva abbastanza
la sua religione per dirlo. Era un borghese musulmano
figlio di un ingegnere, un profilo non tanto diverso
da alcuni degli attentatori. Se fosse cresciuto in un'altra
societ, se avesse ricevuto un'educazione religiosa, sarebbe
potuto diventare uno di loro? L'interrogativo lo scosse
e lasci un residuo inquietante.
Dietro una transenna della polizia, un indiano con la
giacca bianca e il cravattino nero inzaccherati reggeva un
cartello: siamo aperti. L'uomo indic un ristorantino in
fondo alla strada, e anche se non aveva fame, Mo lo segu
e ordin un analcolico per solidariet. Il cameriere lo lasci
al cuoco, che serviva anche ai tavoli e Mo, solo, pilucc i
ceci e il naan. Riusciva a sentirsi masticare.
Che cosa stava cercando di capire? Finch erano stati in
piedi quegli edifici lo avevano lasciato indifferente, perch
preferiva forme pi fluide alla loro cruda brutalit, al loro
goffo gigantismo. Ma non gli avevano mai ispirato violenza,
come gli succedeva, a volte, davanti all'orribile palazzo
della Verizon su Pearl Street. Ora voleva imprimersi la
loro immagine, il loro valore, la loro posizione. Erano un
rimprovero vivente alla nostalgia, quei Golia che avevano
schiacciato piccole attivit commerciali, vivaci paesaggi
urbani, continuit generazionali e altre idee romantiche
sotto i loro piedi colossali. Eppure lui ne aveva nostalgia.
Lo skyline di una citt era il frutto, sia pure inconsapevole,
di una collaborazione tra generazioni, naturale quanto
una catena montuosa emersa da un sommovimento della
terra. Quel nuovo vuoto nello spazio rovesciava il tempo.
...
.
...
Capitolo quarto.
...
.
...
Claire si tuff di testa, trattenne le braccia lungo i fianchi
e batt i piedi finch non emerse in superficie cominciando
a nuotare. Schiuse le palpebre dietro gli occhialini,
e i suoi sensi si risvegliarono al cobalto delle mattonelle,
alla luce annidata sul fondo della piscina, all'odore di cloro,
all'aria inspirata dalla bocca. Alla sua solitudine. Cal
al lavoro. William all'asilo, Penelope a fare un sonnellino.
Ogni due vasche si tirava su per ascoltare la trasmittente
che aveva sistemato a bordo piscina e, udendo solo respiri
regolari, si rituffava.
Un'otaria in un acquario che nessuno aveva voglia di
guardare: ecco cos'era. Pensava che avrebbe continuato a
lavorare dopo la maternit; Cal pensava di no. Le sembrava
impossibile, col senno di poi, che non ne avessero mai
parlato prima di sposarsi, ma forse non ne sarebbero mai
stati in grado. In teoria, nessuno amava cedere per primo,
ma in pratica se il matrimonio doveva durare qualcuno
doveva farlo.
Per me  inimmaginabile trovare una tata pi in
gamba di te, aveva detto Cal con un sorriso quando
lei, incinta di William da cinque mesi, aveva sollevato
la questione.
Non ho studiato legge a Dartmouth e ad Harvard
per fare la tata.
E io non ti ho sposata perch volevo un bravo avvocato
per i nostri figli, anche se potrebbe tornare utile se
prendessero a pugni un compagno di scuola. Era diventato
serio: Non sto dicendo che ho ragione in assoluto,
ma forse sono pi tradizionalista di quanto credessi.
Rispondergli che aveva bisogno dell'indipendenza garantita
dallo stipendio di avvocato equivaleva a insinuare
una qualche sfiducia nel loro matrimonio, e non era vero.
Aveva solo paura di dover dipendere da qualcuno. A
sedici anni suo padre era morto lasciando in eredit a sua
madre la montagna di debiti rimasta nascosta fino a quel
momento. Claire aveva reagito impegnandosi al massimo,
era diventata prima della classe, capitano della squadra di
tennis, campionessa di dibattito. Metteva da parte ogni
centesimo, s'ingegnava per ogni borsa di studio, ogni prestito,
ed era riuscita a entrare a Dartmouth. Sposare Cal,
rampollo di una famiglia che vantava ricchezze fin dai tempi
della Rivoluzione industriale, moltiplicate a ogni svolta
dell'economia americana, avrebbe dovuto alleviarle il timore
di non arrivare in alto quanto era convinta di meritare.
Ma i soldi erano di Cal, non suoi. E questo gli conferiva
un tacito potere che le impediva di chiedere: perch non
ci resti tu, a casa?
Alla fine avevano deciso di cercare una tata. Cal aveva
ragione: non erano in gamba come lei, o almeno fu questa
la motivazione che si diede quando decise di lasciare il lavoro.
Mancava solo una settimana al parto, il primo giorno
che Cal era andato in citt senza di lei. Lo aveva accompagnato
in macchina alla stazione di Chappaqua, incolonnata
a passo di lumaca con le altre mogli, e quando aveva
ripreso la strada di casa non era riuscita a liberarsi dalla
sensazione che fosse una strada senza ritorno.
Da allora erano passati quattro anni, quattro anni trascorsi
fra allenamenti di calcio per i bambini e pranzi tra
signore; fra lezioni di musica e pomeriggi di gioco con gli
amichetti, fra giri per negozi e comitati di beneficenza.
Claire fingeva che fosse la vita che voleva. Ma quando
Cal, vestendosi per andare al lavoro, le aveva chiesto per
la seconda volta se aveva trovato un maestro di tennis
per William era sbottata: Perch non ci provi tu a fare
da segretario personale a un bambino di quattro anni?
E lui pacato, comprensivo, esasperante, aveva detto:
Se vuoi chiamo io. Per me  un piacere, facendola sentire
ancora peggio. Per chiamare bastavano due minuti,
molti meno di quelli che servivano per spiegare cosa provava
ora che la sua vita era ridotta alle telefonate nei negozi
di sport specializzati. Era pi facile chiedergli scusa
per il malumore, dare la colpa a Penelope che confondeva
il giorno con la notte, e cos arrivati alla stazione avevano
fatto pace con un bacio, una pace fasulla probabilmente,
perch poi era andata in piscina a sciacquarsi di dosso l'ostinata
rabbia che la riscaldava quanto l'esercizio fisico, a
dispetto dell'aria pungente.
Tre quarti d'ora dopo era riemersa pi calma e si era
sdraiata al sole, lasciando che il cuore rallentasse i battiti.
Non si sentivano rumori, solo i versi della figlia appena
sveglia dalla trasmittente, il tintinnio delle medagliette
del cane che si grattava, lo sciabordio lieve dell'acqua, un
picchio implacabile nascosto tra la fila ondulata di aceri
e abeti rossi in fondo al prato. Mentre rientrava in casa,
aveva cominciato a correre scalza sentendo lo squillo del
telefono, uno squillo normale.
Mamma, sai di piscina, l'aveva annusata William
un giorno o due? dopo. Non si era pi fatta la doccia
da quando aveva ricevuto la notizia. Spesso pensava che
mentre lei era sommersa d'acqua suo marito veniva divorato
dal fuoco. Che cosa significava? Era come una leggenda,
un'oscura poesia di cui le sfuggiva il senso.
Era la mano di Cal che aveva cercato la sera prima, mentre
leggeva il nome di Mohammad Khan a Gracie Mansion,
sua l'indignazione cui aveva dato voce, ma era anche la sua
unicit che voleva ritrovare. Erano passati due anni. Le
appariva in sogno ma svaniva al risveglio, e quando parlava
di lui, le sue qualit positivo, vulcanico, intelligente,
tutto d'un pezzo non avevano consistenza.
Cos, quel mattino, invece di nuotare and nel suo studio.
Piccolo, con pannelli di quercia alle pareti, un angolo
minuscolo in una casa di grandi spazi, era stato il rifugio
di Cal e, nei mesi successivi alla sua morte, di Claire. Nelle
brutte giornate, quando la solitudine ululava o i bambini
strillavano, entrava nello studio e usciva fortificata da
quel simulacro della sua permanenza. Meglio una casa di
bambola che nessuna casa. Lo studio era rimasto in gran
parte come l'aveva lasciato Cal, intatto, una specie di museo.
Quando i bambini fossero cresciuti un po', li avrebbe
lasciati toccare e leggere i libri di pap, mettere le mani
fra le carte e i fascicoli. Lo aveva fatto spesso anche lei, i
primi mesi. Adesso non ricordava pi l'ultima volta che si
era seduta alla sua scrivania.
Mentre si accomodava scrut il quadro che aveva di
fronte. Un rosso cupo rappreso al centro in un grumo nero.
Mi fa pensare al parto, aveva detto a Cal, con voce
disgustata, la sera che lo avevano visto in una galleria di
Chelsea. Ti sbagli, aveva detto lui, nel tono che aveva
sempre quando la contraddiceva, rispettoso ma convinto.
Il giorno dopo lo aveva comprato, e Claire aveva finto di
non sapere il prezzo. Si sbagliava in che senso? Nel senso
che non somigliava a un parto? In fondo ne sapeva poco
quanto lei: all'epoca non avevano ancora figli. O perch
non le piaceva? Ecco cosa succedeva a perdere una persona
prematuramente: ti ritrovavi con un'infinit di tempo
per meditare su un numero finito di conversazioni. Meditavi
sui fossili.
Negli scaffali vicino alla scrivania Cal aveva raccolto
ordinatamente una serie di fascicoli: Arte, Politica, Beneficenza,
Viaggi. Ce n'era anche uno per Claire, che sorrideva
sempre quando lo vedeva. Li scartabell, senza sapere
cosa stesse cercando. In quelli sull'Arte quasi tutte
schede dettagliate sulle opere che Cal aveva collezionato o
voleva aggiungere alla sua collezione, o su artisti che ammirava
trov, con una punta di divertimento, un articolo su
Tettonica, un'opera ciclopica di Ariana Montagu, colossali
lastre di granito inclinate una verso l'altra, come se fossero
franate in quel modo, installata anni prima a Central Park.
Altri fascicoli contenevano informazioni su cause che
Cal aveva appoggiato generosamente, a volte in modo addirittura
sorprendente: gruppi ambientalisti; organizzazioni
per i diritti umani; democratici che cercavano di riformare
il partito; un programma di aiuto alle ragazze madri di
Bridgeport perch proseguissero gli studi, ora finanziato
da Claire, che per non riusciva a essere presente quanto
lo era stato Cal. Tutto questo dava l'impressione di una
brava persona, un progressista convinto, un cittadino che
cercava di migliorare il paese in cui era nato. L'esempio
pi fulgido dei suoi principi era la lettera, scritta a vent'anni,
con cui si dimetteva dal circolo del golf dei genitori e
dei nonni. Aveva la tenera, irritante onest dello studente
universitario che ha appena scoperto il mondo intorno a s
ed  convinto di poterlo piegare al suo candido idealismo.
Ho avuto modo di accorgermi, esordiva la lettera
(e su questo punto Claire lo aveva preso in giro: sul serio
si era accorto solo allora dell'omogeneit del circolo?), 
che il circolo non conta fra i suoi soci neanche un cittadino
ebreo o di colore. Che questo sia o meno frutto di un'intenzionale
politica di esclusione, non mi sento di appartenere
a un'associazione che non sa apprezzare la diversit.
Il circolo del golf, a quanto le risultava, era rimasto bianco
come un giglio, e questo era solo uno dei motivi per cui
considerava quelle cartelline la cronaca di una sconfitta.
Cal voleva fare lo scultore, aveva perfino preso un atelier
dopo il college. Quando Claire l'aveva conosciuto era gi
iscritto a Economia aziendale. Destinato a diventare un
artista tutt'al pi mediocre, aveva ripiegato sul collezionismo
di opere d'arte, acquistando quello che non sapeva
creare. Creare ricchezza era il talento dei Burwell, ma Cal
aveva paura di farsi conoscere soltanto per quello. L'impegno
politico, la filantropia: erano tentativi di lasciare un
segno. Non aveva ancora trovato il suo strumento. All'inizio,
scoprire quel nodo irrisolto in un uomo apparentemente
cos compiuto l'aveva turbata, lei che era ancora
presa a mettere insieme i pezzi della sua fragile identit.
Ma anche se si era innamorata della forza di Cal, del suo
fascino, sapeva di essere arrivata ad amarlo incondizionatamente
per le sue debolezze. Cos come lui l'amava per
il suo rigore: la sua seriet era un ostacolo ma anche una
sfida, che lui affrontava cercando costantemente di farla
ridere. Di spingerla a mollare un po'.
Sposarla era stata una piccola ribellione. Come ragazza
era pi che accettabile. Ma le rispettive famiglie non
si conoscevano, e lei chiaramente non aveva soldi da parte.
Ora stava spulciando il fascicolo targato Claire: foto
(alcune senza veli, scattate in luna di miele; le esamin,
cercando le differenze), frammenti di poesie mediocri su
di lei, idee per regali di compleanno. I documenti da cui
risultava che Cal aveva finito di pagarle il prestito per gli
studi universitari, un debito di circa centomila dollari. Lo
aveva estinto in un giorno, senza chiederle il permesso.
All'epoca le era parsa una cifra astronomica, un po' meno
quando si era resa conto di quanto fosse enorme il suo patrimonio.
Peccato che quell'informazione avesse sminuito
il valore del gesto.
Quei documenti testimoniavano la loro storia quanto il
certificato di matrimonio. Quando avevano fatto l'amore,
la notte in cui le aveva rivelato di aver saldato il prestito,
le era parso che la volesse pi creativa, pi disinibita, che
pretendesse un qualche segno di riconoscenza. Lei si era
innervosita perch non provava tutta quella riconoscenza:
donandole la libert dalle preoccupazioni le aveva anche
tolto la sua sudata indipendenza. Il mattino dopo, tuttavia,
si era convinta di aver esagerato. Cal voleva solo che
abbandonasse la sua ansia.
Voglio disegnare il Giardino, disse William, stringendo
l'album da disegno. Era l a un passo; Claire ripose
in fretta le foto os e gli fece spazio sulla scrivania. Lui le
pass le matite colorate con muta imperiosit.
Seguivano quel rituale da settimane, da quando gli
aveva parlato del Giardino, dando per scontato che violare
l'impegno alla riservatezza con un bambino di sei anni
non fosse grave. Man mano che lei dedicava pi tempo
alla selezione del progetto, William era diventato sempre
pi intrattabile. Ogni capriccio scatenava tristezza, sensi
di colpa, rabbia per le sue manipolazioni, irritazione per
quei piagnistei che la squassavano dentro. Si sentiva soffocare.
I bambini avevano ancora pi bisogno di lei, del suo
tempo, della sua presenza fisica: ora che c'era un genitore
in meno, lei doveva fare per due. Una sorta di recessione
emotiva. A volte si accorgeva che il dolore per il dolore di
William era cos insopportabile che in qualche modo gliene
faceva una colpa. La sua tristezza, troppo grande per
quel corpo minuscolo, era come un'ombra che impediva
la crescita di una pianta.
Il Giardino, gli aveva spiegato, era un posto speciale
dove poteva trovare il suo pap anche se non riusciva a
vederlo. Era la verit: probabilmente c'erano frammenti,
particelle di Cal, sparsi nel terreno destinato al monumento,
anche se William non lo sapeva. L'idea del Giardino
sembrava consolarlo e da allora in poi avevano disegnato
insieme gli alberi e i fiori, i sentieri e i canali. William
inseriva sempre due figure: lui e suo padre. Nei disegni
splendeva sempre il sole.
Qualche volta piove nel Giardino, gli disse quel
giorno Claire, colorando una nuvola grigia. Dentro di s
avvert una piccola, inspiegabile resistenza. William disegn
un ombrello sulle due figure.
Era quasi ora di pranzo. Usc dallo studio insieme a William,
tenendo i disegni in mano. Guardandoli, si accorse
di averli mischiati con i documenti del prestito pagato da
Cal. Il primo impulso fu di rimetterli a posto. Ma prosegu
in corridoio con suo figlio.
Paul dorm male e si svegli indolenzito. Il sole piomb
nella stanza e lo prese a pugni negli occhi appena apr le
tende. Le richiuse di scatto, rest troppo sotto la doccia, si
vest troppo a rilento. Paul! cominci a chiamare Edith
quando sent che si era svegliato. Le uova sono pronte.
Con dispiacere della cuoca, le uova erano gi fredde
quando lui arranc verso il tavolo da pranzo. Cominci
a rigirarle nel piatto come un bambino, cercando di ignorare
le domande a raffica di sua moglie. Chi ha vinto?
Com' il progetto?
Il suo mutismo la stuzzicava. Paul, non mi hai risposto, 
disse piantandosi vicino al suo orecchio destro. Devo
riprendere appuntamento con l'otorino?
Ci sento benissimo, Edith, disse lui fissando le uova,
che gli ricordavano un sole squagliato.
And nello studio e gli cadde l'occhio su una foto che lo
ritraeva insieme al governatore, esposta in una cornice di
pelle nera appoggiata ai volumi di Gibbon dignitosamente
invecchiati. Lui e Geraldine Bitman erano raggianti e
si stringevano la mano, suggellando la nomina di Paul a
presidente della giuria.
Il cellulare squill appena si sedette alla scrivania.
Salve signor Rubin, sono Alyssa Spier. Ricorda? Del
Daily News.
Certo che ricordava, si era preoccupato di conoscere tutti
i giornalisti che seguivano il concorso. Non era peggio degli
altri, forse un tantino meglio: gli troncava le dichiarazioni
ma non le massacrava. La rimise a fuoco mentalmente: era
la bassetta occhialuta, robusta, capelli sciupati, un tic alle
labbra come se stesse sempre per chiedere qualcosa. Il tipo
che durante un'intervista si perdeva in fantasticherie.
Che posso fare per lei?
Secondo una mia fonte, il concorso  stato vinto da
un musulmano. Me lo conferma?
Paul si aggrapp alla scrivania come se fosse l'orlo di un
precipizio. Chi era il giuda? C'era stata una fuga di notizie.
Io non confermo un bel niente, disse. Non abbiamo
ancora un vincitore. Tecnicamente era vero? Ci mancava
solo che lo beccassero a raccontare bugie.
Non  quello che mi risulta. Il vincitore ... dunque...
il signor... il signor... abbia pazienza, che controllo
i miei appunti.
Si capiva che stava bleffando: non aveva nessun nome.
Rimase zitto.
vabbe', lo recupero pi tardi. Senta, non scriver che
me lo ha confermato, quello resta fra noi, anche se in seguito
potrebbe occorrermi una sua dichiarazione ufficiale.
Volevo solo assicurarmi che la mia fonte avesse ragione.
E chi sarebbe la sua fonte? Doveva saperlo. Era
uno della giuria? Cerc di riflettere su chi poteva avere
interesse a diffondere la notizia. Non la stenotipista, visto
come si era impaurita quando le aveva ricordato l'impegno
alla riservatezza. Claire: pensava di legare le mani
a tutti quanti?
Sa che non posso rivelare le mie fonti, cos come non
farei il suo nome, tub Alyssa.
Paul sfoder il suo tono da padre severo, che purtroppo
gli veniva facile. Alyssa, che resti fra noi o meno, non
ho niente da dire. L'aiuterei se potessi, e ovviamente fra
breve avremo un vincitore, ma oggi non ho nessuna notizia
da darle.
Chiuse la telefonata. Pensa, Paul, rifletti. Strano, ma
quella crisi nella crisi gli dava quasi sollievo, perch certe
situazioni erano pane per i suoi denti. Bisognava capire
chi mettere sotto pressione, quali leve sfruttare. Bisognava
farsi restituire favori, suggerirne altri. Sentendo risorgere
il suo antico talento, trov il numero che gli serviva
e lo digit.
Fred? Parla Paul Rubin. Beviamo qualcosa insieme
pi tardi?
Paul aveva chiesto al direttore del Daily News di vedersi
al Four Seasons. Voleva una cornice che suggerisse
solennit, e un martini da venti dollari aiutava sempre.
Credo di sapere perch sono qui, disse Fred con un
sorriso mentre si accomodavano in un angolo appartato. Il
bar aveva la luce ambrata del whisky in bicchiere.
Che cosa prendi?
Un Jameson, disse Fred.
Sicuro? chiese Paul. Perch non proviamo il
Glen-Dronach Grandeur? Ne porti due, disse al cameriere.
Lisci.
Quando rimasero soli, si volt verso Fred. Di sicuro
non devo dirti che la situazione  molto delicata.
Quindi Alyssa ha ragione?
Non ho detto questo. Che sia la verit o soltanto una
voce non fa differenza.
Noi giornalisti non la vediamo cos.
Ma non l'avete confermato?
Lo hai appena fatto tu.
Paul sobbalz.
Sto scherzando, Paul, non ti farei mai una cosa del
genere. Ma Alyssa  un mastino e prima o poi confermer
la notizia. Senti, comprendo la tua posizione, ma ti prego
di comprendere anche la mia:  un'esclusiva bomba.
Hai detto bene Fred: una bomba. Questo paese non
pu permetterselo, adesso. So che devi dirigere un giornale
e che senti il... ehm... il dovere di riportare la notizia, ma
ci sono principi pi importanti in gioco. In pratica  una
questione di sicurezza nazionale senza esserlo ufficialmente.
Ti chiedo solo un po' di tempo, la possibilit di gestire
la situazione in privato ancora per un po'.
Fred rimase in silenzio per qualche istante. Con la coda
dell'occhio Paul vide Barry Diller pavoneggiarsi al bar
al fianco di Diane von Frstenberg. Portava bene i suoi
anni, con quegli zigomi sporgenti come mandarini. Paul
chiam col dito il cameriere, che vers loro altro whisky
e serv altre mandorle salate, di cui Paul aveva gi svuotato
una ciotola.
Allora, che possibilit ha la Bitman, secondo te? -
chiese Fred, e Paul cap che, per il momento, era salvo.
...
.
...
Capitolo quinto.
...
.
...
A un anno dall'attentato, le notizie sui musulmani arrestati
o sospettati e la costante disamina della vera natura
dell'Islam erano diventate per Mo un rumore di fondo.
In primo piano c'era il lavoro, dietro al quale svanivano
la geopolitica, l'amore vero, perfino una seconda poltrona
e un letto come si deve per il suo loft echeggiante. Erano
tutte cose che potevano attendere finch non avesse sfondato,
anche se sapeva benissimo che per un architetto il
successo, se arrivava, arrivava tardi. Non puoi continuare
a rimandare la tua vita, diceva la madre. Temeva che
a quasi quarant'anni, l'idea di una moglie e dei figli non
lo sfiorasse pi che a vent'anni. Almeno adesso Mo poteva
dirle che i suoi sacrifici stavano per essere premiati.
Girava voce, una voce cos insistente da sembrare addirittura
scontata, che quel giorno lo avrebbero nominato
direttore di progetto. Alle quattro Emmanuel Roi, socio
fondatore dello studio, piomb in ufficio come uno di
quegli aggeggi che soffiano via le foglie, sgombrando il suo
passaggio da tutto e da tutti. Si ferm alla scrivania di un
architetto che stava lavorando a un modello e disse: Lo
sai cosa sembra? Merde. Come se un cagnetto fosse salito
su questa scrivania e ci avesse cagato sopra. Amava fare
subito colpo, quando arrivava.
Un'ora dopo convoc Mo nell'ufficio con le pareti di
vetro, fatto apposta per mostrare tutto, non nascondere
niente secondo il famoso motto di Roi. E vedere tutto,
anche. Mo aveva passato la mezz'ora precedente a ripetere
il discorso con cui avrebbe accettato la promozione,
dunque impieg qualche istante ad afferrare la notizia: la
promozione non sarebbe toccata a lui ma a Percy Storm -
l'anoressico che lui e Thomas Kroll, il suo migliore amico
allo studio, chiamavano di nascosto Storm Trooper.
Storm...? prov a chiedere Mo, poi s'interruppe.
Gli mancava l'aria.
Roi si accarezz l'argento dei capelli a spazzola; gli occhi
erano due sipari neri. Mo sollecit spiegazioni, senza
successo. Forse Roi era venuto a sapere del suo progetto
futuro di andarsene e aprire uno studio con Thomas? In
realt, Thomas aveva gi depositato il nome: K/K Architects.
Non poteva chiederglielo, perch si sarebbe smascherato,
cos formul una serie di domande generiche sui
possibili motivi di insoddisfazione nei suoi confronti, a cui
Roi forn una risposta melliflua e rassicurante: Verr anche
il tuo turno.
Hai problemi con... me? Con il mio modo di comportarmi?
Per carit, Mo. Ci mancherebbe altro. Era una balla,
naturalmente, visto che Emmanuel si sentiva minacciato
da chiunque fosse dotato di talento e di ego, da qualunque
versione pi giovane di se stesso. Quella caratteristica
per non gli aveva mai impedito di affidare a Mo lavori
di alto profilo. Man mano che diventava pi importante
una stella, un barone Roi aveva bisogno di circondarsi
di persone dotate di quel talento che in lui cominciava a
scarseggiare. Stava seguendo sessantatre progetti in undici
paesi: bastava fare due conti disturbo che si prendevano
solo i suoi dipendenti e capire che il suo contributo
effettivo a ognuno di quei progetti era infinitesimo. Forse
Mo era caduto in disgrazia perch se ne lamentava. Ma
non poteva chiedere: era una di quelle conversazioni in
cui le parole coprono le truffe e gli inganni con un muro.
Emmanuel stava andando avanti con la cantilena sul futuro
radioso che lo attendeva e, cosa ancor pi scocciante,
sulle doti manageriali di Percy, quando Mo lo interruppe:
C'entra niente col fatto che sono... capito, no?
No, non ho capito, disse Emmanuel, offeso dall'interruzione,
non dall'insinuazione.
Musulmano.
Il solo pensiero che... Giudicato sufficiente quel
brandello di smentita, Emmanuel lasci vagare le mani da
orso sulla scrivania in cerca di un diversivo. Non trovandolo -
la vasta superficie in vetro era del tutto spoglia di
carte da risistemare o di graffette sparse qua e l cominci
a battere sulla tastiera con gli indici. Sapevano tutti
che dettava le e-mail, per non parlare dei progetti lui
modellava la carta, il cartone, o la latta, da cui i suoi giovani
architetti generavano immagini al computer per
cui tutto quel muovere le dita era solo una farsa. Il colloquio
era terminato.
Ma certo, mormor Mo. Scusa.
Usc senza salutare. Gli sguardi invidiosi dei colleghi,
sicuri che fosse stato promosso, lo seguirono mentre puntava
verso l'uscita. L'equivoco, che presto si sarebbe chiarito,
ingross l'umido nodo d'umiliazione che aveva in gola.
Fuori il suo corpo reag alla temperatura con un brivido
esagerato, e nel cielo non c'era nessun aereo a spiegare il
fragore che aveva nelle orecchie.
Il ricordo dell'interrogatorio all'aeroporto venne tirato
fuori dal cassetto e rispolverato, perch tornasse vivido
nella sua mente. Non c'erano prove che Roi gli avesse
negato la promozione perch era musulmano, ma nemmeno
prove del contrario. Lo avevano gi preso di mira una
volta, quindi poteva ricapitare, no? La paranoia poteva
assumere tante forme, come la plastilina.
Schiacciato nell'angolo di un vagone della metropolitana
all'ora di punta, subito dopo la mancata promozione, Mo
vide salire quattro adolescenti afroamericani che iniziarono
a srotolare e tirare preservativi, fortunatamente non usati,
in testa ai pendolari stretti come sardine. I passeggeri
sopportarono il tormento a capo chino finch un afroamericano
tracagnotto in giacca e cravatta non li rimprover
spazientito: Basta, smettetela!, guadagnandosi per tutta
risposta un'altra raffica di preservativi. Scese dal treno
subito dopo, ma rimase nei pensieri di Mo. Quell'uomo,
solidarizz Mo, era intervenuto perch si era sentito disonorato
dal comportamento di altri afroamericani.
Come lo sai che si  messo in mezzo per quello? -
chiese Yuki, la ragazza con cui stava da due mesi, quando
pi tardi le raccont l'episodio. Tagliava fette trasparenti
di pera con la mandolina. Forse ha solo agito da bravo
cittadino. Mo si strinse al petto il malumore, come se
Yuki, con la sua grazia e la sua composta saggezza, stesse
cercando di portarglielo via.
Yuki portava i capelli lunghi con una frangia squadrata
e prediligeva minigonne e impermeabili costosi, in qualunque
stagione. Ex architetto passato alla creazione di abiti
molto costruiti e superesclusivi per i pi piccini, gi al
primo appuntamento gli aveva confessato che i bambini
non le piacevano particolarmente. Mangiavano, bevevano,
facevano l'amore, discutevano di architettura, e guardavano
la televisione, ed era a questo che si dedicavano
quella sera, quando Yuki, in possesso del telecomando, si
era fermata su Fox News.
Il pubblico in studio assisteva a un dibattito il cui tema,
come recitava il sottopancia, era: Negli aeroporti occorrono
perquisizioni mirate per i musulmani?
Ma chi pu sostenere una cosa simile? chiese Yuki.
Mo, ancora indispettito, non raccolse la domanda. Il dibattito
era fra Issam Malik, direttore generale del Muslim
American Coordinating Council, e Lou Sarge, il conduttore
radiofonico di destra pi amato di New York. Nei mesi
successivi all'attentato aveva sottotitolato il suo programma
Vade retro Islam.
Schedare la gente  illegale, immorale e inutile, disse
Malik. Somigliava a George Clooney con la pelle pi
scura e la barba ben curata.
Ridicolo! url Sarge. Aveva i capelli neri lucidi come
una Cadillac, il viso cadaverico, di un pallore incipriato.
Ci vorrebbe un controllo sicurezza a parte, per le perquisizioni
ai musulmani in aeroporto.
Prima la polizia fermava gli afroamericani al volante
solo perch erano neri. Adesso va bene impedire a uno
di volare solo perch  musulmano? chiese Malik. E
come vorrebbe identificarli, i musulmani? Con un tatuaggio?
Io sono un americano pacifico, rispettoso della legge.
Perch prendermi di mira se non ho fatto assolutamente
niente di male?
Volete che all'imbarco perquisiamo anche le vecchiette,
cos voi musulmani non vi offendete? chiese
Sarge.  ridicolo!
Ridicolo sarai tu, disse Yuki allo schermo.
Ha ragione, disse Mo.
Cosa? disse lei schiudendo la bocca a cuore.
Ha ragione, disse Mo. Non siamo tutti pericolosi
allo stesso modo,  inutile negarlo.
Non ci posso credere! farfugli Yuki. Significa
che potrebbero prendere di mira anche te.
E allora? Non ho niente da nascondere. Perch devo
fare finta che ci si pu fidare di tutti i musulmani? Se il
motivo per cui fanno le perquisizioni sono i musulmani,
perch loro non dovrebbero essere perquisiti?
Sappiamo bene chi  il nemico! stava dicendo, anzi
sbraitando Sarge. Smettiamo di far finta che il re sia
vestito! Il re  nudo! L'Islam radicale  il nemico, l'Islam
nudo e radicale.
Mo si alz dal divano, spense il televisore ben sapendo
che quel gesto, entro i sobri confini abitati da lui e Yuki,
equivaleva a una dichiarazione di guerra e and in
cucina a prendersi una birra. Un musulmano che beve per
sopportare lo stress di essere musulmano: anche troppo
raffinata, come ironia.
Io credo che siamo dalla stessa parte, disse Yuki
quando lui torn dalla cucina.
E cio?
La parte giusta. Qual  il problema, Mo? Gi, qual
era? Sapeva che stava facendo il bastian contrario di proposito,
ma la comoda indignazione di Yuki gli dava sui nervi.
Innanzitutto sei un'ipocrita, le disse. Prima mi accusi
di dare per scontato il pensiero di quel nero in metropolitana,
e poi, siccome sono musulmano, dai per scontato il
mio pensiero rispetto a come bisogna trattare i musulmani.
Io non do per scontato niente, ma mi sembra ovvio
che non vorresti ritrovarti la mano di un poliziotto nei
pantaloni solo perch ti chiami Mohammad. O sbaglio?
Non si sbagliava, cosa che lo fece impuntare ancora di
pi. Hai un atteggiamento paternalistico. Non puoi fare
finta che l'Islam non sia una minaccia.
Se considerassi l'Islam una minaccia non starei certo
con te, disse Yuki.
Cosa vorresti dire?
Quello che hai capito.
E cio? Che mi frequenti solo perch ti sta bene la
mia religione?
Non ho detto questo, ma per la cronaca sappi che
l'Islam mi sembra una religione fichissima.
Ah, quindi uscire con un musulmano ti eccita?
Mo! Si pu sapere che ti prende?
Continuarono a litigare, o piuttosto Mo tirava cazzotti
verbali, e Yuki si difese tenendo la guardia alta finch
poi non si stanc.
Non m'importa che sei musulmano, Mo. Per m'importa
che sei uno stronzo, disse Yuki e lui cap che erano
arrivati al capolinea.
Le figurine animate si affrettavano in una piazza antistante
un palazzo di uffici, poi la telecamera zumava su un
omino scuro di pelle con barba e zaino e...
BUM! Il rumore dell'esplosione fu cos forte e improvviso
che qualcuno sobbalz sulla poltrona. Lo schermo divent
nero e quando torn a illuminarsi le figurine non
erano pi animate perch erano morte. Le luci si accesero,
rivelando lo striscione architettura contro il terrorismo
appeso a una parete e una sala gremita di addetti ai
lavori, tra i quali figurava Mo.
Secondo voi cosa si pu fare per ridurre il rischio? -
chiese l'inglese esperto di antiterrorismo che conduceva
il seminario. Si chiamava Henry Moore, nome che aveva
strappato sorrisi tristi e ironici ad alcuni dei suoi allievi.
Aveva la pelle grinzosa come una crosta di pasta sfoglia,
una dentatura sorprendentemente bella.
Smetterla di invadere gli altri paesi, borbott un
partecipante.
Perquisire tutti, come fanno in Israele.
Vietare gli zaini.
Ma non sono soluzioni... architettoniche, obiett
Henry.
Vetri antiproiettile, disse un leccaculo. E barriere
anticarro, ovviamente.
Ottimo. Qualcosa di pi... creativo?
Silenzio. Henry part dalla storia castelli crociati arroccati
su altopiani; citt protette da fossati poi pass
all'epoca moderna: megafioriere e panchine ipertrofiche
disposte ad arte; una scultura di Richard Serra (arte difensiva);
strade d'accesso a serpentina intervallate da
posti di blocco quasi invisibili; scuole con finestre tagliafuoco
che le facevano assomigliare a carceri; finestre cieche.
Bellezza e sicurezza non erano incompatibili, predicava,
pur offrendo pochi esempi a sostegno della sua tesi
e invogliando cos Mo a trovarne altri. I vincoli tecnici gli
tiravano fuori il meglio. Lo studio ROI si era aggiudicato
diversi premi per un museo sui disabili che documentava
la loro esperienza in America, progettato in gran parte da
Mo. Come nel caso di molti architetti, il suo entusiasmo
era selettivo. Se si fosse trovato dietro a un uomo che percorreva
un marciapiedi di Manhattan sulla sedia a rotelle
avrebbe cominciato a maledire l'ostacolo. Ma dovendo
trasformare la disgrazia di un paraplegico in una sfida progettuale,
era pronto a salire lui stesso sulla sedia a rotelle,
a sentire il peso morto delle gambe. Per il museo si era
ispirato ai tornanti di montagna, al loro vertiginoso movimento
ascensionale, per creare una serie di rampe che
salivano intersecandosi all'interno dell'edificio, offrendo
inattesi panorami dentro e fuori.
Prov a riflettere sul problema della sicurezza urbana:
meglio edifici che sbandieravano la loro invulnerabilit o
che facevano dimenticare la paura? Scherzare su merlature
e fossati medievali era facile; pi difficile era scoprire
se erano adattabili ai nostri giorni. Una barriera d'acqua
poteva rappresentare un ostacolo ben pi gradevole di una
spianata di cemento. Una via d'accesso a zigzag, con le pareti
a incorniciare il panorama, poteva trasformare l'arrivo
in un'avventura visiva. Ma queste idee le tenne per s.
Non pensa che creando altri bersagli duri i terroristi
passeranno semplicemente a quelli molli? chiese una
delle poche donne presenti. Ci toccher corazzare tutto?
Qui non si tratta di corazzare, disse Henry. Ma
di costruire edifici intelligenti.
Mostr la diapositiva di una fila di conifere che formava
un verde confine fra un'arida spianata di cemento e un
anonimo palazzo di uffici.
Cipressi, disse Henry. Ottimi per assorbire l'energia
cinetica delle esplosioni. Tronchi robusti, foglie come
lamelle: tengono bene. E non hanno un aspetto... sinistro.
Pensateli come una linea di difesa.
E il governo sgancerebbe i soldi per tutto questo armamentario? -
L'architetto parl in tono aggressivo. Cio
se ci toccher aggiungere barriere, vetri antiproiettile e cipressi?
A meno che non ci siano le prove di un attentato
imminente, nessun imprenditore ci metter i soldi.
Ma stiamo parlando di architettura preventiva, disse
Henry.
S, prevenzione della creativit. Risatine.
Se penso a tutti i soldi che mi sono sputtanato per
imparare a progettare edifici esteticamente interessanti...
Ormai  pieno di maledette telecamere, non bastano
gi quelle?
Forse dovremmo solo liberarci degli spazi pubblici, 
disse quello che aveva suggerito di vietare gli zaini.
O dei musulmani, se  per questo.
Via, fate i bravi, li rimprover Henry.
Mo fiss fuori dalla finestra. Il sole, nel cielo grigio,
sembrava a mollo nell'acqua sporca.
Da Londra avrebbe proseguito per Kabul, dove lo studio
ROI era in gara per il progetto della nuova ambasciata americana.
Davanti a una birra, lui e Thomas si erano scervellati
per capire come mai Emmanuel avesse deciso di mandarlo
in Afghanistan, senza giungere a nessuna conclusione, se
non a un'ubriachezza che attentava all'armonia coniugale
di Thomas. Le loro teorie erano le seguenti: Roi voleva
compensare la mancata promozione di Mo pagandogli una
trasferta comprensiva di tappa a Londra, dove il seminario
sull'antiterrorismo serviva a tirare a lucido le credenziali
dello studio; Roi voleva punire Mo spedendolo a Kabul;
Roi voleva mandare un musulmano in un paese musulmano
per aumentare le probabilit di vincere l'appalto per il progetto
dell'ambasciata, oppure per fare in modo di perderlo.
Vuole dimostrare che non ti reputa uno svantaggio, 
disse Thomas. Anzi, per essere cinici, forse in questo
caso ti reputa un vantaggio.
Ah s? Perch sono in grado di calarmi nella mentalit
di un terrorista?
Dopo essersi chiesto se doveva mandare Roi affanculo,
Mo decise di accettare l'incarico, soprattutto per evitare
la faccia compiaciuta di Storm Trooper. Ma anche perch
voleva vedere, da vicino, il tipo di musulmano per cui lo
avevano scambiato al Lax trattandolo di conseguenza: fondamentalista,
primitivo, violento. Domandandogli Mai
stato in Afghanistan? quei poliziotti gli avevano predetto
il futuro.
Mo si appisol sul volo da Dubai a Kabul. Quando si
svegli vide una donna bianca dall'altro lato del corridoio
infilarsi una lunga tunica sopra la maglietta attillata e
acconciarsi un foulard sopra la testa. Sotto di loro c'erano
le falde e le pieghe brune e massicce dell'Hind Ksh.
Kabul si trovava in una valle circondata da montagne
e l'aereo rimbalz sulla pista come una palla su un campo
da basket. La neve impolverava le vette, la polvere soffocava
la citt. Quando scese dall'aereo, il pulviscolo e l'aria
secca gli entrarono nei polmoni. Si ripar gli occhi dal sole
e vide elicotteri americani, aerei americani, soldati americani
piazzati lungo la pista.
Dopo il caos dei protocolli d'immigrazione e del ritiro
bagagli, dove uomini brizzolati pretesero qualche dollaro
di mancia per le sue valige, venne a prenderlo un'auto
dell'albergo. Si immisero nel traffico viscoso. Kabul era
una citt minotauro: eretta e vigorosa in alto, con le insegne
che reclamizzavano gli internet caf e orridi palazzi di
vetro verdazzurro che spuntavano ovunque; vecchia, fiacca
e snervata in basso, con la carne cruda appesa in mostra su
fragili bancarelle di legno e i carrettini trascinati da vecchietti
curvi e macilenti.
In centro i muratori lavoravano alla costruzione di una
gigantesca moschea, le impalcature intorno alla cupola erano
simili a uno spinoso nido d'uccello. Da l una passerella
di legno sporgeva nel vuoto e si avvolgeva, a mo' di scala,
intorno al minareto. Minuscoli operai salivano e scendevano
i gradini e in assenza di una gru, di qualunque attrezzatura
meccanica visibile, pareva di assistere all'edificazione
di una moschea quattrocento anni prima.
L'hotel Inter Continental doveva essere d'epoca pi
recente: quando entr a fare il check-in gli sembr scialbo,
sovietico. L'atrio pieno di spifferi era un crocevia di
turbanti e cravatte, di occidentali e afgani, tutti immersi
nella luce naturale perch, non per la prima volta quel
giorno, era saltata la corrente.
Su un letto duro, Mo cadde in un sonno profondo. Fu
svegliato prima dell'alba dalla chiamata alla preghiera. La
voce del muezzin si insinu nella stanza e crebbe dentro
di lui. Allah-hu akbar, Dio  grande; le parole celebrative,
il tono stranamente luttuoso. La chiamata cal sulle valli,
scal le montagne, super le vette. Come un rampicante
sal un'invisibile graticcio, avvilupp Mo, lo inchiod
a letto anche se doveva svegliarlo. Sinuosa, cavernosa, la
voce s'impenn fino al punto di incrinarsi, poi torn salda.
Era solitaria. Imperiosa. Nel buio gli uomini si alzarono,
si lavarono, si chinarono a pregare. Mo li segu con l'immaginazione
prima di riabbandonarsi al sonno.
Per raggiungere l'ambasciata americana, si sottopose a
tre ispezioni manuali, quattro controlli documenti e a una
lunga attesa prima di ottenere il via libera. Lungo la strada
antistante l'edificio principale, file di roulotte bianche
che ospitavano il personale diplomatico scintillavano
al sole come maioliche di un bagno. Durante la riunione
con gli architetti dei dodici studi in gara per l'appalto, un
funzionario spieg che la struttura che avrebbe ospitato la
nuova ambasciata sarebbe stata molto pi grande di quella
attuale. Avrebbe occupato entrambi i lati della strada,
che sarebbe stata interdetta agli esterni, come venivano
definiti gli afgani.
Prima che Mo partisse da New York, Roi, in vivavoce
da Parigi, aveva decantato la gloriosa epoca dell'architettura
delle ambasciate, quando si chiedeva ai grandi modernisti
Saarinen, Gropius, Breuer (tutti immigrati, si
era detto Mo) di progettare edifici che simboleggiassero
valori americani quali la democrazia e la tolleranza. Ma
quell'epoca era finita da un pezzo, anche se fingevano di
invitare ai concorsi la crme dell'architettura. Ormai l'unico
valore progettuale che contava era la sicurezza: fare
in modo che l'ambasciata non saltasse in aria. Le relazioni
internazionali sarebbero state condotte dietro pareti
spesse tre metri e resistenti all'onda d'urto. L'architettura,
un tempo ambasciatrice, si era trasformata in un mercenario
armato fino ai denti che minacciava chiunque si
avvicinasse troppo.
Al posto delle pareti di vetro o degli edifici-scultura
gesti, o follie, di un'epoca pi innocente c'era lo Stile
Ambasciata standard: una scatola preconfezionata in
formato small, medium, large. Fortezze a basso costo. Lo
studio ROI non si era guadagnato cos la sua fama, eppure
Mo sapeva di non essere l per dimostrare il proprio talento
artistico. C'erano da sostituire oltre un centinaio di
ambasciate e consolati in tutto il mondo, principalmente
per motivi di sicurezza. Anche solo un briciolo di quei contratti
sarebbe stato fonte di guadagno.
Ma lo studio, concluse presto Mo, non aveva possibilit
di vincere la commessa dell'ambasciata. ROI era
specializzato in edifici ad alta insicurezza noti per la loro
trasparenza (mostrare tutto, non nascondere niente).
Gli studi concorrenti erano specializzati in costruzioni rapide
e anonime. E cos Mo fantasticava tra discorsi monotoni
su perimetri difensivi e soluzioni progettuali
prefabbricate e immaginava di sfidare le linee guida
presentando un progetto che imitasse un castello crociato.
L'area non era abbastanza alta, ma poteva proporre
la costruzione di una collina, di un promontorio, un vero
progetto di Architettura contro il terrorismo proprio
nel cuore della citt...
A fine giornata gli architetti vennero stipati su un convoglio
di Suv per una gita a Kabul, il loro contesto locale.
Durante il tragitto l'autista indic il Centro culturale
russo, un rudere butterato, in sfacelo, che dava asilo
a profughi e drogati.
 il destino di ogni impero, mormor Mo. Anche
la nostra ambasciata far quella fine.
Un po' di spirito di squadra, no, eh? chiese il pingue
architetto di mezza et seduto al suo fianco. Dava
l'impressione di averne fatte gi troppe, di quelle visite
guidate.
Non siamo compagni di squadra, mi pare, disse Mo.
Dopo un po' presero una rotonda fiancheggiata dalle
croste bige e frastagliate di edifici distrutti dalle bombe,
echi visivi del grafico che le montagne disegnavano dietro.
I crateri brulli erano opera delle granate lanciate negli anni
Novanta durante la guerra civile, stava dicendo l'autista.
Per Mo quelle rovine avevano qualcosa di eterno.
Il destino di ogni paese sfigato del terzo mondo, 
parafras il suo vicino di posto.
Per cena li lasciarono in un ristorante francese nascosto
da un alto muro di argilla. C'era un giardino adorno
di viti, un piccolo meleto e una piscina piena di europei
e americani che si tuffavano a bomba uno sopra l'altro.
Cloro, maggiorana, marijuana e burro fritto creavano un
miscuglio strano, inebriante.
Chiss cosa ne pensano gli afgani di questo posto, 
disse uno degli architetti, abbracciando con un gesto della
mano le donne in bikini e gli uomini ubriachi di birra.
Non possono entrare, disse il vicino di Mo sul furgone.
Secondo te perch ci hanno controllato il passaporto?
Meglio se non sanno che cosa si perdono.
Strafiche e alberi da frutta: si perdono il loro paradiso, 
osserv uno dei commensali, Mo non si era scomodato
a memorizzarne i nomi. Strano che non si facciano
esplodere per entrare qui dentro.
Qualcuno di loro non ne ha bisogno, disse il suo vicino
di posto sul furgone, fissando Mo.
...
.
...
Capitolo sesto.
...
.
...
Dietro richiesta di Paul, i consulenti per la sicurezza
avevano ampliato il dossier su Mohammad Khan con nuovi
dettagli relativi a quella che Paul definiva la sua identit.
Era gi sera inoltrata quando un corriere gli recapit
la nuova versione del dossier. Agguant la busta, e dai
marmi e gli specchi dell'ingresso si precipit nell'atmosfera
calda e avvolgente del suo studio, si sedette allo scrittoio
Luigi XV e cominci a leggere. Part dal curriculum
di Khan: megagalattico, e dunque ininfluente. Trentasette
anni, aveva studiato all'universit della Virginia e alla
facolt di Arte e Architettura di Yale. Aveva lavorato per
quattro anni allo studio Skidmore, Owings and Merrill;
sei presso lo studio ROI. Era stato responsabile di progetto
per un museo di Cleveland, un complesso residenziale a
Dallas, e una biblioteca a San Francisco che aveva riscosso
successo, tanto che Paul ne aveva letto sui giornali. Aveva
visto il suo nome in qualche articolo, accanto a quello di
Emmanuel Roi. Khan era in ascesa, e questo gli ricord i
tempi in cui la sua brama e la sua capacit di farsi strada
sembravano illimitate. Col senno di poi, sapeva che quella
frenesia, quella fame, appagavano quasi quanto il successo
che avevano portato con s.
Khan, riferiva il dossier, era cresciuto ad Alexandria,
in Virginia. I genitori erano emigrati dall'india nel 1966,
dunque, calcol Paul, pi o meno quando gli Stati Uniti
avevano abolito le quote sugli immigrati asiatici, una decisione
politica che quasi quarantanni dopo aveva fatto
s che un indiano americano, sia pure di religione ind,
fosse alla direzione della sua ex banca d'investimenti. Il
padre di Khan, stando al dossier, era ingegnere capo alla
Verizon, la madre, un'artista che insegnava in un liceo locale.
Avevano comprato casa nel 1973 e dovevano ancora
pagare sessantamila dollari di mutuo. Khan era nullatenente;
viveva a Chinatown, e a Paul, abitante dei quartieri
alti, sembr uno strano posto per un indiano americano.
Non aveva precedenti penali, nessuna causa intentata a
suo carico, nessuna ipoteca.
Il sito internet della moschea di Arlington, Virginia, riportava
due donazioni del padre di Khan, Salman, entrambe
effettuate dopo l'attentato; questo, insieme alle informazioni
ottenute dalla moschea, nonch presso i vicini e
i colleghi, confermava che la famiglia era, effettivamente,
di religione musulmana.
La moschea, inaugurata nel 1970 e trasferita presso l'attuale
sede nel 1995, non aveva legami noti con gli integralisti,
sebbene il cugino del figlio di un ex membro del
consiglio d'amministrazione avesse frequentato la stessa
scuola di alcuni giovani della Virginia da poco accusati di
addestramento al terrorismo mediante partite di paintball
(Bazzicavano sempre il parcheggio, aveva dichiarato il
suddetto cugino al Washington Post). Sedici gradi di
separazione, altro che sei.
Per conto dello studio ROI, Khan si era recato in Afghanistan
all'inizio dell'anno, ma non aveva alcun legame
noto n rintracciabile con nessuno dei gruppi indicati nella
lista nera delle organizzazioni terroristiche. Non aveva
dato alcun contributo politico a candidati estremisti n,
se per questo, a quelli moderati. Da quel che risultava, era
iscritto soltanto all'albo degli architetti. Nulla suggeriva
che fosse un sovversivo. Anzi: sembrava proprio un vero
americano, perfino nella sua ambizione.
Paul prese un bloc-notes giallo, il suo strumento di riflessione
preferito, e se lo mise davanti sullo scrittoio.
Tracci una linea verticale al centro di un foglio e in alto
scrisse: Pro Khan e Contro Khan. Raramente nella
vita si prendevano decisioni giuste, e comunque non
erano mai perfette, solo le migliori possibili in determinate
circostanze. Si trattava di valutare le conseguenze prevedibili
di ciascuna scelta e provare ad anticipare quelle
imprevedibili, le eventualit remote.
In favore di Khan scrisse:
non si discute: ha vinto!
dimostrazione di tolleranza
qualit del progetto
giurati: resistenza, Claire
giornalista: notizia uscita?
Con una linea un l'ultima annotazione alla colonna
dei Contro, e scrisse Fred, la sua arma per neutralizzare
la giornalista. Per sua fortuna esisteva ancora
una gerarchia nei quotidiani, anche se Paul sapeva che
era destinata a soccombere alla democrazia, anzi, all'anarchia
dei blog e di internet. Per il momento, almeno,
i giornalisti rispondevano ai direttori che ne controllavano
l'operato.
Tuttavia, anche se aveva bloccato la fuga di notizie,
poteva essercene un'altra, una minaccia che richiedeva un
intervento rapido e decisivo. Non conveniva rimuginarci
troppo. Nella colonna dei Contro la sua penna scrisse
vigorosamente:
ripercussioni
Perplessit
famiglie divise
raccolta fondi + difficile
governatore/politica
Difficilmente il governatore, le cui ambizioni nazionali
erano appese a un filo, avrebbe preso le parti di un musulmano
in quel momento.
Continu. Di fronte a dimostrazione di tolleranza
scrisse:
dimostrazione di buonismo
Sotto entrambe le colonne, con il titolo Imprevedibile,
scrisse:
VIOLENZA
Guard il bloc-notes e fece un calcolo a occhio. Gli argomenti
a favore di Khan apparivano scarsi, e non solo a
livello numerico, come se la colonna dei Pro fosse stata
scritta con inchiostro pi chiaro. Forse la frase Non
si discute: ha vinto! avrebbe dovuto chiudere il discorso
prima ancora che cominciasse, ma il suo compito era far
costruire un monumento alla memoria e non avrebbe sacrificato
quell'obiettivo per uno che si chiamava Mohammad.
Per cui la decisione era chiara, un po' meno il meccanismo
per affossare il Giardino. L'unica alternativa era
dichiarare Khan inidoneo, ma su quali basi? Paul cerc la
parola inidoneo sul dizionario: Non adatto. Cerc
adatto: Idoneo per una data persona, condizione, occasione
o luogo; consono. Cerc consono: Rispondente
a una determinata situazione; adatto. Per questo faceva
il banchiere, non lo scrittore. Potevano dire che Khan
non era consono? A porte chiuse potevano dire quello
che volevano, per cui la soluzione era eliminare Khan perch
inidoneo prima che il suo nome diventasse di pubblico
dominio. C'era il problema di Claire, ovviamente, ma
forse potevano convincerla prospettandole l'indignazione
delle famiglie che lei rappresentava. Non che Paul la condividesse.
Per lui Khan era solo un problema da risolvere.
Come richiesto, l'architetto aveva accluso una foto alla
domanda per il concorso. Era un bel giovane, carnagione
color caffellatte, capelli neri, ricci e corti, sopracciglia scure
e folte come pennelli sopra il naso largo e pronunciato.
Il verde chiaro degli occhi era nascosto dal riflesso delle
lenti, discrete e senza montatura, che lo elevarono nella
stima di Paul, da parte sua allergico ai rettangoli dai colori
vivaci che tanti illustri architetti prediligevano. Khan non
sorrideva, ma non sembrava neanche triste. Guardando il
suo viso si capiva quello che Khan stava per perdere, quello
che Paul stava per togliergli. Gir la pagina a faccia ingi.
Lo hai visto il Post?
Erano le sei del mattino e Paul non aveva visto ancora
niente a parte la lucina intermittente del cellulare. Fatic a
riconoscere la voce. Era Lanny, l'assistente capo della giuria.
Il Post? gorgheggi Paul.
S, il New York Post. C' scritto che il concorso
per il monumento in memoria delle vittime  stato vinto
da un musulmano. Avevi detto che...
Il Post?
Avevi detto che non c'era ancora un vincitore. Sembrava
offeso. E io l'ho riferito alla stampa accreditata.
Ci faccio la figura del dilettante.
La figura che ci fai  l'ultima delle mie preoccupazioni
in questo momento, Lanny. Ti richiamo.
Come faceva a saperlo il Post?, si chiese Paul infilandosi
il cappotto sopra il pigiama. Quella giornalista, la
Spier... Non lavorava per il Daily News? C'era un'altra
talpa, oppure era sempre la stessa che si era rivolta
a un altro giornale... doveva vederci chiaro. Quando le
chiese dov'erano i suoi occhiali, Edith rispose con un
grugnito sonnolento, troppo addormentata per ripetere,
a quell'ora del mattino, la solita scenetta che andava
avanti da quarant'anni, con lui che li perdeva e lei che li
ritrovava. Paul si arrese, si infil le scarpe e si incammin
svelto verso l'edicola pi vicina, la faccia di Mohammad
Khan gi davanti agli occhi. A met strada gli sovvenne
che sarebbe bastato accendere il computer. Le vecchie
abitudini sono dure a morire, ammesso che muoiano, ma
non era solo questo: aveva bisogno di tenere in mano la
sua disgrazia.
Raggiunse l'edicola. Eccolo l, e stava succedendo tutto
in fretta: il giornale era il Post, la giornalista Alyssa
Spier, la foto, quella di uno sconosciuto col passamontagna,
spaventoso come un terrorista. Il titolo: musulmano
misterioso fa saltare il monumento.
Come al solito l'edicolante pakistano sotto casa di Mo
era incorniciato dai seni prosperosi di una decina di bianche
e dai glutei di alcune nere, che sbocciavano dalle copertine
delle riviste patinate. Quel giorno si era armato di
piumino e stava spolverando gli espositori delle caramelle
dal sudiciume urbano. Mo sorrise, fra il soddisfatto e il divertito,
e in quel mentre lo sguardo gli cadde sulla pila dei
New York Post in basso. Il cuore prese a battergli cos
fragorosamente, almeno nella sua percezione, che si pos
la mano sul petto per attutire il rimbombo. Il venditore,
scambiando il suo gesto per un saluto, lo imit e disse:
Asalamu alaikum.
Alaikum asalam, rispose Mo, le parole straniere e
vischiose sulle sue labbra. Raccolse di scatto una copia del
giornale. All'interno le parole oltre al danno, l'islam?
campeggiavano sopra una foto delle macerie dell'attentato.
Con mano tremante si frug nella tasca in cerca di una
moneta, poi affibbi al venditore una banconota da cinque
dollari. Cominci a leggere camminando, senza badare agli
spintoni e alle parolacce che gli arrivavano. Un osservatore
esterno si sarebbe chiesto quale notizia del giorno potesse
essere cos sconvolgente da renderlo cieco, sordo, muto e
stupido al punto di scendere dal marciapiedi e restare impalato
a leggere sulle strisce, lasciando che la folla gli scorresse
intorno come acqua intorno a un masso.
Aveva vinto un musulmano. Ma nessuno sapeva chi
fosse...
Il clacson imbizzarrito di un taxi lo catapult sul marciapiedi
opposto. Rimase li, tremante di euforia. Erano stati
presentati cinquemila progetti. A parte confermargli di
aver ricevuto la sua domanda mesi prima, non si erano pi
fatti vivi. Ma aveva vinto un musulmano. Era per forza lui.
Quella sera attacc la prima pagina del Post allo specchio
del bagno, trovandosi di fronte l'uomo in passamontagna
che lo scrutava con sguardo duro, gelido. Uno sguardo
da carnefice. Il punto era che lui non si riconosceva in
quell'immagine. Il giorno dopo ingrand la foto che aveva
accluso al progetto e la incoll sopra quella del Post.
Coperta la bruttura, poteva fare finta che non esistesse.
...
.
...
Capitolo settimo.
...
.
...
Non c'erano palazzi n strade, solo dune roventi di detriti.
Suo fratello Patrick era da qualche parte e Sean cap
che desiderava, forse troppo, essere lui a trovarlo, e cap
anche di temere, nel caso, di non riconoscerlo. Non si vedevano
da mesi, e Sean cercava di ricostruire mentalmente
il viso di Patrick, per poi rendersi conto, ogni volta che incontrava
corpi martoriati, che il volto del ricordo e quello
della morte potevano non coincidere.
Passavano le ore. I giorni. Non respirava bene, non sentiva
bene: gli sembrava di stare in un nuovo mondo subacqueo.
I riflettori sfolgoravano in alto, ma l'unica vera luce
proveniva dagli altri volontari. Spesso, oscurati dal fumo,
nascosti da montagne di macerie, i soccorritori erano solo
voci, ma bastava gi questo. Ogni volta che tendeva una
mano per dare o prendere, ne trovava un'altra, in attesa.
Col tempo si era creata una nuova geografia: i resti qui,
gli effetti personali l, le auto distrutte pi indietro, i setacci
rossi e quelli gialli, le tende, gli elenchi dei morti e
dispersi, le mense e gli infermieri, la catena di montaggio,
un mondo che per lui era pi reale della citt all'esterno.
Rientrare a Brooklyn ogni sera era come tornare a casa
dalla guerra, solo che si sentiva spaesato. Lo stupivano i
discorsi e i silenzi delle persone, le loro unghie pulite, la
loro immutata routine quotidiana. Sua moglie gli diceva
che puzzava di morte, e lui non riusciva a credere che la
disgustasse. La polvere che portava a casa era sacra: scrollava
le scarpe e la camicia sopra i giornali per conservarla.
Dopo quasi due anni, il luogo dell'attentato era una
piana totalmente sgombra. Dall'altra parte del fiume, a
Brooklyn, la casa dei Gallagher ferveva d'attivit come la
sede di un partito in campagna elettorale. Dieci componenti
della famiglia di Sean e altrettanti del suo Comitato
a sostegno del monumento erano pigiati intorno al tavolo,
che aveva tutte le ribaltine aperte, come nel giorno del
Ringraziamento. C'erano copie del Post aperte sotto i
bloc-notes e due computer portatili. Avevano tirato fuori la
lavagna a fogli staccabili e schierato i pennarelli. La madre
di Sean, Eileen, e le sue quattro sorelle toglievano i piatti
vuoti e riempivano tazze di caff con mesta efficienza.
Frank, il padre di Sean, era al telefono con un giornalista:
S, abbiamo intenzione di batterci fino all'ultimo
respiro. Che cosa? Nossignore, questa non  islamofobia.
Perch fobia significa avere paura, e quelli non mi fanno
paura. Pu anche mettere il mio indirizzo sul giornale, cos
sanno dove trovarmi. Pausa. Hanno ucciso mio figlio.
Le basta come motivo? E poi non voglio uno dei loro nomi
sulla sua tomba. Altra pausa. S, abbiamo ritrovato
il corpo. S, lo abbiamo sepolto in un cimitero. E che
diamine, lei sta spaccando il capello in quattro.  il posto
dove  morto, chiaro? Dovrebbe essere un monumento alla
sua memoria, non alla memoria di quelli l. Ho un sacco
di telefonate in attesa...
Una voce dal basso: Saputo qualcosa, Sean? Mike
Crandall era sdraiato sul pavimento, gli si era di nuovo
bloccata la schiena. Vigile del fuoco in pensione, non saltava
mai un incontro, anche se a volte Sean avrebbe preferito
il contrario. Il comitato era un misto di ex pompieri
e padri di pompieri morti.
No, rispose Sean. Gli scocciava ammetterlo, in teoria
era lui quello che aveva un filo diretto con l'ufficio del
governatore, con Claire Burwell. Il fatto che quel filo si
fosse spezzato lo convinse, lui che per natura diffidava del
potere, che la storia era vera, e con sua vergogna si sent
sollevato. Il monumento alle vittime in mano a un islamico
era il peggio che potesse succedere: proprio la bussola
di cui Sean, ultimamente un po' smarrito, aveva bisogno.
Aveva capito che le disgrazie gli tiravano fuori il meglio.
Altrimenti vivacchiava.
I dieci anni prima dell'attentato li aveva trascorsi all'insegna
di un'improvvisazione affannosa, come un uomo che
barcolli paurosamente nello spazio bianco della vita adulta.
Ogni scelta sbagliata innescava la successiva. Faceva casino
a scuola, aveva mollato il college. In mancanza di alternative,
aveva messo su una ditta di piccole riparazioni. Beveva
perch odiava chinarsi sotto i lavandini di gente con
cui era cresciuto. E perch gli piaceva bere. Si era sposato
perch era talmente sbronzo che non connetteva, poi aveva
litigato con i genitori perch si era sposato.
Cinque mesi prima dell'attentato aveva esagerato un
po', aveva alzato un po' troppo la voce a cena da Patrick,
o forse era arrivato da lui gi brillo. Si era messo a sbraitare
perch ai genitori stava antipatica sua moglie Irina;
si era profuso, anzi sbizzarrito in parolacce, e aveva rovesciato
un piatto di minestra. Senza dire una parola, Patrick
si era messo in tasca le chiavi dell'auto e lo aveva accompagnato
a casa, e il giorno dopo quando Sean era andato
a recuperare quel catorcio della Grand Am, lo aveva intercettato
fuori e gli aveva chiesto di non farsi vedere per
un po'. Non puoi pretendere il rispetto dagli altri, gli
aveva detto, facendogli capire che non lo rispettava pi
neanche lui. Ancora adesso i tre figli di Patrick lo trattavano
con educazione solo per paura.
Per quella mattina, quasi scandalosa nella sua bellezza,
Sean aveva pensato subito a Patrick, che lavorava in un'azienda
costruttrice di motori vicina al luogo dell'attentato.
Era corso a casa dei suoi, cercando di non prendersela
perch sembravano stupiti di vederlo, poi era andato con
il padre a cercare Patrick. Lo aveva gi trovato qualcun altro,
e probabilmente era stato un bene, ma Sean non se ne
era andato. N quel giorno, n per altri sette mesi. Quando
lo avevano buttato fuori dalle squadre di soccorso vere
e proprie perch non era un poliziotto n un pompiere n
un operaio, era rimasto a lavorare dietro le quinte, aveva
aiutato a organizzare la protesta dei pompieri che volevano
continuare a scavare tra le macerie; aveva formato un
comitato che reclamava pi spazio per il monumento alla
memoria. Avevano ottenuto un'area grande il doppio. I suoi
problemi con l'autorit, come li avevano sempre definiti
i genitori e gli insegnanti, erano ufficialmente diventati
un vantaggio. Presto aveva cominciato a tenere discorsi
in tutto il paese il pi delle volte nei piccoli centri dove
nessuno voleva andare nei Rotary Club, nei Kiwanis
Club, presso le organizzazioni dei reduci, dei pompieri,
dei poliziotti, tutti ansiosi di ascoltare un testimone diretto
dei soccorsi. Nella sua testa, cos come nei discorsi che
faceva, perfino le sue inadempienze diventavano segno di
devozione. Sono andato al cratere ogni santo giorno, per
sette mesi, diceva alle folle riunite ad ascoltarlo. Mi
sono giocato il mio matrimonio, mormorio immancabile
a questo punto, ho perso il lavoro, la casa, ma non fa
niente. Pausa. Mio fratello, il mio unico fratello, ha
perso la vita. A volte la gente scoppiava in un applauso,
mettendolo un po' in imbarazzo. Aveva imparato ad abbassare
gli occhi finch l'applauso non si spegneva.
Gli era addirittura sembrato giusto tornare a vivere
dai genitori, dopo la separazione da Irina. La loro modesta
casa vittoriana a Brooklyn era sempre stata tenuta bene
Eileen era brava a risparmiare col poco che avevano
ma quando Sean si trasfer le pareti erano gi scrostate,
le porte cigolavano, un topo lasciava cacche in giro senza
ritegno. Di sua iniziativa, si era messo ad aggiustare, pulire,
sgombrare, verniciare, scartavetrare, oliare, stuccare,
mettere trappole. Faceva buon uso delle sue doti manuali.
Aveva tolto tutte le foto di famiglia in corridoio, sostituendole
con quelle di Patrick. Eileen, che a Sean, ultimo
di sei figli, aveva sempre lasciato le briciole del suo affetto,
era diventata pi espansiva.
Ma poi lo avevano escluso dalla giuria del monumento.
Avevano cominciato a non invitarlo pi a parlare, come se
il paese stesse andando avanti senza di lui. Nei film che vedeva
Sean, il riscatto era un bene che una volta conquistato
restava tuo per sempre. Nella vita invece, il riscatto era
come salire una scala mobile in discesa: dovevi camminare,
senza fermarti a dirti quanto eri bravo, se no riscivolavi
indietro. Il vecchio Sean continuava a farsi vivo, spesso
negli occhi di sua madre. Negli ultimi mesi era ridiventata
brusca, gli ordinava di rifarsi il letto, urtandogli ancora
di pi i nervi, perch era quello a una piazza dove dormiva
da piccolo. Suo padre continuava a chiamarlo Patrick
e lui non aveva cuore di correggerlo, anche se provvedeva
Eileen, con ferocia. E la piccola ditta, che aveva provato
a riavviare di recente, sembrava un abito diventato
stretto senza che avesse i soldi per comprarne uno nuovo.
Due giorni prima, quando era stato chiamato per montare
una libreria Ikea, aveva piantato il lavoro perch la
signora gli aveva chiesto di buttarle l'immondizia a fine
giornata. Ma lo sa chi sono io?, avrebbe voluto urlare,
ma la risposta vera gli bruciava. Era un aggiustatutto che
viveva con i genitori.
Alyssa Spier guard, trasecolata, il suo scoop sul musulmano
misterioso entrare nel ciclo delle notizie come
un rullo compressore, schiacciando ogni altro avvenimento
sul proprio cammino. A mezzogiorno era gi prenotata
per tre speciali televisivi di approfondimento e aveva gi
dato quattro interviste alla radio.
Aspettava in poltrona che la truccassero, vicino a un
conduttore che si lamentava perch il fondotinta che gli
stavano spalmando gli schiariva l'abbronzatura. Mentre
la truccatrice volgeva le sue attenzioni ad Alyssa, che non
aveva abbronzature da schiarire, il conduttore si esercitava
a pronunciare musulmano secondo il New York Post
la scelta sarebbe caduta su un musulmano con il giusto
accento di ironico stupore sulla penultima sillaba. La
giuria non parla, ma continuate a seguirci, prosegu, in
un tono misterioso che mascherava l'assenza di qualunque
mistero da svelare. Le luci dello studio si riflettevano sui
ricci fitti e impomatati come il sole su un fiume.
Ogni politico commentava la notizia o evitava ogni commento.
Non rilascio dichiarazioni su voci non confermate, 
disse il sindaco su NYI. Da giovane politico sanguigno
si era addolcito in un cortese e moderato pater familias.
Al momento mi preoccupa di pi la fuga di notizie, che
potrebbero anche non rispondere al vero, su quella che in
teoria sarebbe una decisione a porte chiuse. L'ultima cosa
che vogliamo  che i giornalisti si ergano a giudici.
Proprio mentre ripeteva che non avrebbe commentato
le ipotesi, non pot fare a meno di aggiungere: Non c'
nulla di intrinsecamente sbagliato nell'essere musulmani.
Tutto dipende dal tipo di musulmano di cui parliamo. L'islam
 una religione pacifica, come ho detto pi volte. Il
problema  che certe persone non hanno recepito il messaggio...
Non si capiva se con certe persone volesse
riferirsi ai musulmani violenti o a quelli che calunniavano
i musulmani pacifici.
Fra un'intervista e l'altra Alyssa tornava in sala stampa,
dove subiva l'assalto di direttori esultanti e l'indifferenza
di arcigni cronisti. Questa storia andr lontano! gracchi
Chaz, il suo nuovo direttore, facendo zapping fra i
canali e annunciando un brindisi in suo onore. Alyssa non
riusciva a credere a quella svolta del destino. Due giorni
prima era una cronista del Daily News con uno scoop
radioattivo che il suo capo non voleva pubblicare. Adesso
era una cronista del New York Post, autrice di un servizio
di cui parlava tutta la citt, forse anche tutto il paese.
Fred, il suo direttore al Daily News, le aveva bloccato
l'articolo. Doveva consultare una seconda fonte, le
aveva detto, e poi, senza darle tempo di trovarla, l'aveva
spedita a indagare sui costi eccessivi per la ristrutturazione
del ponte George Washington. La sua nuova etica
editoriale la indispettiva: non aveva mai preteso una seconda
fonte, e infatti la reputazione del giornale era in
ribasso, da quando lo dirigeva lui. Quella lagna del suo
primo informatore la chiamava di continuo per sapere
quando sarebbe uscito l'articolo. Lei continuava a temporeggiare,
col timore che si rivolgesse a qualcun altro
e senza sapere come tenerlo buono. Gli aveva gi offerto
una cena da Balthazar, compreso il trionfo di frutti
di mare. Bastava gi quello a mandarle il conto in rosso.
Sceglieranno un altro vincitore e a quel punto sar
troppo tardi, continuava ad avvisarla la sua fonte. E
tu non avrai pi niente da scrivere.
Lei prometteva, adulava, e intanto si chiedeva: Perch
lo fa? Le serviva il movente per individuare le falsit,
i punti deboli da cui estrarre nuove perle. Aveva intascato
una mazzetta da un altro partecipante al concorso? Ce
l'aveva con i musulmani? Voleva vendetta perch il presidente
lo trattava di merda? O ci godeva all'idea di smuovere
un putiferio? A chi non piaceva mettere lo zampino
nella storia, se possibile?
Rester con un pugno di mosche, aveva detto a
Fred. Non avremo pi niente. Il mio informatore comincia
a stufarsi.
Lavoratelo, era stata la risposta di Fred. Si era ingoiato
le parole insieme alla banana che stava mangiando.
Sembrava avesse detto Lavalo. Gestire le fonti 
un'arte, aveva aggiunto, facendola sentire un'incapace.
Quando aveva chiamato il suo informatore cercando
di guadagnare tempo per l'ennesima volta, si era sentita
dire:  ridicolo. Io vado al Post. No, aveva pensato
lei, ci vado io. Aveva chiesto a Sarah Lubella, sua
vecchia conoscenza al giornale, di procurarle un appuntamento
con il direttore.
Ho una notizia pazzesca, giuro, le aveva detto.
Allora perch non la pubblica il tuo giornale? aveva
chiesto Sarah, scocciata di non conoscere la notizia che
non aveva e di non avere la notizia che non conosceva.
Hanno fifa, aveva risposto Alyssa. Gli fanno
pressioni.
Ma cos non potrai tornare al tuo giornale. Te la senti
di venire a lavorare per l'umile Post? La sua voce
incartapecorita attestava trent'anni di posacenere stracolmi
nelle sale stampa sovraffollate di una New York
pre divieto antifumo.
Alyssa aveva sempre guardato il Post dall'alto in basso,
proprio come sapeva che i colleghi del Times guardavano
lei. Ma non era la prima volta che Fred la fregava.
La sua nuova cautela non era certo un pregio per un direttore
di tabloid, ma quello che proprio non sopportava di
lui erano le frequentazioni esclusive. Sapeva che era amico
di Paul Rubin. Lei invece si era fatta strada da una depressa
cittadina pi a nord, vicino al fiume. Non vantava
quel genere di amicizie.
Ci aveva messo un sacco di tempo ad arrivare a New
York City, il posto dove si immaginava da sempre. Durante
il suo esilio nell'America pi sperduta Brattleboro,
Duluth, Syracuse, posti isolati e sonnolenti, troppo simili
a quello dov'era nata aveva la strana, orribile sensazione
che le cose non stessero andando come previsto, anche se
raccontava a tutti l'esatto contrario. Una volta approdata
al Daily News, dopo undici anni e tanta gavetta, aveva
ormai ben chiari i propri limiti. Non scriveva abbastanza
bene per i giornali di sangue blu, n le interessava la loro
versione indigesta, pretenziosa, del giornalismo. Una ficcanaso,
ecco cos'era. Non seguiva nessuna ideologia, credeva
solo nelle informazioni, che otteneva, scambiava, vendeva,
confezionava e pubblicava, contrastando qualunque
sforzo di manipolare il suo prodotto. Il brivido che provava
quando portava alla luce una notizia e la sottoponeva
all'esame del pubblico era ancora lo stesso della prima
volta, quando aveva sbattuto in faccia al preside del suo
liceo spacciando per vera una voce non confermata che
un professore della scuola era indagato per appropriazione
indebita dei soldi ricavati da una vendita di dolci per
beneficenza. Stupore, paura e rassegnazione avevano incupito
il volto del preside, e Alyssa aveva capito di poter
fare il bello e cattivo tempo. Aveva addirittura il potere
di far trasferire i professori di geometria ladri in un altro
distretto scolastico.
Il direttore del giornale, il presidente della giuria, tutta
la loro trib titolata, privilegiata, erano diversi, fedeli alla
verit solo finch non disturbava la loro cricca. Cos lei
aveva disertato, e le conseguenze della diserzione stavano
piovendo sulla citt. Il Parere delle famiglie, un genere
giornalistico sviluppatosi nei due anni precedenti, era in
pieno rigoglio. Ogni cronista aveva uno schedario digitale
di vedove e vedovi, genitori e fratelli delle vittime, che
potevano interpellare per una dichiarazione sul tema del
giorno: le condizioni del luogo dell'attentato, la cattura di
un sospetto attentatore, la tortura del sospetto di cui sopra,
il risarcimento, le teorie del complotto, gli anniversari
dell'attentato (un mese, sei mesi, un anno), la vendita
della scandalosa paccottiglia raffigurante la distruzione.
Gira e rigira i parenti avevano sempre qualcosa da dire.
Il governatore, misteriosamente assente all'inizio della
polemica aspettava i sondaggi, Alyssa ne era certa si
pales esprimendo grave preoccupazione sulla possibilit
di affidare la costruzione del monumento a un islamico,
ma a differenza del sindaco non cerc di stemperarla
con il palliativo della tolleranza. Il governatore Geraldine
Bitman aveva la luce di una donna innamorata, o di una
che aveva appena sposato la causa in grado di proiettarla
sulla scena nazionale. Alyssa, la cui ambizione riecheggiava
quella del governatore, cominci a immaginarsi al seguito
di una campagna presidenziale in giro per il paese.
Paul Rubin scrut il locale, un bistrot dell'Upper East
Side che aveva scelto perch non conosceva nessuno dei
clienti abituali. Non c'era praticamente un'anima, come aveva
sperato, a parte qualche attempata signora che si ubriacava
al bancone di legno scuro. Disorientato dagli specchi
luccicanti alle pareti senape, non vide Mohammad Khan
nella sala lunga e stretta. Poi scorse un uomo con la barba
scura che lo osservava da un tavolo in fondo. Paul ricord
la foto che accompagnava la presentazione del Giardino.
Non poteva assolutamente essere lui. Era pi... Paul si
scervell per trovare una definizione mentre si avvicinava
al tavolo fico: portava i capelli neri ondulati pi
lunghi, pettinati all'indietro, il mento era nascosto da una
barba ben curata, lo sguardo da due rettangoli color ambra
con le lenti sfumate.
Khan si alz. Lo superava di quasi dieci centimetri.
Aveva occupato il posto rivolto verso i tavoli e l'ingresso
del ristorante, il preferito di Paul, che invece si sentiva a
disagio seduto di spalle al locale. Quando si accomodarono
Paul sorseggi un po' d'acqua, sperando che gli infondesse
equilibrio. Not che Khan stava prendendo un caff macchiato
in tinta con la sua pelle, poi si rimangi il paragone
per paura che fosse razzista.
Lei  diverso, cominci. Dalla foto.
Khan si strinse nelle spalle. E una foto vecchia. Portava
una camicia bianca ben stirata e di buona qualit, con
le maniche arrotolate, e un ciuffo di peli che spuntava dal
colletto. Era uguale a come Paul immaginava un divo di
Hollywood. Lui invece, col suo papillon, si sentiva un damerino
al ballo della scuola.
Un momento di silenzio. Un altro. Anche nella penombra
del ristorante, anche attraverso le lenti, gli occhi di Khan
e Paul non lo aveva mai detto, tantomeno pensato, di un
uomo erano molto belli. Belli come gli sembravano le biglie
da bambino. Belli da far perdere la testa a una donna.
Grazie di essere venuto con cos poco preavviso, 
inizi Paul.
Nessun problema, ma vorrei capire perch ho dovuto
saperlo dal Post, disse Khan. Davanti a lui c'era un
blocco di carta da disegno, con qualche linea scarabocchiata.
Paul esit. Non c' ancora niente di definitivo. Stiamo
sbrigando i normali accertamenti previsti in ogni concorso.
Quindi il nostro incontro fa parte di questi accertamenti?
S, esatto, disse Paul. La domanda di Khan gli lasciava
campo libero.
Ma io ho vinto. Khan prese la penna e cominci a
scarabocchiare. No, era Paul quello che scarabocchiava.
Khan stava disegnando. Con grande imbarazzo, Paul vide
le linee scarne del Giardino materializzarsi sotto i suoi
occhi; perfino capovolto, era inconfondibile: i quattro riquadri,
i canali, i muri, gli alberi...
Non c' un vincitore finch l'iter non verr completato.
Finch non firma il governatore.
Senza scomporsi, Khan studi il viso di Paul. Ma la
giuria ha scelto il mio progetto. Ha scelto il Giardino.
Paul si arrese. Non poteva fare altro.  vero.
Quel lampo negli occhi di Khan: gioia. Che svan dietro
porte d'acciaio. Allora che cosa serve per rendere il
verdetto definitivo? chiese.
Ecco, una volta espletati gli accertamenti, interverr
la cittadinanza. Anzi, come avr notato,  gi intervenuta.
Khan non abbocc all'amo. La cittadinanza, ripet
Paul. Senta, viviamo in tempi difficili, strani... Lasci
la frase a met. Perch ha partecipato? chiese, stupito
di esserne davvero curioso.
Khan lo guard come se fosse una povera vecchietta.
Perch potevo.
La cittadinanza, ripet Paul, d'un tratto entusiasta
di quell'entit vaga, insistente, vorr qualche argomentazione
in pi.
Ma certo, disse Mo sforzandosi, e Paul se ne accorse,
di assumere un'espressione disponibile. Mi sembrava
che la mia idea contenesse il giusto equilibrio fra ricordo
e vita che continua. Volevo dare il mio contributo, aggiunse
con sussiego.
Paul annu. Come le dicevo, la cittadinanza ha gi
manifestato un certo grado di... nervosismo. Ci suggerisce
che potrei avere notevoli difficolt nella raccolta fondi
per la costruzione del Giardino. E lascerebbe a lei una
vittoria solo sulla carta, e al sottoscritto un monumento
che non si pu costruire. Cosa che nessuno di noi due si
augura. Per cui mi chiedevo se non fosse possibile affrontare
la questione per vie un po' pi indirette, diciamo. Lei
lavora allo studio ROI, giusto?
S.
Forse il progetto potrebbe andare avanti a nome di
Emmanuel Roi. Ci significa che sarebbe ancora lei a occuparsene.
Con un ruolo di primo piano. Tra l'altro non 
cos che funzionano gli studi di architettura?
Il volto di Khan fu attraversato dallo stupore; poi arriv
la rabbia, e l rimase. Pos la penna, gesto ancor pi
inquietante perch eseguito con massima flemma, e disse
piano: Funzionano esattamente cos, per questo ho partecipato
da solo a questo cazzo di concorso.
Quindi si tratta della sua carriera, disse Paul.
Non mi sembrava di aver visto domande riguardo le
motivazioni, sul modulo d'iscrizione al concorso. Voglio
che il mio progetto abbia il riconoscimento che spetterebbe
a qualsiasi altro vincitore.
Come ho detto, non c' un vincitore vero e proprio, 
disse Paul. Almeno finch la cittadinanza non sar intervenuta.
Per il momento c' solo il candidato scelto dalla
giuria.
Bene. Lo stesso riconoscimento che spetterebbe al
candidato scelto dalla giuria.
Se quello che abbiamo visto finora  un semplice assaggio
delle reazioni a venire, dubito che lei voglia quel
riconoscimento. Magari arriver perfino a rimpiangere di
non essere rimasto anonimo.
Khan si pos le dita lunghe e affusolate sulle tempie e
sembr gonfiarsi di irritazione. Ma questo  un problema
mio, no? O si tratta di una minaccia?
Paul non rispose. Cerc di ricordare la lista di domande
che gli aveva preparato Lanny, dopo una full immersion
notturna nell'Islam: Sunnita o sciita? Si definisce moderato?
Fidanzata ebrea? Se dovevano presentare un musulmano
come autore del progetto, era fondamentale capire
che tipo di musulmano fosse.
La sua formazione... sembrerebbe laica, disse Paul.
Giusto?
Che importanza ha?
Solo per farsi un'idea. Se non  laico, sono certo che
si definirebbe moderato, giusto? Il ventilatore in alto
girava, in miniatura, nel cucchiaio di Paul.
Non sono pratico di etichette, disse Mo.
Moderato non  proprio un'etichetta, disse Paul.
 pi un atteggiamento. Sono un moderato anch'io.
Complimenti, disse Mo. Il suo tono si era inacidito.
Poi sembr avere un ripensamento. Sono sciita wahabita,
se proprio vuole saperlo, disse.
Capisco, disse Paul, tirando fuori una penna. Le
dispiace se me lo segno...
Khan gli allung un foglio bianco, aspett che Paul finisse
di scrivere, poi disse: Non correrei a raccontarlo
ai giornalisti. Sciiti e wahabiti cercano di ammazzarsi fra
loro per quanto ne so io. Cio molto poco.
Paul avvamp come non gli succedeva da parecchio
tempo. Alla sua et, con la posizione che aveva raggiunto,
si credeva al riparo da certe umiliazioni. Ricord un
episodio che tempo prima gli tornava in mente quasi ogni
giorno. Aveva ventiquattro anni e faceva pratica in uno
studio legale. Ci era arrivato grazie all'intelligenza e alla
determinazione: era sempre stato lo studente migliore del
suo corso, timido e impacciato nella vita di tutti i giorni,
con la paura degli insuccessi e dei passi falsi. Uno dei soci
anziani lo aveva portato fuori a pranzo. In quel ristorante
formale, elegante, dove i camerieri portavano il tovagliolo
al braccio, Paul aveva rovesciato il suo succo di mirtillo, gi
di per s una misera ordinazione. Il socio non aveva fatto
l'indifferente n sdrammatizzato con una battuta. Aveva
osservato la macchia che migrava sulla tovaglia come un
flusso di sangue mestruale. Poi aveva guardato Paul dritto
negli occhi e lui, con suo grande stupore ancora oggi
immutato aveva sostenuto quello sguardo senza vergognarsi
n arrossire o scomodarsi a tamponare la macchia.
Non aveva incrociato gli occhi del cameriere che si era subito
precipitato a cambiare la tovaglia sollevando quella che
gli era parsa un'inutile nuvola di stoffa. In quel momento
senza fine, senza parole, aveva imparato ci che quasi
vent'anni di scuola, college e universit non erano riusciti
a insegnargli. L'intelligenza garantiva solo met del successo,
forse meno; l'altra met era un gioco senza nome
basato tutto sulla psicologia. Per vincere dovevi bluffare
o intimidire l'avversario. Qualche anno dopo, quella rivelazione
lo aveva lentamente emancipato da se stesso e da
una vita sprofondata fra i manuali di giurisprudenza. Non
aveva mai sostenuto l'esame da avvocato, era entrato subito
in una banca d'investimenti come impiegato addetto a
piccole operazioni. Gli piaceva il rischio. Avere imparato
che era possibile sopravvivere ai disastri, perfino volgerli a
proprio vantaggio, lo aveva emancipato. Sembrava lo avesse
imparato anche Khan. O forse glielo stava insegnando
Paul. Non sapeva bene, in quel momento, se fosse stata
l'umiliazione che aveva inflitto a Khan o quella che Khan
gli aveva inflitto a risvegliare quel ricordo.
Sembra che per lei questo sia un gioco, signor Khan.
Infatti. Un gioco con regole fissate da lei. E adesso
sta cercando di cambiarle.
Non sto cambiando niente, disse Paul. Sto svolgendo
i normali accertamenti, come le ho detto. I cittadini
potrebbero chiedersi, per esempio, che cosa ci faceva in Afghanistan
l'autore del progetto. Non aveva messo in conto
di parlarne, ma decise di non pentirsene. Sarebbe stato utile
vedere come reagiva Khan se colto alla sprovvista.
Il giovane architetto reag con l'aplomb di un aspirante
giudice. Sono stato in Afghanistan sei mesi fa per conto
dello studio ROI, disse. Partecipavamo a una gara
d'appalto per la costruzione della nuova ambasciata americana.
Non abbiamo vinto, ma non c' da stupirsi, conoscendo
i lavori dello studio ROI. A ogni modo mi ha fatto
piacere visitare un paese che  diventato cos importante
per l'America, concluse senza difficolt.
Allora comprender l'importanza di questo monumento
per l'America, disse Paul, e con pi insistenza: Non
vorr dividere il suo paese.
Certo che non voglio dividerlo.
Per...  difficile prevedere un esito diverso, se lei
continua a ostinarsi.
Sta dicendo quello che penso stia dicendo?
Sto dicendo solo quello che ho detto. Sto dicendo solo
che non capisco perch una persona che ama l'America,
che vuole vederla guarita, debba esporla alla battaglia che
nascerebbe dalla scelta di un vincitore musulmano. Pensi
al neonato di Salomone.
Non dovrebbe farlo presente a chi si sta armando per
la battaglia? Io ho semplicemente disegnato un giardino.
E loro hanno semplicemente perso mariti, mogli, figli,
genitori.
Perci questo li pone su un piano di superiorit morale?
S, qualcuno potrebbe pensarla cos. Paul fece un
sorriso gelido e si volt a chiamare il cameriere.
Potrei cambiare nome, disse Khan, quando Paul
fin di ordinare il caff.
Molti architetti lo hanno fatto, disse Paul. Soprattutto
ebrei.
Scherzavo.
Il mio bisnonno si chiamava Rubinsky, poi mio nonno
 venuto in America e di colpo  diventato Rubin. Che
cosa sar mai un nome? Tutto e niente. Ognuno di noi si
evolve, cambia con il tempo.
 un po' pi complicato di cos, scegliere un nome che
nasconde le tue radici, le tue origini, la tua etnia.
Il nome Rubin non nasconde granch.
Ma dice molto meno di Rubinsky. Non tutti sono
pronti a cambiarsi i connotati per fare strada in America.
Stava alludendo agli ebrei, alla loro integrazione, alle
loro aspirazioni? Si ricord del commento di Edith quella
mattina. Un paese musulmano non permetterebbe mai a
un ebreo di costruire un monumento alla memoria, aveva
detto. Perch dovremmo comportarci diversamente? -
Edith aveva l'abitudine di esternare tutte le opinioni che
Paul invece avrebbe tenuto per s, come un alter ego pi
reazionario che viveva sotto il suo stesso tetto.
Questo non  un paese musulmano, Edith. Noi siamo
migliori di cos. Non possiamo escluderlo solo perch
 musulmano, aveva detto, anche se era proprio quello
che aveva in mente.
Daniel Pearl ha pagato un prezzo ben pi alto per il
fatto di essere ebreo, ribatt lei con incontrovertibile
superficialit.
Khan alz il braccio. Paul trasal, poi cap che stava
semplicemente chiedendo il conto. Ebbe la sensazione inquietante
di aver messo in moto qualcosa di nuovo senza
volerlo. Laico o osservante che fosse, Khan sarebbe uscito
da quel locale come un musulmano in collera.
Paul arriv a casa maldisposto verso l'appuntamento
successivo, un incontro fissato da tempo col figlio maggiore,
Jacob. Aveva provato a rimandarlo, ma Edith si
era impuntata.
Quegli incontri fra padre e figlio erano ufficialmente
programmati per raccontarsi le ultime novit, ma in realt
servivano a Jacob, un accattone con le mani tenere di
un neonato, per spremergli altri quattrini. Paul fissava l'orario
di questi faccia a faccia in modo che non coincidessero
con i pasti. Odiava la recita della famiglia affettuosa
quando si parlava di soldi.
Jacob si definiva un regista, ma i suoi film tre cortometraggi,
un lungometraggio proiettato in qualche festival
minore e poi uscito direttamente in DVD non erano di
quelli che Paul o i suoi amici conoscevano. Definirsi artista
non significava esserlo davvero. Era stufo di finanziare
Jacob, ma Edith gli dava il tormento, lo martellava, e Paul
sapeva che tramavano in separata sede perch gli assegni
continuassero ad arrivare. Edith era un generale, tranne
quando c'era di mezzo il figlio.
I soldi gettati al vento per Jacob facevano solo il solletico
al suo patrimonio, ma quel dare per scontato che non
sarebbero mancati mai ostruiva il corso della sua generosit.
Come se non bastasse, Jacob esibiva un'arietta risentita
che Paul proprio non capiva. Aveva quarant'anni e il
padre lo foraggiava: di che cosa doveva sentirsi offeso?
Usava il suo potenziale inespresso come scusa per giustificarsi.
Prima di investire sul figlio Paul aveva studiato l'economia
dell'industria cinematografica. Raramente i film
indipendenti incassavano grosse cifre, e Jacob, con la sua
giacca di pelle nera (lo stesso modello di buon taglio, sostituito
appena si sciupava), andava fiero dei suoi film poco
commerciali. Ci significava che Jacob, salvo un provvidenziale
successo che il suo talento finora non lasciava
presagire, gli sarebbe rimasto sul groppone vita natural
durante. Con gli anni, i piaceri della paternit invece di
crescere diminuivano, e questo forse spiegava perch i suoi
amici fantasticavano sui propri nipoti: erano la possibilit
di un nuovo inizio. Siccome lui di nipoti non ne aveva, gli
restavano i figli, ormai adulti, e i vari modi in cui riuscivano
a deluderlo.
Perlomeno Samuel, il figlio minore, era intraprendente.
Dirigeva un'importante organizzazione per i diritti dei
gay ed era apparso sulla copertina del New York Magazine
come uno dei quaranta newyorchesi sotto i quaranta
da tenere d'occhio. Paul non aveva nulla da ridire sulle
sue preferenze sessuali: aveva letto abbastanza, quando
Samuel era uscito allo scoperto, per convincersi che l'omosessualit
era irreversibile e che lui come padre non ne
aveva colpa. Per odiava vederla sbandierata, odiava l'interminabile
sfilata di cloni che Samuel gli portava a Pasqua
o nel giorno del Ringraziamento. Tu vorresti che vivessi
come un etero! lo aveva accusato una volta Samuel. Proprio
cos. Paul non riusciva a capacitarsi che fosse Jacob,
il buono a nulla.
Quando Paul entr in ufficio, la vista della nuca ricciuta
di Jacob gli suscit un'involontaria e ben nota freddezza.
Si strinsero la mano. Jacob era abbronzato, o per essere
pi precisi, il suo viso solitamente pallido aveva una tonalit
salmone. Sei stato fuori? chiese Paul, fingendo di
studiare la corrispondenza.
Solo per una breve vacanza, disse Jacob, curvando
un pochino le spalle.
Una vacanza, ripet Paul. Beato te.
Jacob rest zitto, cos Paul gli chiese come stava la moglie,
una taiwanese americana di una bellezza sensazionale.
Bea sta alla grande. Allora pap, che pensi di fare?
A che proposito? lo apostrof Paul, anche se lo sapeva.
Rimase commosso, perch Jacob raramente s'interessava
ai suoi problemi, ma poi si indispett: ci voleva un
fatto cos clamoroso per decidersi a chiedere.
Col monumento in memoria delle vittime, intendevo.
Al posto mio tu che faresti, Jacob, se fosse vero?
Lo affiderei a lui. O a lei. Dicevo a Bea che secondo
me  Zaha Hadid. Nessuna risposta. Chiunque sia, se
ha vinto ha vinto.
Proprio come il figlio ingenuo nel racconto del seder
a Pasqua, pens Paul. Allora, come mai sei qui oggi? -
chiese. Jacob attacc a parlare del suo nuovo film, la storia
di una donna che parte col figlio di nove anni per un
viaggio nel Laos. Il Laos suonava costoso.
Ti ricordi, pap, la donna che in Exiled era un personaggio
secondario? Era rimasta incinta, no? Il figlio sarebbe
quello l! Il contenuto del discorso non reggeva il peso
del suo entusiasmo, per questo, concluse Paul, Jacob era
un pessimo venditore: non sapeva calibrare i toni, non gli
interessava la reazione del pubblico. Paul si rendeva conto
che questo giudizio lo metteva anche al riparo dal senso di
colpa: aveva saltato la proiezione di Exiled per una cena a
Gracie Mansion in onore del governatore, quando stava
cercando di aggiudicarsi la presidenza della giuria. Pi tardi
si era appisolato, annoiato e confuso, durante la visione
del film a casa, svegliandosi solo per i titoli di coda, dove
figurava come produttore esecutivo, a riconoscimento dei
soldi buttati in quella follia. Aveva mandato a Jacob un
biglietto voluto da Edith in cui lodava l'originalit e la
passione di Exiled, ma adesso era distratto, aveva esaurito
ogni cautela. Mi sa che in quel momento stavo dormendo, 
disse senza pensarci, con malagrazia; perfino, si
rese conto poi, con una punta di malignit.
Due chiazze vermiglie si accesero sulle guance di Jacob,
e Paul lo vide come un bambino affranto che cerca consolazione
dopo un'offesa subita a scuola. Solo che a offenderlo
era stato il padre. Forse, pens Paul, prendersi cura dei
figli significava proteggerli finch non erano abbastanza
forti da sopportare il dolore inflitto proprio dai genitori.
Mi... No, non gli avrebbe chiesto scusa. Sono
stanco, disse. Ho un sacco di pensieri per la testa. Jacob
apr e chiuse la bocca, ma non disse niente. Quel silenzio,
quell'incapacit di parlare, non faceva che diminuire
il rispetto di Paul.
Quanto ti serve? chiese, per chiudere la questione.
Quattrocento, mormor Jacob, senza bisogno di aggiungere
mila. Era una cifra notevole e Paul sper quasi
che Jacob l'avesse alzata per ripicca. Non pot fare a meno
di confrontare suo figlio, e non in modo favorevole, con Mohammad Khan.
...
.
...
Capitolo ottavo.
...
.
...
Come potevi essere morto se non esistevi? Dei quaranta
bengalesi che al consolato risultavano dispersi all'indomani
dell'attentato, solo ventisei erano immigrati regolari e il
marito di Asma Anwar non figurava tra loro. Quelli senza
permesso di soggiorno non andavano contati, insistevano
le autorit. Il consolato non poteva rendersi complice dei
clandestini, nemmeno dopo la loro morte. Erano davvero
spiacenti per Inam, se davvero era esistito intercalare
che usavano con la stessa frequenza di imballalo ma non
potevano fare nulla per rimpatriare la salma, se l'avessero
trovata, n per aiutare economicamente la vedova.
L'uomo che aveva subappaltato a Inam il lavoro di portinaio
sosteneva la stessa tesi: non esisteva nessun Inam
Haque, dal momento che aveva preso servizio con un nome
e un numero di previdenza sociale falsi. Era stato proprio
lui a insistere su quella parvenza di legalit, ma adesso
la usava come scusa per non aiutare Asma. Le tasse che
pagava, per, erano vere, ripeteva Asma a Nasruddin,
il sindaco di Little Dhaka, come veniva chiamato il loro
quartiere di Brooklyn, anche se gli abitanti venivano
in gran parte da Sandwip. Questo non conta niente?
Nasruddin si limitava a scuotere la testa. Viveva a
Brooklyn da prima che Asma nascesse, da oltre ventuno
anni. In tutto quel tempo, diceva la gente, sul viso non gli
era spuntata quasi neanche una ruga, anche se gli si era
gonfiata la pancia, come se fosse eternamente incinto. Si
guadagnava da vivere dirigendo una squadra di bengalesi
addetta alla ristrutturazione e alla manutenzione di una decina
di palazzine a Brooklyn che appartenevano a un macellaio
d'origine irlandese. Ma le sue vere energie le dedicava
ai connazionali, di cui si prendeva cura spianando la
strada per i permessi di soggiorno e le licenze commerciali,
le scuole e gli ospedali pubblici, le trattative immobiliari,
i matrimoni e i divorzi, gli arresti e le multe per l'immondizia
sul marciapiedi e il parcheggio in doppia fila. Il suo
inglese era ottimo, la sua correttezza indiscussa. Inam aveva
lavorato per lui ed era stato al sicuro sotto la sua ala.
Nasruddin gli aveva sconsigliato di accettare quel posto a
Manhattan: era come un altro paese. Ma Asma si era impuntata,
credendo che il lavoro alle torri, tanto pi alte
delle palazzine di Brooklyn, rappresentasse anche la loro
ascesa sociale. Quante arie si era data immaginando che la
notizia attraversasse l'oceano. Nasruddin non le rinfacciava
mai quell'errore di valutazione; non ce n'era bisogno.
Era stato lui a darle la notizia, per questo forse era diventato
il suo protettore. Incinta di otto mesi, Asma stava
schiacciando un pisolino in camera quando aveva sentito
dei colpi concitati alla porta dei Mahmoud, i padroni di
casa. La signora, che era stata al telefono tutta la mattina,
aveva riagganciato ed era andata ad aprire, trovandosi
davanti Nasruddin, con il fiatone. Era in tuta da lavoro.
A quel punto Asma si era gi trascinata fuori dalla stanza.
Ha chiamato Inam? chiese Nasruddin.
La signora Mahmoud era proprietaria non solo della
stanza cieca che avevano preso in affitto ma anche dell'unico
telefono di casa. No, rispose. Si volt a guardare
gli armadi, come se Inam potesse essere nascosto l dentro.
Nasruddin guard Asma e disse, in tono troppo cerimonioso:
Siediti, per favore. Aspett che si fosse accomodata
sul divano, mentre la signora Mahmoud le appoggiava
i piedi gonfi su uno sgabello imbottito.
Sono crollate le torri, disse, e lei cap.
Nella nebbia che segu, Asma forn dichiarazioni sul
lavoro, gli orari, le abitudini e la storia di Inam ai funzionari
del consolato, agli investigatori assunti dal datore
di lavoro di Inam, alla polizia, all'FBI e alla Croce Rossa
americana. Riceveva tutte quelle visite e se ne scordava
seduta stante, sintonizzata solo su un mondo interiore di
ritmi fragili e imprevedibili. Si accarezzava in modo ossessivo
il ventre dilatato, misurando la propria esistenza
da un calcio al successivo. Non aveva mai pregato tanto
intensamente, mai avvertito con tanta forza il contrasto
fra la tranquillit che provava dentro la preghiera e la
confusione fuori. Non poteva inchinarsi per il pancione,
ma era sicura che agli occhi di Dio era come se si fosse
inginocchiata.
Come Inam, anche Asma era in America senza permesso
di soggiorno. Tutta quell'attenzione da parte delle autorit
sarebbe finita con il rimpatrio, ne era sicura. Rassegnata
a questa evenienza, si aggrappava solo a due speranze: di
partorire in anticipo, cos suo figlio sarebbe nato cittadino
americano, e di ritrovare il corpo di Inam, per tornare
a casa tutti e tre insieme. Nel frattempo viveva grazie ai
soldi del Fondo orfani e vedove della moschea, al quale
Inam aveva sempre contribuito, e alla generosit dei padroni
di casa. Resta finch ne hai bisogno, gratis, disse
la signora Mahmoud, sapendo che Asma sarebbe tornata
presto in Bangladesh.
Quando nacque il bambino, Asma lo studi, in cerca di
Inam. Dicevano tutti che lui era l, nel figlio, una copia
perfetta secondo l'espressione della signora Mahmoud,
come se fosse uscito da una fabbrica di vestiti. Ma il viso
di Inam, bench delicato, era lungo e giallastro. Il bambino
invece aveva la vitalit del padre di Asma: gli occhi
grandi, le sopracciglia scure, il viso tondo, il colorito caldo.
Perfino l'involontario gesticolare delle braccia le riportava
alla mente il modo di raccontare paterno. Cerc Inam
con pi impegno, perch le sembrava importante trovarlo.
Una copia perfetta.
Lo chiam Abdul Karim, Servo del Pi Generoso. Sperava
che Dio lo proteggesse. Di notte si rannicchiava sotto
le coperte con lui in quel gelido appartamento e sottovoce
gli raccontava delle storie. Gli raccontava che era stata
lei a proporre Inam come sposo ai genitori, dopo aver
mandato a monte tre matrimoni per il vizio di aprir bocca
a ogni incontro con i futuri suoceri. Inam aveva sei anni
pi di lei, veniva da una famiglia pi povera, ma non poteva
fare la difficile. Ricordava vagamente, dall'infanzia,
che aveva un viso gentile. Viveva in America, dove voleva
vivere anche lei. Aveva informato il padre che non sarebbe
rimasta a Sandwip, come la maggior parte delle mogli,
incinta, agli ordini dei suoceri, ad aspettare il ritorno del
marito una volta l'anno. Lo avrebbe raggiunto. Con suo
stupore Inam le aveva dato ragione.
Quando parlavano al telefono Inam a Brooklyn, lei
ancora a Sandwip era cos taciturno che toccava a lei riempire
i silenzi. Il loro matrimonio era stato pi o meno lo
stesso. Ma le mancava la sua calma. Non si era resa conto
di quanto la rasserenasse.
Sigillo oro, caratteri in nero: arriv il certificato di
morte. Il consolato del Bangladesh riconobbe che Inam
era uno dei suoi cittadini e cominci a passarle un modesto
contributo. Con l'aiuto di un avvocato ebreo che aveva
sposato la causa dei parenti dei clandestini, Nasruddin
convinse l'uomo che aveva assunto Inam a sganciare una
piccola somma aggiuntiva. Trascorsero tre mesi, poi sei,
senza un corpo n una traccia. Abdul impar a girarsi, e
la muta domanda si fece sempre pi forte: quando sarebbe
tornata a casa? Dicono che forse alcuni corpi non li troveranno
mai, se ne usc un giorno la signora Mahmoud.
Sono stati cremati.
Lo aveva detto per ferirla? La cremazione era un anatema
per i musulmani. Dio aveva proibito l'uso del fuoco
sulla Sua creazione, o cos le avevano insegnato. Allora
perch Lui aveva permesso a quegli uomini di cremare
suo marito, e di sostenere di averlo cremato in Suo nome,
per giunta? Dove sarebbe finita l'anima di Inam? Sarebbe
rimasto fuori dal paradiso? Il mattino dopo, quando sent
uscire i Mahmoud, and di soppiatto al telefono e chiam
l'imam. Era pi facile rivolgergli certe domande senza
avercelo davanti. Le pareva di vederne il battito delle
palpebre dietro le lenti, la barba rada che la faceva sempre
pensare a un fuoco che stentava ad accendersi.
Perch mio marito ha sofferto cos?, chiese.
Era scritto, rispose l'imam, come lei aveva previsto.
Il fuoco che aveva divorato Inam non era nulla in confronto
alle fiamme dell'inferno, che invece erano eterne, continu
il religioso. Se il marito era credente, poteva stare
tranquilla: lui era nel Giardino adesso. La sua sofferenza
in terra era stata momentanea; la sua beatitudine sarebbe
stata perpetua.
Asma era sicura che Inam fosse stato accolto nei giardini
del paradiso. Pagava la zakat. Digiunava sempre durante
il Ramadan. Pregava, se non cinque volte al giorno,
pi spesso che poteva. La mattina della disgrazia, mentre
era a letto con gli occhi chiusi e fingeva di dormire, troppo
pigra e appesantita dal pancione per alzarsi a preparargli
la colazione, lasciandolo al dahl freddo che gli aveva
preparato la sera prima, aveva sentito il fruscio dei vestiti
mentre si inginocchiava. Era credente.
Eppure, sapere che Inam era destinato al paradiso non
le dava la pace o la gioia che erano segno di sottomissione
alla volont di Dio. Non capendo di cosa fosse segno il
tarlo che la rodeva dentro, pregava di trovare pace.
Perch proprio suo marito?, chiese all'imam, sapendo
che non le spettava domandarlo. Sentiva il bisogno di tenerlo
al telefono, di prolungare la conversazione. L'imam
cit una sura: Nessuno muore se non con il permesso
di Allah, in un termine scritto e stabilito. Dio  onnipresente,
onnisciente, disse, creatore, padrone e signore
dell'universo. Non possiamo discutere la Sua distruzione;
noi siamo la Sua creazione della quale Egli fa ci che crede.
Dalle sue parole che lei ascoltava sotto varie forme da
quando era nata Dio sembrava un ricco signore libero di
premiare o punire i Suoi servi come meglio credeva. Asma
si vergognava di quei pensieri, se ne scus perfino con Dio.
Eppure continuava a fare domande. Gli uomini che avevano
ucciso suo marito credevano di aver compiuto un atto
di devozione che li avrebbe condotti in paradiso, spieg
all'imam. Lo dicevano tutti. Credevano di combattere in
nome di Dio, e il Corano prometteva una grande ricompensa
a coloro che intraprendevano quella guerra. Come
poteva esserci spazio per quegli uomini e per suo marito
nello stesso paradiso?
Lo sa solo Dio, rispose l'imam. Ma voglio saperlo
anch'io, pens Asma. La fede per lei era sempre stata un
edificio indistruttibile. Ora aveva scoperto un mattone
sconnesso: bastava sfilarlo per far crollare l'intera struttura,
e la sua mano indugiava sopra quel mattone, tentata,
timorosa.
Eppure sapeva che sarebbe stato Dio, il migliore degli
strateghi, a decidere la sua sorte. O forse l'aveva gi decisa.
Si aspettava di essere rimpatriata: non era successo. Pensava
di partire quando avessero trovato il corpo di Inam:
non era successo. Un giorno si rese conto che l'attesa era
diventata un pretesto. Aggrapparsi al tenue filo di speranza
che recuperassero il corpo del marito le permetteva
di restare attaccata all'immaginario futuro americano che
Inam aveva costruito per il nascituro. Neanche i sei anni
di studi per prendersi una laurea all'universit di Chittagong
gli avevano garantito un lavoro in Bangladesh, a meno
di non volerlo comprare. Con centinaia di aspiranti per
ogni singolo impiego nella pubblica amministrazione o in
un'azienda privata, i posti andavano al miglior offerente.
Lui non voleva comprare un lavoro, ma anche in quel caso,
come poteva guadagnare i soldi per comprarsi un lavoro
se era disoccupato? Per il loro bambino sarebbe stato diverso,
diceva sempre Inam. E Asma decise di tenere fede
al suo volere. A Kensington c'era una tale concentrazione
di bengalesi che poteva procurarsi tutto il cibo, i detersivi,
i farmaci e il vestiario che le servivano senza spiccicare
mezza parola d'inglese (ma non prendere iniziative senza
vagliarle a fondo in bengalese). Per non poteva sopravvivere
senza soldi, e con i sussidi che le passavano lei e Abdul
non sarebbero andati avanti per molto.
Dio  il migliore degli strateghi. Un giorno Nasruddin
l'accompagn da un avvocato che voleva aiutarla a ottenere
un risarcimento dal governo per la morte di Inam. Tutti i
parenti legalmente riconosciuti delle vittime ci erano riusciti,
quindi non c'era motivo per cui Asma non dovesse
ottenerlo. E se davvero voleva restare in America e crescere
l suo figlio, le disse Nasruddin, doveva provarci.
L'avvocato, le spieg Nasruddin, era un'americana di
origine iraniana. Musulmana, ma diversa da tutte le altre
che Asma conosceva. I capelli scuri, a differenza di Asma,
li portava scoperti. La gonna del tailleur turchese attillato
le arrivava s e no al ginocchio. Le gambe pallide erano
nude; i tacchi delle scarpe, intonate al tailleur, erano
alti. Sulle labbra portava un rossetto color prugna. Asma
avrebbe voluto farle domande per tutto il giorno, molte
delle quali non c'entravano niente con l'attentato, ma Laila
Fathi non aveva tempo. Le sue parole scorrevano veloci;
i suoi telefoni squillavano spesso; la sua agenda, aperta
accanto a lei, era piena.
Asma non aveva mai tenuto un'agenda, n le era mai
servito: anche dopo l'attentato, sapeva che Nasruddin
avrebbe chiamato il giorno prima o addirittura la mattina
stessa per avvertirla che avevano un appuntamento.
A Sandwip lo scorrere del tempo era scandito dagli avvenimenti,
non dalle date, e cos era anche per i suoi ricordi: la
mietitura del riso in estate, in autunno, in inverno; l'arrivo
dei primi mango; le festivit scolastiche e quelle religiose,
la falce di luna all'inizio e alla fine del Ramadan. Le due
Eid-ul-Fitr. Il periodo delle elezioni, stagione di violenza.
Gli orari, al suo paese, erano provvisori. Gli appuntamenti
spesso non venivano rispettati. La gente ritardava per
colpa delle strade malridotte, dei risci con le gomme bucate,
della penuria di benzina o semplicemente perch le
conversazioni andavano per le lunghe. In America il tempo
era oro, in Bangladesh lamiera ondulata.
Laila era come un sogno inspiegabile, che le impediva
di concentrarsi su quello che ascoltava, nella traduzione
di Nasruddin. I politici, dopo qualche mese di dibattito,
avevano deliberato di risarcire gli stranieri senza permesso
di soggiorno che avevano perso un parente nell'attentato.
Nasruddin e Laila volevano farle incontrare il funzionario
di governo che distribuiva i fondi. Cos avrebbe potuto
assicurare ad Abdul il futuro che suo marito desiderava.
Consegnarsi direttamente nelle braccia del governo?
Erano matti? Secondo Asma, nessun paese poteva essere
tanto generoso.
 di sicuro un trucco, disse, un modo per scovare
i clandestini e rimpatriarli.
Laila disse che il governo aveva promesso di non trasmettere
nessuna delle informazioni ottenute in quel frangente
all'Ufficio immigrazione. Mi creda, non la esporrei
mai a nessun tipo di pericolo, le assicur. Questo non
significa che se lei arrivasse all'attenzione delle autorit
per altre vie, per esempio in caso di arresto, non potrebbero
rimpatriarla. Quindi eviterei contatti con la polizia.
Metteranno per iscritto che non  un trucco? chiese
Asma, colpita dalla propria scaltrezza. Dal sorriso di Laila
cap che anche lei ne era rimasta colpita.
Alla fine si lasci convincere perch aveva fiducia in
Nasruddin. Studiarono tutti e tre come formulare la richiesta,
cercando di calcolare quale sarebbe stato il reddito di
Inam nel corso degli anni. Asma arriv all'incontro con il
funzionario del governo tremante di paura, scrut il suo
viso per trovarvi tracce di inganno e usc con un milione
e cinquantamila dollari a risarcimento di quanto avrebbe
guadagnato il marito in una vita. Sapeva che avrebbe potuto
non essere semplice, ma nel suo caso fil tutto liscio.
In un momento si ritrov milionaria, anche se, quando
Nasruddin fece i conti, mostrandole che i soldi servivano
a mantenere Abdul finch non diventava adulto e anche
lei, forse finch campava, cap che doveva starci molto attenta
a tutti quei dollari.
E anche a se stessa, perch era non solo milionaria, ma
milionaria in segreto. La generosit del governo l'aveva
resa ricca; le leggi del governo la tenevano nell'illegalit.
Aveva i soldi per andare e tornare cento volte in aereo dal
Bangladesh, ma non poteva lasciare l'America perch rischiava
di non poter pi rientrare. C'erano altri famigliari
delle vittime nella sua situazione, disse Laila relativamente
benestanti, clandestini ma Asma non li conosceva
n sapeva quanti fossero. Forse passavano per strada ogni
giorno e si nascondevano nell'ombra ognuno per conto proprio,
temendo che il luccichio delle loro montagne d'oro li
tradisse. Dio aveva tessuto una ragnatela per proteggere
Maometto, che si nascondeva in una grotta dai suoi inseguitori.
Se Lui voleva, l'avrebbe protetta.
Nasruddin consigliava discrezione anche per un altro
motivo: non voleva che la comunit capisse che era diventata
ricca o spargesse la voce anche in Bangladesh. Potevano
denunciarla ai funzionari dell'immigrazione. Potevano
rapirle qualche parente a scopo di estorsione. Doveva tenere
i soldi nascosti sotto i vestiti, come un altro rotolo di
ciccia. Cos mentre i consulenti finanziari scelti da Laila
Fathi investivano il suo milione di dollari, Asma viveva
ancora come se fosse povera.
Bastava che spendesse qualche soldo in pi per attirare
l'attenzione della signora Mahmoud. Hai comprato
brinjal? chiese in tono sprezzante quando le melanzane
erano aumentate di venti centesimi al chilo. Oppure: Allora?
Si festeggia? quando Asma, cercando di ricambiarne
la perenne ospitalit, le compr dei cioccolatini avvolti
nella stagnola viola. Erano costati due dollari e venti centesimi.
Asma disse ai Mahmoud che l'uomo per cui lavorava
Inam le aveva dato un altro po' di soldi e che aveva
intenzione di restare in America. Il loro palese disappunto
lasci presto il posto alla compassione. Asma doveva farsi
durare i soldi il pi possibile, dissero. Sarebbe rimasta da
loro pagando la stanza solo cinquanta dollari al mese. Accettare
le sembrava disonesto, visto che poteva pagare di
pi, ma non vedeva alternative. Magari sorbirsi le chiacchiere
della signora Mahmoud poteva essere un'altra forma
di pagamento.
Lo status del defunto marito rimaneva provvisorio quanto
il suo. Nasruddin la inform che stavano per costruire
un monumento in memoria delle vittime, ma che un gruppo
antimmigrati voleva lasciare da parte Inam e gli altri
clandestini. Inserire anche i loro nomi, sosteneva il gruppo,
significava condonare il reato di cui erano colpevoli
ed equipararli a normali cittadini. Asma si tormentava
all'idea che il marito venisse escluso. Sarebbe stato come
rinnegare definitivamente la sua esistenza, come se fosse
vissuto solo nella sua fantasia. Il suo nome doveva esserci,
perch dietro quel nome c'era una vita.
Quando il gruppo antimmigrati tenne una piccola manifestazione
nei pressi del municipio, la guard sul notiziario
locale insieme ai padroni di casa. Il signor Mahmoud
traduceva. L'uomo inferocito che veniva incitato dalla folla,
spieg, era Lou Sarge, popolare conduttore di un talk
show radiofonico, che era diventato l'idolo delle folle da
quando si scagliava contro l'Islam. Asma era spaventata
da quella pelle troppo bianca, da quei capelli troppo neri.
L'America  l'America perch qui le leggi le rispettiamo, 
rugg Sarge. Mettere i nomi dei clandestini sul
monumento significa sputare in faccia agli americani onesti,
compresi gli immigrati regolari, che hanno perso la vita. I
clandestini che hanno perso la vita sono venuti qui in cerca
di un'occasione, ma se fossero rimasti a casa sarebbero ancora
vivi. Non vi sembra l'occasione pi grossa che ci sia?
Asma affond i pugni nei cuscini del divano, arrabbiandosi
perch non c'era nessuno a parlare per il marito, per
l'esercito di lavoratori che pulivano, cucinavano, servivano
e strofinavano, e quando arrivava il momento morivano
come se fosse un'altra forma di deferenza. Ma l'indomani
il sindaco dichiar che bisognava ricordare tutti i morti,
clandestini o meno, e poco dopo il governatore e il presidente
della giuria gli diedero ragione. Inam avrebbe occupato
legalmente il suo posto sul futuro monumento alla
memoria. Eppure Asma avvertiva forte la sensazione,
simile al brivido di quando si sfiorava l'incidente su un
autobus di Chittagong, che la storia gli avesse fatto solo pochissimo spazio.
...
.
...
Capitolo nono.
...
.
...
Mo era nell'atrio del God Box, nome che rispecchiava
sia la forma dell'edificio sia lo sbalorditivo assortimento di
organizzazioni religiose ospitate al suo interno. Il MACC
Muslim American Coordinating Council era uno dei
tre gruppi islamici in elenco, insieme a cinque comitati
ebraici e a una decina di comitati cristiani che andavano
dai protestanti tradizionali ai missionari evangelici. La sua
configurazione faceva pensare a un nastro che si sfrangiava
in lembi sempre pi sottili.
Non aveva mai sentito parlare del MACC e del suo direttore
generale, Issam Malik, finch non aveva visto con
Yuki quel dibattito trasmesso dalla Fox. In quel momento
gli era sembrato l'accattivante portavoce di una lobby che
difendeva interessi particolari, anche se in quel caso coincidevano
con i suoi. Poi, sulla scia dell'incontro con Paul,
aveva cambiato parere. Forse Malik era l'uomo giusto per
difendere il suo diritto di vincere come qualsiasi altro americano.
Aveva deciso, in quel ridicolo ristorante francese
dove si era incontrato con Rubin, che non avrebbe ceduto
alle pressioni ritirandosi, n cercato di rassicurare gli animi
definendosi moderato o inoffensivo o sufi, o usando
un qualsiasi altro aggettivo che permettesse agli americani
di dormire tranquilli, senza il timore che gli piazzasse
una bomba sotto il cuscino. Voleva che si preoccupassero
proprio perch lui non dava preoccupazioni.
Gli uffici del MACC al terzo piano avevano le pareti coperte
di manifesti incorniciati della campagna pubblicitria
che il consiglio aveva promosso in metropolitana e sui
quotidiani subito dopo l'attentato. La nostra difesa  la
vostra difesa, recitava lo slogan, corredato dall'immagine
di una gigantesca stretta di mano. All'epoca gli era sembrato
fuorviante involontariamente minaccioso; ingenuo
perch proponeva un patto proprio quando gli americani
non ne avevano nessuna voglia. Mentre percorreva il corridoio
la stretta di mano gli riport alla mente la sfilza di
foto che ritraevano Issam Malik che compieva lo stesso
gesto con governatori, sindaci, stelle del cinema, perfino
al presidente, come se avesse strappato a tutti un accordo.
Trov Malik al telefono dietro la prua di una mega scrivania
a V che fluttuava in un immenso ufficio. Asalamu
alaikum, disse Malik, posando il telefono. C'erano tre
televisori accesi sulla CNN, la MSNBC, Fox News tutti
senza audio. Tre telecomandi erano allineati in bell'ordine
sulla scrivania.
Salve, borbott Mo.
Malik si alz dalla scrivania e gli and incontro per dargli
la mano. Aveva una stretta risoluta. Era aitante e ben
vestito come appariva in televisione. Ma pi basso.
Mo lo aveva chiamato senza preavviso, sentendosi come
un latitante che vuole costituirsi. Sono il musulmano, 
aveva detto quando finalmente era riuscito a farsi passare
Malik. Aggiungendo, visto che Malik non coglieva l'allusione:
Il musulmano misterioso. Quello del monumento
per le vittime dell'attentato.
Aaah! aveva detto Malik. Per!
Il luccichio che aveva colto nella voce di Malik adesso
era nel suo sguardo. Mo venne accompagnato in una sala
dove era riunito il comitato esecutivo del MACC. Il consiglio
era un'organizzazione generale che raccoglieva una miscellanea
di gruppi musulmani, politici, teologici o giuridici.
L'eterogeneit del gruppo era impressionante: asiatici del
Sud, afroamericani, arabi; uomini barbuti e sbarbati, in
giacca e cravatta o gellaba: due donne col velo e una notevole,
capelli neri e tailleur color melanzana a capo scoperto.
Lo sguardo di Mo indugi sui suoi occhi scuri, sulle
labbra carnose e il naso importante ma fascinoso, e registr
un cenno che suggeriva momentanea approvazione.
Su richiesta di Malik, raccont la sua vicenda. La capisco,
intervenne subito un anziano, che si era presentato
come Imam Rashid. Lei ha cercato di fare la cosa
giusta, un gesto di riconciliazione. Dopo l'attentato, sono
andato e mi sono offerto volontario. Ho convinto altri
imam a seguire il mio esempio. Dopodich l'FBI ha messo
un informatore nella mia moschea.
Allah sapr ricompensarla, gli disse un altro. Lei
ha fatto qualcosa di buono per la ummah, per dimostrare
che i musulmani in America vogliono vivere in pace.
Ma l'America vuole vivere in pace con i musulmani? -
chiese in tono pi polemico un certo Ansar, a capo di una
lobby impegnata in politica estera. Visto che parliamo di
monumenti, dov' quello in memoria del mezzo milione
di bambini iracheni uccisi dalle sanzioni statunitensi? O
quello in memoria delle migliaia di afgani innocenti uccisi
in risposta all'attentato, o degli iracheni uccisi col pretesto
di rispondere all'attentato? O di tutti i musulmani
trucidati in Cecenia o in Kashmir o in Palestina, mentre
gli Stati Uniti stavano a guardare? Continuano a dirci che
servono tre ore per leggere i nomi delle vittime di questo
attentato. Sapete quanto ci vorrebbe a leggere i nomi di
mezzo milione di bambini iracheni morti? Ventuno giorni.
Stiamo andando fuori tema, mormor Malik.
Niente affatto, invece, disse Ansar. L'attentato
non diventa meno tragico se riconosciamo le altre tragedie
e pretendiamo altrettanto tempo e altrettanto spazio per
loro. Dicono che quando vai al cinema fai il tifo per i cowboy,
ma quando leggi i libri di storia fai il tifo per gli indiani.
Gli americani sono chiusi dentro un cinema a guardare
i western in questo momento, e noi dobbiamo buttare gi
le pareti, fargli vedere cosa c' fuori.
Io sono un architetto, non un politico, disse Mo,
sperando di riportare la conversazione sui giusti binari.
E sono americano, quindi ho sentito l'esigenza di commemorare
l'attentato all'America. Gli afgani, gli iracheni,
gli altri di cui parlava, sono liberi di progettare il loro
monumento.
Difficile pensare a un monumento quando il tuo paese
 occupato o bombardato, disse Ansar.
Non possiamo chiedere a Mohammad di farsi carico
di ogni causa musulmana o di ogni paese, disse Laila
Fathi, la donna a capo scoperto. La sua voce aveva una
cadenza melodiosa che, sospettava Mo, induceva gli altri
a sottovalutarla. In questo momento  lui la causa che
dobbiamo difendere. Se gli negassero la vittoria, com'
chiaramente nelle loro intenzioni, o se i suoi oppositori
facessero pressioni sulla giuria in tal senso, passeremmo
da americani di serie B.
Ma noi siamo americani di serie B, disse un uomo
in gellaba. Nel calendario scolastico l'Eid non  un giorno
festivo.
Devi tirarlo in ballo a ogni riunione? lo aggred Malik.
Penso proprio di s, finch non cambiano le cose. Immagino
che Mohammad non voglia esprimersi neanche su
questo tema.
Sono fondamentalmente laico, disse Mo.
Una donna con un velo beige ben stretto intorno al capo
lo guard incuriosita, poi alz la mano. Era Jamilah Maqboul,
vicepresidente del MACC. Forse non ci siamo chiesti davvero
se la battaglia del signor Khan sia produttiva, o costruttiva,
per la comunit musulmana. Il signor Khan non si 
mostrato per nulla interessato, almeno non in questa sede,
a farsi carico delle questioni che stanno a cuore ai musulmani.
Si  limitato a ricordarci che non  particolarmente interessato
all'Islam, che non si occupa di politica, che  laico.
Giusto, disse Ansar. Vogliamo davvero spendere
il limitato capitale di cui disponiamo per difendere il suo
diritto di progettare un monumento che, ignorando il numero
ben pi elevato di vittime causate nel mondo islamico
dall'intervento americano, nasconde la complicit degli
Stati Uniti nella loro stessa tragedia?
Aprendo nel frattempo un'inutile diatriba con le famiglie
delle vittime, una fetta di popolazione che non abbiamo
nessun interesse a offendere, aggiunse Jamilah.
Qui si tratta di accumularlo il capitale, non di sperperarlo, 
disse Malik. L'opinione pubblica si sta gi dividendo,
e detto fuori dai denti  proprio adesso che bisogna
mobilitare la base, raccogliere fondi, far capire alla
maggioranza apolitica dei nostri fratelli e sorelle che in
gioco ci sono i loro diritti, che devono organizzarsi, e che
hanno bisogno di noi per difendersi. Grazie all'attenzione
dei media potremo dibattere altre questioni che interessano
i musulmani. Come possiamo ignorare l'ondata d'odio
verso l'Islam che questa vicenda ha scatenato?
Lui ha vinto, disse Laila Fathi. E se questa organizzazione
vuole starsene tranquilla a guardare mentre lui
 in balia degli eventi... pronto a essere bastonato come
una pignatta, allora questa organizzazione non fa per me.
Mo vide correre degli sguardi fra gli uomini.
 cos che funziona la storia, riprese Malik. Le
cause... le battaglie... nascono dalle situazioni impreviste.
Rosa Parks era sfinita. Mohammad Khan era ispirato.
Fece una pausa. Sfinito, ispirato. Mica male come slogan.
Ma non  vero, non  che fosse solo sfinita. L'hanno
scelta come immagine del movimento, disse Aisha, un'afroamericana,
anche lei con il velo.
Le verit storiche cercatevele voi, disse Malik.
Controllato l'orologio e il BlackBerry, era diventato pi
serio. Come puoi vedere, Mohammad, qui prediligiamo
un sano dibattito. Chi  favorevole a sostenere la causa di
Mohammad alzi la mano, prego.
La alzarono in sette su dodici. Jamilah esit, poi la alz
anche lei.
Ottimo, disse Malik. Abbiamo una maggioranza di
due terzi. Ora ci serve una strategia. Laila, puoi illustrarci
le diverse possibilit dal punto di vista legale?
Laila fu puntuale e concisa. Per stare tranquilli, spieg,
sarebbe stato meglio agitare lo spauracchio del tribunale
senza poi ricorrere alle vie legali. Mo doveva presentarsi
pubblicamente come il vincitore del concorso, forzando
cos la mano alla giuria. Convoca una conferenza stampa,
mi presenta per insinuare la minaccia delle vie legali, o
magari lascia a me il compito di rispondere alle domande...
Secondo me non  l'approccio giusto, disse Ansar.
Dovremmo mandare i dirigenti del comitato, Issam,
Jamilah, altrimenti scambieranno la signorina Fathi per la
portavoce del MACC, disse Imam Rashid.
L'atmosfera in sala si era fatta imbarazzante, perfino
sgradevole. Mo guard Laila. Stava studiando, un po' troppo
attentamente, i suoi appunti.
Secondo me  un'ottima idea, disse. La signorina
Fathi risponder per me a tutte le domande. Laila strinse
le labbra. Mo non capiva se il suo commento le avesse
fatto piacere.
Dovrebbe intervenire anche il comitato, disse Imam
Rashid. Issam?
La riunione termin subito dopo, e Mo riusc a lasciare
la sala insieme a Laila. Che problema c' fra lei e gli altri?
Le sue gambe, bench molto pi lunghe, faticavano
a stare al passo con quelle di Laila.
Non si  accorto di niente, l dentro?
Non la seguo.
Non ha notato che ero l'unica donna a capo scoperto?
 gi tanto che mi abbiano fatto entrare. Le altre hanno
lottato per un posto nel consiglio e non lo avrebbero conquistato
senza indossare l'hijab. Io sono nuova. Malik mi
ha arruolato perch ho seguito casi molto importanti per
clienti musulmani. Perch sono brava. Ma c' tensione,
come ha appunto notato.
Allora di che si preoccupa? Mi sembrano dispersivi...
come quel tipo che ha attaccato con il sermone sugli
iracheni.
Faccio l'avvocato in proprio. Possono mandarmi
clienti. Pubblicizzano la mia attivit. Promuovono i miei
casi. La giurisprudenza  politica, specialmente adesso.
Se il governo vuole trovare il sistema per scordarsi della
Costituzione e tenere la gente in carcere senza prove, ci
riuscir. Cos come riusciranno a negarle la vittoria, se 
quello che vogliono.
No, se avr lei dalla mia parte.
Laila lo ignor. Quanto ad Asnar,  irritante,  vero,
ma non ha tutti i torti, riguardo alla nostra politica estera.
E nemmeno riguardo al numero di civili musulmani
che abbiamo ucciso dopo l'attentato per via di quello che
ci hanno fatto o che potrebbero farci. Non fingiamo neanche
pi di voler portare il bene nel mondo; pensiamo solo
a proteggere noi stessi perch il bene siamo noi.
Mi sa che sono inciampato in qualcosa di pi grande
di me.
Lei non mi sembra il tipo che inciampa, disse Laila.
Magari era solo una coincidenza, ma nella settimana in
cui la giuria apprese il nome di Mohammad Khan, il figlio
di Claire, William, cominci a sognare che il padre non
riusciva pi a trovare la strada di casa. L'incubo arrivava
ogni notte, in nera armonia con la tensione che Claire
provava per il monumento. Lei calmava William finch
non si riaddormentava, poi si versava un bicchiere di vino,
cercando di pensare a come lo avrebbe consolato Cal.
L'aria era pungente, l'erba imperlata di rugiada, quando
l'indomani mattina presto usc con i bambini. Raccoglieteli,
disse, indicando le decine di sassi che bordavano
le aiuole, si snodavano sul prato rasato, contornavano i
vialetti che portavano alla piscina e al campo da tennis.
Lei e Cal li avevano trovati durante le gite in spiaggia, nei
boschi, in montagna. Color lavanda, verde pastello, nero
carbone, striati, lisci, tempestati di pagliuzze luccicanti,
opachi come fango. Levigati dal fiume, ruvidi come carta
vetrata, affilati come pugnali.
Ricordi cosa ti ha insegnato pap quando siete andati
in escursione? chiese a William. Come fai a trovare
la strada di casa quando ti perdi?
Suo figlio fece di no con la testa, e lei quasi grid vedendo
come lo aveva dimenticato in fretta. Ma William
non aveva nemmeno quattro anni quando era stato col
padre alle Catskills. Si accovacci e cominci a costruire
un mucchietto di sassi, mettendoli uno sopra l'altro. Ne
lasci un mucchietto sul sentiero cos ti ricordi da che parte
sei venuto. Poi ne lasci un altro un po' pi avanti, e un
altro ancora. Come le briciole di pane in Hansel e Gretel,
solo che gli animali non li mangeranno.
William annu e ripet la spiegazione a Penelope. Agli
animali non piacciono i sassi, disse. Non hanno un buon
sapore.
Penelope ne mise uno in bocca.
Oggi niente scuola! annunci Claire. Costruiremo
un sentiero per pap.
L'idea era in puro stile Cal: impulsiva, creativa. Prima
di iniziare, le venne in mente il termine esatto per quei
mucchietti di sassi e lo controll sul dizionario. Cairn:
cumulo di pietre accatastate come monumento sepolcrale
o punto di riferimento. Non disse a William del monumento
sepolcrale. Meglio che facesse finta di essere impegnato
a riportare a casa il pap, come del resto lei faceva
finta che l'intera citt non fosse completamente assorbita
da un monumento sepolcrale molto pi serio.
Diede un'occhiata al telegiornale prima di uscire. Su
NYI, tanto per cambiare, stavano intervistando il fondatore
del Comitato a sostegno del monumento, Sean Gallagher.
Il suo mento sporgente assomigliava alla punta di
una freccia indiana. E stata una coltellata al cuore venire
a sapere che potrebbe costruirlo un musulmano, una
coltellata al cuore, disse. Vogliamo che il messaggio
arrivi alla giuria forte e chiaro.
Era convinto di dover far parte della giuria, Claire lo sapeva
si era proposto al governatore in persona. Ma Sean
era volubile, perfino aggressivo e la giuria era stata formata
senza di lui. Le famiglie gli davano manforte perch prometteva
di urlare al posto loro. Ma proprio per questo motivo
non sarebbe mai approdato nelle vere sedi del potere,
abitate da chi sapeva bisbigliare. Non si erano pi parlati
da quando si era saputo che aveva vinto il musulmano.
Questo la innervosiva, ma Paul l'aveva pregata di rimandare
le telefonate ai rappresentanti delle famiglie, a Sean
o agli altri, fino a quando non avesse escogitato un piano.
And in citt con i figli e disse alla tata di aspettarli nei
paraggi con la macchina. La prima tappa fu vicino al luogo
dell'attentato, che per non era visibile da quel punto.
I bambini ce li portava solo il giorno dell'anniversario,
quando la folla e la pompa delle celebrazioni mascheravano
il vuoto. L'immagine nitida e viva che William aveva del
Giardino andava protetta, specialmente adesso.
Misero tre sassi ai piedi di un lampione e fecero un passo
indietro. William cominci a piangere. Senza sapere
perch, Penelope lo imit.
Che c'? Che succede? Claire si chin su di loro.
 troppo piccolo, piagnucol William. Non lo
vedr.
In effetti il povero mucchietto di sassi appariva striminzito,
deludente, contro lo slancio verticale della citt.
Un po' come loro, a pensarci bene.
D'accordo, allora lo facciamo pi alto, disse lei, sistemandoci
sopra altri tre sassi.
Li trascin in fretta verso nord: SoHo, l'incrocio fra
la Quattordicesima e la Sesta Avenue, Madison Square
Park, Times Square (William insist inspiegabilmente per
fermarsi al posto di reclutamento militare), Central Park
(Turtle Pond, Sheep Meadow, Strawberry Fields). C'era
qualcosa di piacevolmente trasgressivo in quelle piccole,
quasi invisibili aggiunte alla citt. Le poche persone che
si soffermavano a guardare sorridevano ai bambini, credendolo
un gioco. Quando William e Penelope presero a
bisticciare sulla scelta e la posizione dei sassi, Claire stava
per dire: Non funziona se litigate, ma si trattenne.
A pranzo, William e Penelope ridacchiavano davanti
ai cumuli di patatine fritte che avevano costruito nei loro
piatti. Claire se ne vergognava, eppure era stufa di quel
gioco, e in fibrillazione. Le chiamate sul cellulare si erano
riversate nella casella vocale come palline in un'urna.
Il voto, capi dopo aver controllato i messaggi, era praticamente
unanime: le famiglie erano contrarie al musulmano,
come lo chiamavano. Quando il telefono squill di nuovo,
rispose d'istinto.
Claire, volevo solo dirti che  stata una pugnalata al
cuore, fece una voce maschile. Tutti a usare il frasario
di Gallagher; che sfinimento. Non riusciva a ricordare il
nome della persona al telefono, ma tanto era uguale. Hai
capito Claire? Dimmi che hai capito.
Capisco, mormor; i bambini potevano sentirla.
Capisco.
Ansiosa di tornare a casa, distanzi ulteriormente le
tappe per terminare prima. Tornarono a Chappaqua fra
le ombre lunghe e le foglie luminose del tardo pomeriggio,
e cominciarono, improvvisando una cerimonia, a costruire
l'ultimo mucchietto di sassi sotto il nodoso faggio
rosso vicino casa. Quando William la guard di traverso,
Claire spense il telefono e s'inginocchi a guardare. I bambini
componevano i sassi come fossero versi di un haiku.
Sean stava elencando tutte le associazioni di famigliari
e le squadre di primo soccorso rappresentate nell'auditorium
della scuola quando la platea scoppi in un immenso
applauso. Il governatore Bitman gli stava andando incontro
sul palco a passo deciso, la chioma brunita dai riflettori.
Che sorpresa, riusc solo a dire prima che Geraldine
Bitman gli posasse sulla schiena una mano fresca di manicure
e con l'altra si impadronisse del microfono.
Sono qui oggi per farvi sapere che avete il mio sostegno,
disse, con sapiente commozione. Il braccio scivol
con naturalezza dalla schiena di Sean e tutt'e due le mani
strinsero il microfono. Sul bavero del tailleur pantalone
verde bosco brillava una spilletta della bandiera americana.
Il mio obiettivo , da sempre, un monumento alla
memoria che incontri soprattutto il favore delle famiglie.
E tutto ci che avete.
Sean sapeva che la maggior parte dei presenti non aveva
dato il voto alla Bitman, la candidata del Partito democratico.
Con il loro applauso glielo stavano promettendo.
Entrata in carica neanche un anno prima dell'attentato,
era apparsa in prima linea nei giorni immediatamente successivi,
indossando una maschera per visitare le macerie,
baciando e confortando parenti a centinaia di funerali di
pompieri. E adesso era l, insieme a loro.
Non possiamo scavalcare la giuria, continu. L'iter
va rispettato. Ma l'iter prevede anche l'apporto della
cittadinanza e questo ci consente di allargare la giuria
anche a voi, a tutti gli americani, se necessario. Terremo
un'assemblea pubblica sul progetto, quindi, se non vi piace,
partecipate all'assemblea e ditelo.
E se non ci piacesse l'architetto? disse Sean. Scusi
se la interrompo, governatore, ma  per questo che siamo
tutti qui oggi.
Temo che non sia un'obiezione legittima. Sean fece
per ribattere, ma lei alz la mano per intimargli di lasciarla
finire. Ma non credo di sbagliare dicendo che se non vi
piace l'architetto, probabilmente non vi piacer neanche
il progetto. Sorriso. Boato della folla.
Prima di lasciarvi vorrei ringraziare Sean Gallagher,
che conduce la battaglia per questo monumento, disse il
governatore. Sta mostrando lo stesso coraggio di quelli
che hanno dato la vita in quel fatidico giorno.
Sean arross. Non aveva bisogno di guardare i suoi genitori
per leggergli in faccia il disprezzo. Non poteva nemmeno
fingere che sarebbe stato coraggioso quanto Patrick,
se fosse stato al suo posto: davanti a un palazzo che vomitava
fiamme e fumo, lui sarebbe scappato di corsa. Ma
non era convinto che sarebbe stata la decisione sbagliata.
Patrick si era lanciato dentro un edificio che gli era crollato
sopra quasi immediatamente, lasciando tre figlioletti
dagli occhi tristi.
Il governatore prese la mano di Sean e la sollev, e da un
punto imprecisato partirono le note di America the Beautiful
in versione rock. Poi, con l'aria sciabordante come
un'onda nella sua scia, la Bitman scomparve.
Tornato in possesso del microfono, Sean cerc di riguadagnare
l'attenzione del pubblico. Cominci a passeggiare
su e gi per il palco. Sapete, la sera che hanno scelto il
vincitore del concorso, i giurati erano a Gracie Mansion,
a bere Dom Prignon. A un certo punto scoprono di avere
scelto un musulmano e fanno: Cavolo, ma  fantastico,
sar un grande messaggio per i musulmani, capiranno
che siamo amici, che non abbiamo niente contro l'Islam,
perch cosa ci avr fatto mai l'Islam?. Risate complici
e amare si levarono dalla platea. E le famiglie? Bisogner
che se ne facciano una ragione. Nemmeno Claire
Burwell, che avrebbe dovuto rappresentarci all'interno
della giuria, ci  venuta incontro.
Non disse che era amareggiato soprattutto per questo.
Sapendo che l'appoggio di Sean sarebbe stato decisivo
per qualunque progetto avessero scelto, Claire se l'era
tenuto buono. Lui lo aveva capito, ma era stato comunque
al gioco. Dopo una delle riunioni fra la giuria e vari
membri delle famiglie, Claire aveva invitato Sean, che
come al solito era stato senza peli sulla lingua, a bere una
birra. Quando le aveva detto che non beveva, l'aveva vista
un po' spiazzata, come se contasse sull'alcol per fare
amicizia. Aveva ordinato lo stesso una birra, sorseggiandola
come fosse un bicchiere di vino, e poi aveva cominciato
a tempestarlo di domande. La bellezza, la ricchezza
e l'intelligenza di Claire lo intimidivano; non aveva mai
incontrato una donna con tutte quelle qualit. A fine serata
dopo due birre per lei, tre Coca-Cola eccitanti per
lui si era allungato a baciarla solo per dimostrare che
poteva farlo. Lei non si era ribellata, aveva sopportato
immobile, anche in quel caso solo per ingraziarselo. Se
lo avesse scansato si sarebbe sentito molto meno umiliato.
Ho dieci anni pi di te, gli aveva detto, gli conveniva
sfruttare la sua giovinezza con un'altra. La sfrutto come
voglio, le aveva risposto.
Questo aveva segnato la fine di qualunque contatto fisico
vero, ma solo l'inizio di quello virtuale. Nei mesi successivi
aveva proiettato Claire come un film sul soffitto
della propria stanza, dove prima attaccava i poster con le
modelle di Victoria's Secret quasi certo-che sua madre non
avrebbe alzato gli occhi. La spogliava come le bambole di
carta delle nipotine, la possedeva in tutti i modi possibili
e immaginabili. Gli ammiccamenti di Claire nella realt
non reggevano il confronto con certe fantasie e quindi gli
apparivano sempre come un rifiuto. Quella storia reale,
immaginaria era il cupo sottofondo di telefonate che
non arrivavano mai.
Sono qui.Una voce risal dal fondo della sala. Sono
io, Claire Burwell. La avvist all'ingresso dell'auditorium.
Un'altra donna che gli rubava la scena. Claire, puntando
chiaramente sull'effetto sorpresa, non aveva risposto al
messaggio con cui l'avvisava della riunione. La guard con
astio mentre percorreva lentamente il corridoio centrale.
Dica che non  vero! rimbalz dal buio una voce.
Poi decine di voci, schegge di granata che la dilaniavano.
 vero?  vero? Parli!
Che cosa  successo, Claire?
Dica che lo impedir!
Met dei discorsi che sentiva non c'entravano niente
con il monumento, come se due anni di frustrazione, dolore
e rabbia avessero trovato la loro valvola di sfogo.
Tre settimane, aveva detto la Croce Rossa...
Che cosa ci hanno fatto...
Un musulmano...
Proteggere le compagnie aeree che non ci hanno protetto...
Lo psicologo ogni maledetto venerd...
Ci odiano...
Una grandissima mistificazione...
Una religione violenta...
Claire cerc di parlare ma veniva continuamente zittita,
cos ci rinunci. Sentiva un pizzicore sotto le ascelle,
ma si sforz di trasmettere serenit. Sean si aggirava sul
palco con quell'andatura baldanzosa che la faceva sempre
pensare a un giovane che cerca di sembrare pi adulto, a
un uomo basso che cerca di sembrare pi alto, forse anche
a uno povero che cerca di sembrare pi ricco. Da lontano
i suoi occhi parevano insonnoliti, come fossero andati a
coricarsi sulle soffici borse sotto le palpebre, ma da vicino
erano svegli. Pronti al sospetto. Ecco perch, quando
era stata scelta per la giuria, aveva cercato di trattarlo con
gentilezza, se non altro per rabbonirlo. Le telefonate premurose
per aggiornarlo. I sorrisi provocanti (fin troppo, di
l il bacio non richiesto), a suggerire che, se la situazione
fosse stata diversa, se non si fossero conosciuti in quelle
circostanze, se, se, se... Aveva sbagliato a non chiamarlo
quando si era saputa la notizia. Se ne rendeva conto adesso.
Gli lanci un'occhiata sarcastica mentre saliva sul palco,
lasciando intendere che non sapeva controllare la folla.
Proprio come aveva sperato, questo lo spinse a dimostrare
il contrario.
Va bene, va bene, disse Sean, tenendo una mano
alzata finch non ottenne silenzio. Ora Claire  qui, e
dobbiamo lasciarla parlare.
Grazie, Sean. Scusate il ritardo. L'ho saputo all'ultimo
momento, disse. Ero uscita a lasciare sassolini per
strada al mio defunto marito, poi sono tornata a casa e ho
dovuto mollare i bambini, mettermi qualcosa di decente,
fiondarmi di nuovo come una pazza dall'altra parte della
citt, solo per farmi aggredire da voi: questo non lo disse.
Grazie a tutti di essere qui, oggi. Il vostro interesse per
il progetto ci infonde grande energia e conferma la sacra
fiducia che riponete in noi membri della giuria. Non posso
scendere troppo nei particolari, ma vorrei chiedervi una
cosa: quanti di voi amano i giardini?
Sguardi perplessi corsero da un capo all'altro della platea.
Tranquilli, non  una domanda trabocchetto. Alzate
la mano se vi piacciono i giardini. Certo, anche gli uomini.
Mio marito non aveva paura di ammettere che li adorava.
Lentamente alzarono le mani, prima le donne, poi un
buon numero di uomini. Quando fu soddisfatta del risultato,
disse: Il monumento per i nostri cari sar cos. Un
giardino. E perfetto. Un giardino.
E il musulmano? chiese Sean in tono bellicoso.
Non posso parlare delle voci di corridoio, e sinceramente
non so quasi nulla dell'autore del progetto, trattandosi
di un concorso anonimo. Ma so che il progetto  bello,
potente, capace di evocare tutti i nostri cari e anche gli
edifici, quindi confido nella vostra obiettivit.
Io l'ho persa quando i musulmani hanno ammazzato
mio fratello.
Capisco, disse Claire. Ci siamo passati tutti. Se
gli permetterete di cambiarvi, avranno vinto loro.
Sa per caso dov' la toilette? chiese Claire alla prima
persona che incontr dietro le quinte, una donna con i capelli
grigi, dal taglio corto e severo, che sembrava la stesse
aspettando. Le girava un po' la testa, colpa degli applausi
ricevuti lasciando il palco. Li aveva conquistati con l'idea
del giardino, ormai lo adoravano quanto lei.
Spero non stia cercando di prenderci in giro, disse
la donna. Claire fu percorsa da un brivido.
Abbozz un'espressione neutra e disse: Certo che
no. Voglio tenervi informati sul progetto. Immagino lei
abbia perso...
Mio figlio, disse la donna. Il primogenito.
Mi dispiace tanto, disse Claire, come se lei non
avesse perso il marito.
Non voglio le sue condoglianze, Claire sbianc, 
ma che lei tenga la situazione sotto controllo. Non vogliamo
il monumento di un musulmano, ma lei questo gi lo
sa, credo.
Se ha conquistato la vittoria onestamente, non possiamo
negargliela, disse Claire, pentendosene all'istante.
Aveva appena confermato la designazione di Khan contravvenendo
alla richiesta di Paul. Quella donna aveva
qualcosa una rigidit morale che induceva alla confessione
e alla sfida.
Quindi ha davvero vinto lui.
Ha vinto il Giardino, disse Claire. Conta solo
questo: il progetto del monumento. Conta solo questo.
Il riflesso involontario di un sorriso incresp le labbra
della donna. A volte vorrei che Patrick avesse perso la vita
in un banale incendio. La morte di un vigile del fuoco non
 mai un fatto privato, se avviene sul lavoro. Ma che ci sia
tutta questa politica di mezzo... non mi piace... tutto questo
clamore. Il dolore dovrebbe essere silenzioso. Nel luogo
che commemora le vittime dovrebbe regnare il silenzio di
un convento. Forse  diverso quando si perde un marito...
Io amavo mio marito, disse Claire con voluta alterigia.
Non ho detto il contrario. Ancora quel sorriso mesto,
meccanico.
Prima che Claire potesse ribattere, Sean arriv dietro
le quinte. La riunione era terminata.
Mamma, disse alla donna che era con Claire.
Tutto a posto, disse la signora Gallagher. I suoi occhi
non lasciavano Claire, che non aveva pensato, in quel
momento di schiettezza, di avere davanti la madre di Sean.
Questo amplificava, e di parecchio, la portata del suo
errore. Non aveva esattamente detto una bugia, sul palco,
ma con molta probabilit la signora Gallagher l'avrebbe
chiamata a rispondere delle sue parole, proprio come
faceva con Sean. Accontentare quella madre implacabile,
mettersi nei panni troppo ingombranti del fratello; erano
obiettivi rischiosi, impossibili. La pressione spaventosa
che subiva Sean lo rendeva ancora pi temibile. La paura
di Claire aument, corvi che atterravano alla spicciolata
su un campo.
Non trovavo la toilette, disse, cercando una via
d'uscita elegante.
Mi pu dire il nome del musulmano? sent chiedere.
Erano stati raggiunti da una giornalista: Alyssa Spier.
Seguiva tutti gli eventi legati al monumento, senza appassionarsi
pi di tanto all'agiografia di Claire.
Le decisioni della giuria sono riservate, disse Claire.
Ma sul palco hai parlato del progetto, disse Sean.
Solo perch si  creato un putiferio. Quello che ho
detto prima  vero: non so quasi nulla dell'autore.
Quasi nulla, ripet Alyssa. Quindi sa come si
chiama.
Forse non sono stata chiara. La giuria parler alla
stampa quando sar pronta a rivelare il progetto vincitore, 
disse Claire, sentendosi trapassare dallo sguardo della
signora Gallagher. In preda a un grande imbarazzo, cerc
di sganciarsi. Devo tornare a casa, disse. Dai miei
figli. Sean, mi far viva senz'altro. Signora Gallagher, 
stato un piacere conoscerla. Stava per tenderle la mano,
ma si ferm. Se avesse rifiutato di stringergliela sarebbe
stato antipatico. Ci vuole obiettivit, disse. Non lasciamo
che ce la tolgano.
Mentre si faceva largo verso l'uscita, schivando attrezzature
ed elementi di scena, si accorse che Alyssa Spier la
stava accompagnando. And pi svelta, ma venne seguita
lungo i corridoi, dietro gli angoli, fuori dall'auditorium fino
al parcheggio. Sentiva i passi alle spalle, il fiatone la
giornalista aveva le gambe corte le continue domande:
Mi dice il nome, signora Burwell? E un uomo? Che cosa
far la giuria? Come risponde alla rabbia delle famiglie?
Signora Burwell! Signora Burwell!
Ormai vicina all'auto Claire acceler il passo, cacci la
mano nella borsa per trovare le chiavi, apr la sicura, s'infil
al volante e sbatt la portiera, pregando di non aver
schiacciato le dita alla giornalista. La Spier urlava domande
dall'altra parte del finestrino, e quando Claire part, la
vide dallo specchietto retrovisore che urlava imperterrita,
anche se Claire non poteva pi sentirla.
Attravers Manhattan al buio. Il vento sfaccettava il
fiume nero, tetro come i suoi pensieri.
La radio stava trasmettendo l'intervento del governatore
Bitman. Ora capiva perch la folla era cos imbestialita.
Ma cosa voleva insinuare la Bitman, la cui candidatura
Cal, e poi lei stessa, avevano finanziato in tutte le campagne
elettorali? In teoria avrebbe dovuto sottoscrivere l'operato
della giuria, o almeno cos diceva il regolamento.
Claire si rese conto che stava combattendo da sola, dentro
e fuori la giuria.
Arriv a Chappaqua alle dieci passate. Mentre raggiungeva
la porta di casa, avvist sotto il faggio rosso qualcosa
che assomigliava all'accampamento di un barbone. Si
avvicin e vide, al chiarore lattiginoso della casa e della
luna, una confezione di Raisin Bran (i cereali preferiti
di pap, aveva detto ai figli, anche se non era pi sicura
che ne andasse matto, solo che con quella frase William e
Penelope si erano convinti a mangiarli); una pila di libri
saccheggiati dallo studio di Cal; una racchetta da tennis
trovata chiss dove; lo smoking da duemila dollari del matrimonio:
tutti disposti intorno al cairn. Negromanzia infantile:
William che credeva di riportare in vita le pietre,
o a casa suo padre.
La cosa terrificante  che per quanto ne sappiamo
l'autore del progetto potrebbe essere un assassino guercio
e barbuto, che gira in pigiama, aveva detto Alyssa quel
mattino alla trasmissione radiofonica di Lou Sarge.
Ora il suddetto assassino era davanti a lei, pronto a svelare
la propria identit ai giornalisti in attesa, e non corrispondeva
al suo identikit. Aveva si la barba, ma era ben
curata. Portava un completo costoso, e a differenza degli
indiani ossequiosi e scodinzolanti che popolavano il quartiere
di Alyssa, trattava tutti con superbia. Seduta accanto
a lui c'era una bruna dall'aria esotica, e il suo tailleur rosso
cardinale indicava che stare al centro dell'attenzione non
solo non la metteva a disagio, ma era una scelta consapevole.
Gli uomini, alcuni in costume islamico, e un paio di
donne col velo, stavano rigidamente schierati contro la parete
alle loro spalle, come terroristi durante un confronto
alla polizia. Alyssa si rosicchi le pellicine finch non sent
sapore di metallo. Sangue.
Si trovava negli uffici del Muslim American Coordinating
Council, un'organizzazione che non aveva mai sentito
nominare fino a quella mattina. Sembrava che pigiata
in quella stanza insieme a lei ci fosse l'intera stampa newyorchese.
I cronisti si sorbirono la presentazione di tutti
e dodici i membri del consiglio, che poi si misero seduti.
L'attrazione della giornata aspett che si smorzasse il
brusio e poi alz il Post con la foto del volto coperto da
un passamontagna. Mi chiamo Mohammad Khan e immagino
che questo dovrei essere io. Raffiche di flash, clic
di macchine fotografiche: per un attimo furono gli unici
rumori nella stanza.
Sono un architetto, e sono americano, disse. Si d
il caso che io sia anche musulmano. Sono nato in Virginia e
vivo a New York da parecchi anni. A Manhattan. Mi sono
iscritto al concorso perch credevo che la mia idea potesse
offrire alle famiglie, e al paese, un modo per esprimere
il lutto e ricordare ci che abbiamo perso quel giorno, ma
anche un modo per elaborare quel lutto. A quanto pare la
giuria si  trovata d'accordo: ormai tutti sanno che aveva
scelto il mio progetto. Indic le illustrazioni di un giardino,
sistemate su un cavalletto alla sua destra. Sembra
solo che ci sia un problema con l'autore.
Alyssa prendeva appunti in fretta, non volendo perdere
una sola parola, anche se aveva acceso il registratore
e sapeva che le parole di Khan sarebbero state trasmesse
decine di volte in televisione. Era un esercizio
pleonastico: l dentro c'erano cinquanta giornalisti e fotografi,
tutti smaniosi di riportare la stessa notizia, le
stesse parole.
Dopo una pausa, Khan continu: Mi  stato chiesto
di ritirarmi dal concorso, o di restare anonimo invece di
associare il mio nome al progetto, di mettermi in societ
con un collega che avrebbe figurato al mio posto. Ma io non
mi ritirer e non accetter nessuno di questi compromessi.
Significherebbe tradire non solo me stesso ma anche il
credo di questo paese, e cio che conta solo il merito, non
il nome o la religione o le origini. La giuria ha voluto questo
progetto, ma il pacchetto comprende anche l'autore.
Se adesso non volete pi il progetto...
Aveva alzato la voce, stava per scattare l'invettiva. Cerca
lo scontro, bisbigli qualcuno accanto ad Alyssa. Ma
la donna vicino a Khan lo guard, allungandosi verso il microfono,
e disse: L'iter deve procedere come previsto, e
come stabilito dalle linee guida del concorso.
Lei chi ? url qualcuno.
Laila Fathi, il mio avvocato, intervenne Khan, di
nuovo calmo. Pass a illustrare il suo progetto: una specie
di giardino, con i nomi delle vittime elencati sul muro di
cinta. Le penne rallentarono il ritmo, la tensione del pubblico
si plac, i cronisti cominciarono a molleggiarsi sul posto.
A nessuno fregava niente del progetto, pens Alyssa.
Possibile che non lo capisse?
Se avete altre domande rivolgetevi pure alla signorina
Fathi, disse Khan indicandola prima di alzarsi e imboccare
una porta laterale. L'ordine in sala si dissolse. Un
colpo alle spalle sbalz Alyssa in avanti; un operatore obeso
la super a spintoni. E levati! le url. Non fece in
tempo a rispondergli perch venne investita da continue
ondate di inseguitori, pronti a calpestare chiunque trovassero
sul cammino.
Cazzo!
Eccolo laggi!
Fermatelo!
Mi hai impallato l'inquadratura!
Testa di cazzo! Quella  la gamba che mi fa male!
Brutto pezzo di merda!
Khan era sparito. Nella foga il cavalletto si era rovesciato
e le illustrazioni erano finite a terra. Su un foglio
campeggiava l'impronta pixellata di una suola di gomma.
Scatta una foto, ordin Alyssa al suo fotografo. Un'immagine
ancora pi forte dei disegni sul cavalletto: il suo
sogno calpestato. Ben gli sta, pens Alyssa, senza sapere
se fosse solo il suo pensiero o il pensiero che attribuiva ai
suoi lettori.
Le mani occupate da taccuino e registratore, si pul il
viso con l'avambraccio, cercando di tamponare il sudore
che le bruciava gli occhi. Sempre cos in quelle bolge mediatiche:
l'aria soffocante, infuocata. L'attrito dei corpi.
Mi sa che la tua notizia bomba ti  esplosa in mano, 
disse Jeannie Sciorfello, una cronista del Daily News,
e Alyssa dovette trattenersi per non darle un cazzotto.
Tornata in ufficio, riemp una borsa del ghiaccio e cerc
di poggiarsela sulla schiena dolorante. Anche al suo ego
avrebbe fatto bene un po' di ghiaccio. Finch era rimasto
anonimo, Khan era suo. Adesso invece era di tutti. Evidentemente
pensava di poter prendere l'iniziativa svelandosi.
L'allusione al velo le strapp una risatina, poi si rese
conto che sarebbe stata un titolo fantastico: Musulmano
si toglie il velo. Potevano pubblicare la foto con il passamontagna
vicino a quella di Khan. Mand subito una email
al direttore, sperando che quell'espediente mascherasse
l'esclusiva mancata.
Dopo aver inviato il suo articolo, cominci a indagare
su Khan. Il giornale aveva gi spedito qualche collega
a casa sua e allo studio dove lavorava, cos si mise al computer,
digit il nome su Google e trov 134000 risultati.
Mohammad Khan: il John Smith del mondo musulmano.
Dai riferimenti lusinghieri al Mohammad Khan architetto
sarebbe venuta fuori solo una storia insipida. Il resto
riguardava governanti o medici omonimi, uomini d'affari
e paesani, eroi e criminali di guerra, una comunit globale
solo di nome. Lesse al volo storie interessanti (Il tassista
Mohammad Khan ha ascoltato la sua coscienza quando ha
deciso di restituire una borsa contenente gioielli alla legittima
proprietaria) e stralci accattivanti (Mohammad
Khan, figlio di Firoz, dedicava tutto il tempo ai piaceri).
C'era un ordine anche nell'ordine, una gerarchia nascosta,
ma solo Google o i suoi algoritmi la conoscevano.
Cominci a consultare gli archivi pubblici. Dal database
criminale non risultava niente, ma da quello commerciale
salt fuori la K/K Architects, registrata da un certo
Mohammad Khan e un certo Thomas Kroll. Anche Kroll,
scopr dopo una rapida ricerca ordine, lavorava allo studio
ROI, ragion per cui quello doveva essere il suo Khan. Prov
un'ondata di sollievo aveva in mano qualcosa e poi
di panico: forse anche altri giornalisti seguivano la stessa
pista. Non riuscendo a contattare Kroll allo studio ROI
trov il suo numero di casa sull'elenco: l'indirizzo era di
Brooklyn, e corrispondeva a quello della K/K Architects.
Prese il telefono per chiamarlo, ma ci ripens. Se Kroll
avesse attaccato, sarebbe stata la fine. Con il cuore a mille,
prese la metropolitana per Brooklyn, sperando che nessuno
la bruciasse sul tempo.
Thomas Kroll viveva in un palazzo signorile che aveva
senz'altro conosciuto tempi migliori, sulla Eastern Parkway.
L'atrio era buio; il portiere, un indiano o simile, non voleva
sentire ragioni: No, no, signora. Non pu salire, prima
devo avvisarlo.
Ma mi sta aspettando, disse lei, e poi:  una sorpresa.
Pens di allungargli venti dollari ma le venne il
dubbio che fosse controproducente. Mentre il portiere alzava
il citofono per chiamare Kroll, sbirci il registro capovolto
e vide il numero dell'interno: 8D. Si avvi a passo
svelto verso l'ascensore; il portiere, come lei sperava,
pos il citofono per inseguirla. Scusi, signora. Non pu
salire, signora, scu... Le porte dell'ascensore troncarono
la sua frase a met.
Raggiunto l'appartamento Alyssa trov una donna -
la moglie, probabilmente che l'aspettava sulla soglia a
braccia conserte.
Lei chi ? La voce era rabbiosa, lo sguardo stravolto.
No, polemico. In testa aveva una crocchia pericolante
e una macchinina rossa nella mano destra, impugnata come
un'arma.
Sono Alyssa Spier, del New York Post. Lo disse
con l'autorit di un agente del fisco, come se non avessero
diritto di cacciarla.
Ci siamo, Thomas! Hanno gi cominciato, si volt a
urlare la donna. Sono arrivati i giornali. A casa nostra
Si volt verso Alyssa con sguardo velenoso.
Si affacci alla porta un uomo con i capelli castani che
spiovevano su uno sguardo sconfitto. Se ne vada,  meglio,
disse. Noi non c'entriamo con questa storia.
Ho trovato su internet un'attivit commerciale a nome
suo e di Mohammad Khan, disse lei, scartabellando
il taccuino. La K/K Architects.
Il pallore latteo di Kroll si schiar di un altro tono. Non
vorr mica scriverlo, vero?
Perch? chiese lei con aria innocente. Il capo non
lo sa?
Cazzo, disse Thomas alla moglie, e la lasciarono
entrare.
Il salotto, in fondo a un corridoio lungo e claustrofobico,
era cosparso di giocattoli: trenini, macchinine,
mattoncini Lego. I bambini tre ballavano una specie
di break dance sui muri coperti di scarabocchi. Alyssa
pensava che gli architetti, essendo professionisti come
i medici e gli avvocati, guadagnassero un sacco di soldi;
non si aspettava una casa dall'atmosfera cos logora, sacrificata.
Anche Khan viveva cos? Probabilmente no,
perch dalla sua ricerca risultava che era single, proprio
come lei. Anche se, visto come si presentava, conduceva
tutt'altro stile di vita.
La femminuccia le sorrise, scoprendo le gengive sdentate.
Alyssa le fece un sorrisetto di circostanza mentre cercava
uno spazio libero dove sedersi.
Alice, disse Thomas, non  che potresti portare
i bambini di l?
Un'occhiata malefica. Poi la banda fu chiamata a raccolta.
 arrabbiata, spieg sottovoce, e inutilmente, Thomas
quando rimasero soli. Teme ci sia pericolo per i bambini.
Alyssa annasp in cerca di una frase rassicurante. Citarlo
sul giornale non avrebbe migliorato la situazione, e
questo le ricord che aveva bisogno di un fotografo. Sped
al volo un SMS e accett l'acqua che le venne offerta in un
bicchiere sbaffato.
A proposito dell'iscrizione al registro delle imprese, 
cominci Thomas. Preferirei che non ne parlasse.
Non ce ne sar bisogno, disse lei, notando la sua
immediata gratitudine, se avr di meglio da scrivere nel
mio articolo.
Lui annu. Ma quando prov a domandargli perch Khan
avesse deciso di partecipare al concorso e se gli avesse dato
una mano con il progetto, lo vide ammutolire. Continuava
a guardarla, gli occhi come due bottoni azzurri. E all'improvviso
fu tutto chiaro. Non le aveva detto niente, vero? -
gli chiese. Non l'ha messa in guardia?
Tombola. Kroll abbass gli occhi. La pelata che spuntava
dai capelli folti le ricord la veduta aerea dello spazio
vuoto a Manhattan, e per un momento le venne voglia di
allungare la mano e toccargli la testa.
Non deve essere facile, disse, con una compassione
che la stup.
 mio amico, disse lui alla fine, con voce roca. Non
 solo il mio socio. E il mio migliore amico.
Alyssa non capiva se lo avesse detto per sottolineare la
gravit del tradimento o per avvisarla che non avrebbe mai
rinnegato quell'amicizia. Ragion affannosamente, cercando
di capire come procedere. La carognata nei confronti
del socio non sarebbe stata una notizia per il direttore, ma
dava l'idea di com'era Khan. Un egoista, giudizio che non
esprimeva una critica ma un dato di fatto. Era ambizioso
e competitivo come lei.
Be', disse, perch non mi racconta un po' della
vostra amicizia. Lui la guard con sospetto. Ci aiuti a
capire chi  quest'uomo.
Al momento non lo capisco bene neanch'io, disse
Thomas e lei prese il taccuino. Poteva usarlo? Certo.
Mo ha una forte personalit, disse lui.
Mo?
Lo chiamano tutti cos.
Tutti meno lei. Mo non aveva l'allusivit teologica,
storica, isterica di Mohammad.
Senta, non sono contento che non si sia preso la briga
di informarmi. Una notizia ghiotta per i lettori. Ma
a quanto mi risulta, ha vinto il concorso onestamente.
Questa forse un po' meno. Non ci sono motivi validi
per negargli la vittoria.
 religioso?
Mo? Non direi. Il pensiero gli strapp una risatina.
 molto pi decadente di me. Alyssa sottoline
decadente.
In che senso? chiese, come se scherzassero fra loro.
Normale, rispose lui, drizzando la testa per osservarla
da un'altra angolazione.  la parola pi giusta.
Normale.
Nel senso che va a donne? Si droga? Beve?
Volevo solo dire che non  religioso, rispose Thomas,
gli occhi ridotti a due fessure sospettose. Non  un
musulmano fuori di testa. E poi ha talento da vendere.
Questo lo scriva, mi raccomando.
In qualche modo, lo aveva spinto a schierarsi in difesa
di Khan. Invece lei voleva raccogliere la sua delusione, la
pugnalata alle spalle che gli era arrivata da Khan, che aveva
compromesso un'amicizia e quella bella famiglia americana.
Voleva la moglie, che probabilmente sarebbe stata
contenta di calarsi in profondit con lei.
Quindi non le ha mai detto che partecipava al concorso?
Non  un po' strano? Insomma, progettate di aprire
uno studio insieme, siete grandi amici, giusto? Dalla
camera da letto part uno strillo; Alyssa aspett che si spegnesse.
Direi che collaborate su tutto.
Thomas divent un po' rosso e cominci a sfilarsi e rinfilarsi
la fede nuziale. L'ego maschile: andava preso con le
pinze. Meglio non esagerare con il lato umiliante della vicenda,
con la storia dell'ingenuo fregato dal suo migliore
amico. Cio, avr avuto senz'altro le sue buone ragioni, 
disse, ma secondo lei quali potevano essere?
Non lo so, disse lui stancamente. Vorrei chiederglielo
anch'io.
Il telefono aveva cominciato a squillare durante l'intervista.
Alice lo ignor e alla fine Thomas si alz a rispondere.
Quanti? lo sent dire Alyssa. Ho capito. No,
no. Non li faccia salire.
Era arrivata la concorrenza. L'intervista era terminata.
Alyssa spieg a Thomas come tenere a bada gli altri cronisti,
e gli consigli di fare assumere un vigilante dal condominio
e di invitare il portiere a stare pi attento, come
se la sua presenza l fosse colpa sua. Per non sbagliare,
risponda sempre no comment, lo istru. Lei ha tutto il
diritto di tacere, mentre a parlare non ci guadagna niente.
A parlare con gli altri giornali, intendo.
Si conged, accarezzando la testa del maschietto, il pi
grande, che era entrato in salotto. Il bambino sgusci via e
la guard con diffidenza. Quegli occhi celesti, il loro serafico
rimprovero. Non ci aveva mai saputo fare con i piccoli.
Gi nell'atrio i cronisti assediavano il portiere, ormai
talmente nel pallone da confondere le parole e minacciare
di rivolgersi alla polizia. I colleghi la riconobbero e corsero
da lei. A che piano? A che piano? Lei si strinse nelle
spalle come se non lo sapesse, poi disse: Lasciate perdere,
 tutta fatica sprecata.  una tomba. Usc dall'atrio
in penombra. Strabuzz gli occhi al sole. Dall'altra parte
vide verde: Prospect Park, i polmoni di Brooklyn. Riemp
d'aria anche i suoi.
...
.
...
Capitolo decimo.
...
.
...
Al supermercato del signor Chowdhury Asma caric nel
carrello farina di frumento, riso, pomodori, latte, olio per
friggere, quattro tipi di verdura, pi i quotidiani bengalesi.
Sembrava che ogni settimana ne spuntasse uno nuovo,
cosa che la rendeva fiera dei suoi colti compatrioti, sempre
se non era di cattivo umore, perch allora lo prendeva
come un segno delle loro divisioni. Pag i giornali insieme
alla spesa, contenta di non essere come quei tirchi che si
piazzavano davanti alla cassa a leggere i quotidiani gratis
come in biblioteca, anche se doveva confessare che prima
di quei soldi piovuti dal cielo lo faceva anche lei.
Molte notizie riportate dai giornali riguardavano il Bangladesh,
ed erano quasi tutte preoccupanti: le lotte politiche,
il personaggio pubblico di turno accusato di corruzione
o incarcerato, la violenza, le due leader politiche rivali
che si cavavano gli occhi appena potevano. Le alluvioni
inondavano il paese; la gente cercava terreni pi collinosi,
vedeva le sue case spazzate via, le ricostruiva. I traghetti
affondavano come sassi. Gli scioperi paralizzavano le citt
che poi alla fine riuscivano a scrollarsi di dosso la causa di
quell'atrofia momentanea. Incredibile come potessero apparire
caotiche e assurde le cose quando erano concentrate
dentro poche pagine in bianco e nero, anzich diluite in
lunghi giorni di peperoncini essiccati al sole, luce danzante
sull'acqua, storie di matrimoni combinati e finiti male,
canzoni di Runa Laila, la risata dolce di sua nipote, il pesce
speziato di sua madre, i racconti comici di suo padre
che svegliava le guardie addormentate alla risiera, la pace
avvolgente dei sogni a occhi aperti. A quei tempi le cose
peggiori avevano un loro equilibrio, un loro posto.
Le notizie locali, come la vita locale, tendevano a essere
pi insulse. Modifiche alle norme sull'immigrazione.
Nuove attivit o nuove associazioni bengalesi nella zona
di New York. Bengalesi vittime di reati o, scritto pi in
piccolo, colpevoli di reati. Auguri dai politici locali per le
vacanze e le festivit. Per un po', dopo l'attentato, erano
ovviamente comparsi anche articoli sulle nuove difficolt
dell'immigrazione, le minacce alle moschee, l'arresto
di musulmani. Ma nell'ultimo anno certe notizie avevano
cominciato a diminuire, come se un po' alla volta stesse
tornando tutto alla normalit.
Ma adesso quel Mohammad Khan aveva vinto il concorso
per il monumento a Inam e alle altre vittime. Asma
pigi il sacchetto di riso in fondo al carrellino della spesa.
Il proprietario del supermercato stava discutendo con il
dottor Chowdhury nessuna parentela del tentativo di
negare la vittoria a Khan e se non riecheggiasse in qualche
modo la storia del Bangladesh. Siccome non la coinvolgevano
nel dibattito, lei, come al solito, origliava.
 proprio come nel 1970, disse il dottor Chowdhury,
salutando Asma con un sorriso. Che cosa ha fatto il
Pakistan? Non voleva riconoscere le elezioni perch non
gli andava a genio il risultato. Idem qui. L'America dovrebbe
comportarsi meglio.
Ma queste non erano elezioni, ribatt il signor
Chowdhury. Era un uomo autoritario, antidemocratico,
secondo Asma. La decisione toccava a un gruppo ristretto
di persone. Fossero state elezioni, credi che gli americani
avrebbero votato per un musulmano? Quindi  proprio
il contrario. Hanno cercato di farlo vincere senza elezioni.
Adesso gli americani dicono che non lo vogliono. Noi
avevamo la maggioranza, allora; adesso ce l'hanno loro.
Noi volevamo la libert. Loro vogliono discriminarlo.
Pu darsi, ma non  un parlamento. E solo un monumento
alla memoria. Li capisco se non ci vogliono il nome
di un musulmano.
Tanto i nomi musulmani ci saranno lo stesso, ribatt
il dottor Chowdhury, e con la testa indic Asma, che
fingeva di scegliere un melone amaro.
Io so solo che a Dacca, nello spazio che gli americani
hanno riservato al monumento, ci vivrebbero cinquemila
persone.
Questo commento la offese. Suo marito non aveva una
tomba. Il suo nome sarebbe sopravvissuto solo grazie a
quel monumento. Solo l suo figlio avrebbe potuto vederlo,
magari anche toccarlo. Anche un parlamento dei morti
meritava rispetto.
Si avvi verso casa trascinando il carrellino della spesa
e torn mentalmente su quella discussione. Conosceva bene
i fatti storici di cui parlavano perch suo padre vi aveva
preso parte. Quando i supervisori militari pakistani avevano
vietato al partito vincitore in Bangladesh allora Pakistan
orientale di formare un governo, suo padre aveva
messo da parte i libri, lasciato l'universit e si era unito
alla lotta. Centinaia di migliaia, milioni di morti pi tardi,
il Bangladesh aveva ottenuto l'indipendenza. I racconti di
suo padre l'avevano profondamente colpita da bambina.
Aveva deciso di essere altrettanto coraggiosa, per poi scoprire
che a una donna non  richiesto.
Arrivata davanti al portone, si accinse al gravoso compito
di trasportare le borse della spesa per quattro piani,
e ridiscendere a prendere le altre. Per ultimo prese il sacco
di riso, dieci chili. Pesava meno di suo figlio ma sembrava
pi difficoltoso da portare. Mentre lo sollevava dal
carrellino cadde per terra qualche chicco. Guardando meglio
scopr un forellino nell'angolo e una scia di trattini
bianchi e sottili che correva fino al portone. Fuori, altri
chicchi di riso. Gli uccelli li stavano gi beccando. Con
un sospiro capovolse il sacco per evitare che uscissero altri
chicchi, lo ripose di nuovo nel carrello e torn indietro
fino al negozio.
Il coraggio, pens strada facendo, non era solo questione
di forza. Richiedeva l'occasione giusta. Le guerre arrivavano
raramente. Lo ricordava a se stessa tutte le volte
che si domandava se Inam avesse il fegato di suo padre.
Suo marito era nato in un momento diverso, meno cruciale.
Era difficile, nella vita di tutti i giorni, trovare la giusta
causa. Questo lei lo aveva imparato a sue spese.
Dopo essersi sposata e stabilita a Kensington, aveva
deciso che voleva lavorare. La richiesta, fuori dai canoni,
aveva destato qualche incertezza in Inam, perfino qualche
lieve apprensione. Inoltre era totalmente campata in aria:
Asma non aveva un diploma e non parlava bene inglese.
Ma lui si era rivolto a un suo connazionale farmacista di
Church Avenue, un ind che si chiamava Sanjeev. La figlia/aiutante
era appena partita per il college, come non si
stancava mai di ripetere a chiunque entrasse in farmacia.
Sanjeev aveva accettato di prendere in prova Asma per un
periodo. Pericoli non ce n'erano: era un uomo rispettato,
e in farmacia ci lavoravano anche la moglie e la cognata.
Asma avrebbe aiutato la signora a contare le pillole per le
ricette. Il lavoro era noioso ma rilassante, e Asma andava
molto fiera della sua precisione. La moglie di Sanjeev
ricontrollava sempre per evitare errori ma alla fine aveva
capito che Asma non ne faceva. Contare le pillole non
le impediva di interessarsi a ci che avveniva all'interno
della farmacia. Dei malanni del quartiere ormai ne sapeva
pi della signora Mahmoud. Sanjeev era come un medico,
raccontava la sera a Inam. Venivano a chiedergli consiglio
tutti, non solo i bengalesi, anche i neri, gli ispanici.
L'unico difetto di Sanjeev, a quanto vedeva, era la spilorceria.
Non faceva mai credito a nessuno, solo a qualche
conoscente ind. C'era chi aveva bisogno delle medicine
prima che gli arrivasse lo stipendio o il sussidio del governo,
ma Sanjeev pretendeva i soldi sull'unghia. Un giorno
Asma aveva deciso di parlargliene. Suo padre prestava
spesso soldi senza interessi. Non avrebbe mai approvato
Sanjeev, ne era sicura.
Signor Sanjeev, aveva detto, usando la massima cortesia,
non capisco perch non fa pi credito. Lei conosce
queste persone; io pure. Sa anche dove abitano.
Lui l'aveva guardata come avrebbe fatto con sua figlia
se gli avesse mancato di rispetto, poi se n'era uscito tutto
tranquillo: Se pensi che siano tanto rispettabili, perch
non glielo fai tu credito? Sanjeev sapeva benissimo
che lei non aveva soldi da prestare. Asma aveva contato le
pillole con il tremito alle mani per il resto della giornata.
Quel pomeriggio lo aveva ringraziato di averla assunta e
non era pi tornata. Inam, un po' sbigottito dalla sua impulsivit,
era andato a fare pace con Sanjeev. Ma non c'era
stato verso di convincere Asma a seguire il suo esempio.
Tornata al negozio, mostr al signor Chowdhury il sacco
di riso bucato.
Questo  un vecchio trucco, tagli corto lui. Ne
prendete una tazza, poi tornate e dite che il sacco  rotto
e ne volete uno nuovo. Ma con me non funziona. Io li conosco
tutti, i trucchi.
Ammutolita dalla rabbia, Asma trascin il signor
Chowdhury fuori in strada e gli mostr il riso, gi disperso
dai passi, dal vento e dagli uccelli. Camminarono insieme
per una trentina di metri e poi lui chiese: I chicchi
arrivano fino a casa tua?
Lei annu vistosamente, contenta che avesse capito.
Ma allora sei proprio tonta! disse lui. Hai la testa
fra le nuvole. Possibile che non te ne sei accorta prima?
Continu a sgridarla, accusandola di leggere i giornali
mentre camminava, invece di stare attenta al riso.
Non pensavo che sarebbe scappato via cos, disse
lei, mandandolo ancora pi in bestia.
Il signor Chowdhury rifiut di cambiarle il sacco e lei
riboll di stizza fino a casa, rimpiangendo che Inam non
fosse li a prendere le sue difese, anche se in effetti non
sapeva se lo avrebbe fatto. Magari il sacco si  strappato
mentre lo infilavi nel carrellino, avrebbe potuto dire, non
per darle torto ma per farle capire che certe cose potevano
succedere. Secondo lui non valeva la pena di litigare per
una tazza di riso. Secondo lei s, anche per un solo chicco.
Per quella volta la diede vinta al signor Chowdhury.
Era una donna, per cui non aveva scelta.
Paul, ansim il governatore.
La Bitman era sulla sua macchina ellittica in tuta di ciniglia
nera. Erano le sette e un quarto, ora in cui Paul avrebbe
preferito contemplare il morbido e ondulato paesaggio
posteriore di Edith che dormiva. Convocato per colazione
nel pied--terre newyorchese del governatore, aveva indossato
la giacca e il papillon. Un assistente gli offr una
spremuta d'arancia e gli indic una poltrona.
Il governatore si stava guardando in televisione. Il signor
Khan non  una minaccia alla sicurezza e non c' motivo
di pensare il contrario ma il fatto che sia riuscito ad aggiudicarsi
la vittoria in questo concorso anonimo sta a ricordarci
che i musulmani fondamentalisti potrebbero sfruttare
la democrazia delle nostre istituzioni e la nostra larghezza
di vedute per portare avanti i loro obiettivi, stava dicendo
il governatore sullo schermo in un'intervista alla CNN del
giorno prima. Il governatore vicino a Paul, annuiva a tempo
con le proprie parole. Il su e gi delle gambe ricordava
quello delle pale di un battello. Si tratta di un pericolo e,
come donna, non posso tacerlo, perch se i fondamentalisti
islamici prendessero il potere nel nostro paese, la perdita delle
nostre libert ricadrebbe soprattutto sulle donne. Come
forse sapr, Wolf, l'anno scorso ho fatto parte di una delegazione
di rappresentanti politiche in visita in Afghanistan...
Mi meraviglio di te, Geraldine, disse Paul, incapace
di trattenersi. Conosceva il governatore da pi di vent'anni,
conosceva il suo defunto marito da ancora pi tempo.
Quando Joseph Bitman era morto, lasciandole in eredit
la sua fortuna e le sue ambizioni politiche irrealizzate,
Paul era stato uno dei suoi primi e pi ardenti sostenitori.
L'aveva appoggiata dall'inizio, quando aveva concorso per
un seggio al Parlamento dello stato, fino a quando poi si
era candidata a governatore, e non solo per amicizia. Era
rimasto colpito dal suo brio, dalla sua lucidit, cos come
dalla sua capacit d'inventarsi un centro racimolandone i
pezzi a destra e a sinistra. Era il primo governatore donna
dello stato di New York, un primato che la spingeva ad
ambirne altri. Voleva diventare presidente.
Leggiti la tesi con cui mi sono laureata alla Smith,
Paul, fiato corto, movimenti pi energici: la macchina
era passata a un ciclo pi impegnativo, e forse ti meraviglierai
di meno. Gerarchie egemoniche nel movimento femminista.
Mi preoccupavo delle donne che venivano oppresse
da altre donne. La mia ansia nei confronti dell'Islam 
assolutamente coerente con questo. Coerente, pens per
la prima volta Paul, anche con la sponsorizzazione di Bob
Wilner; non aveva nominato come membro della giuria il
suo avvocato, ed ex portaborse, sapendo che avrebbe vinto
un musulmano, ma la veemenza dei suoi toni su questo
argomento non era certo un segreto per lei.
Il colorito arrossato; una perlina di sudore sulla fronte.
Paul studi Geraldine di sbieco: i capelli freschi di piega,
di un rosso rame lucente, intenso, a cui doveva in parte il
suo soprannome: la Volpe. Il bel profilo aquilino, che non
avrebbe stonato su una moneta.
Veramente sono io che mi meraviglio di te, disse lei.
In che senso?
Non hai il controllo della situazione.
Il senso della frase era chiaro. Dichiarando che gli era
stato chiesto di ritirarsi dal concorso, Khan aveva colto alla
sprovvista Paul, che invece si era sforzato di non chiederglielo
pur facendogli capire che non sarebbe stata una
cattiva idea. E cos Paul aveva immediatamente rilasciato
una dichiarazione in cui smentiva di aver fatto una richiesta
simile. Quello era stato l'Errore Numero Uno. Il
Numero Due era stato l'ulteriore smentita in cui chiariva
di non aver mai dato del bugiardo a Khan, come invece i
giornalisti avevano dedotto dalla prima dichiarazione. Morale
della favola, entrambe le dichiarazioni confermavano
che la giuria aveva effettivamente scelto il progetto di
Khan, ragion per cui Paul doveva inventarsi un modo per
presentare Khan dopo che Khan si era gi autopresentato.
Doveva confutare l'accusa che la giuria avesse tentato
di opporsi alla scelta di Khan proprio mentre le famiglie
urlavano che la giuria avrebbe dovuto opporsi.
 una situazione scabrosa, Geraldine, quindi non credo
sia utile esasperare la paura...
La paura esiste, Paul. La paura  reale.  nella provincia
americana, di cui ultimamente, lo ammetto senza
problemi, mi stanno molto a cuore le opinioni, c' l'impressione
che i componenti della giuria non comprendano
questa paura. Dovrebbero, visto che vengono quasi tutti
da Manhattan e hanno sotto gli occhi quello che  successo,
eppure non  cos. Il ritmo era rallentato, il colorito ancora
pi acceso.
La mia giuria non ha colpa. Il concorso era anonimo,
lo sai.
S, ma dai sondaggi risulta che il settanta per cento
degli americani invece non lo sa. La gente ha bisogno di
prendersela con qualcuno in un momento come questo.
Non la consoli mica con astratte nozioni di procedura.
Geraldine non lo aveva chiamato per fare colazione,
si rese conto Paul, dal momento che non gli aveva offerto
nulla. Lo aveva chiamato in amicizia, per avvisarlo che
avrebbe preso di mira la sua giuria un branco di artisti
di Manhattan, un'lite che pi lite non si poteva al pari
della minaccia islamica. Lui avrebbe potuto contrattaccare
in tanti altri modi, non solo obiettando che i progetti erano
anonimi. La maggior parte di quegli artisti neppure lo
voleva, il Giardino. Ma il governatore, che veniva informato
dal suo uomo nella giuria, probabilmente lo sapeva.
E non scordarti che l'ultima parola spetta a me, Paul.
Lui non rispose. Quando Geraldine gli aveva chiesto di presiedere
la giuria, lo aveva pregato di fare in modo che fosse
composta soprattutto da artisti, professionisti. Cos evitiamo
che un branco di pompieri decida di piazzare un casco
gigante a Manhattan, erano state le sue parole. In privato,
ovviamente. Aveva vietato la campagna, promossa da
Sean Gallagher, a favore di una giuria composta dai parenti
delle vittime. Sarebbero cominciati i battibecchi, ne era sicura;
non ci avrebbe guadagnato niente a scegliere fra loro.
Claire Burwell, l'unica parente delle vittime nella giuria,
era stata nominata perch i suoi titoli e la sua collezione di
opere d'arte si accordavano alla sensibilit degli altri giurati.
L'idea del coinvolgimento dei cittadini l'assemblea
pubblica, il periodo di dibattito e l'avallo del governatore -
era stata aggiunta per dare l'illusione che sarebbero stati
ascoltati, quando in realt venivano manovrati. Qualche
modifica simbolica si poteva sempre inserire, ma avrebbe
comunque fatto testo la scelta della giuria, con il beneplacito
del governatore.
I battibecchi per erano gi in corso, su scala del tutto
imprevista, e la Bitman era chiaramente decisa ad approfittarne.
Non stava riscrivendo le regole, pens Paul, ma
ne dava un'interpretazione letterale inedita, cinica.
La fase di defaticamento era finita. Geraldine scese
dall'ellittica, gli fece segno di passarle l'asciugamano appoggiato
sulla sua sedia e lo salut con un lieve bacio sulla
guancia.
Fissando la sua prima rubrica, Alyssa Spier si era immaginata
come Carrie Bradshaw di Sex and the City, chioma
d'oro arruffata, sigaretta fra le dita, canotta attillata su
fisico snello e minuto appollaiato sul letto, frasi pregnanti
a riempire lo schermo del portatile. Ma il monolocale di
Alyssa puzzava, come sempre, di fumi scoreggiati dai ristoranti
indiani intorno al suo palazzo. La Collina del Curry,
chiamavano il suo quartiere; lei lo chiamava la Collina dei
Dannati. Pi che il tanfo, fu un'occhiata di sfuggita allo
specchio a infrangere la sua fantasia. Indossava un paio di
pantaloni di felpa bitorzoluta e una maglietta extra large
di un concerto di Springsteen del 1992 (possibile che fosse
passato tanto tempo? possibile che fosse cos vecchia?)
Aveva qualche chilo in pi d'accordo, un bel po' di pi -
rispetto a Carrie, forse perch aveva sostituito le sigarette
con un pacco di biscotti al cioccolato. Non aveva i colpi di
sole, e i capelli non erano neanche puliti. Ed era in pieno
dopo sbronza. Era andata a bere con Chaz, il suo nuovo
direttore, ma pi che festeggiare si era stordita. Lui aveva
fatto fuori quattro martini, allineandosi davanti i bicchieri
vuoti, come le Rockettes. Lei si era fermata a due, anche
se il direttore la sfotteva, ma due erano gi troppi per
il suo stomaco vuoto, mentre lui sembrava campare solo
di gin. Le manciate di salatini ingurgitate appena Chaz si
distraeva erano servite a poco. Aveva vomitato tre volte
durante la notte. E poi i temi che trattava Carrie erano diversi
dai suoi. Facile essere sexy quando parli solo di sesso
e vita da single. Ragionare sul terrorismo o sul problema
musulmano, come lo chiamava Chaz non ti rende
una firma seducente. Basta, doveva farsene una ragione
e andare avanti. Era quello che era, anche se negli ultimi
tempi, non si riconosceva pi tanto.
Neanche una settimana prima era una semplice giornalista
a caccia di scoop. Non mollava mai l'osso, e infatti la
soffiata sul musulmano l'aveva ottenuta cos, ma era solo
una fra tanti, inutile raccontarsi favole. Tallonava avvocati,
portaborse, autisti, chiunque potesse fornirle una pista,
spremeva informazioni a forza di moine e sguardi complici.
Chiamava le sue fonti per scambiare qualche battuta o
pettegolezzo anche se non c'era in ballo nessuna notizia,
solo perch la considerassero un'amica, o forse per illudersi
che fossero suoi amici.
Ma ora aveva una Rubrica fissa: l'aveva sempre immaginata
con la maiuscola, quella parola. Chaz aveva lanciato
l'idea in mezzo al delirio scatenato dal suo articolo. Era un
modo per cavalcare lo scoop, per sfruttare fino all'osso lei
e la storia che aveva scovato. L'idea solleticava il suo ego.
Le avevano gi scattato una foto, che per fortuna le rendeva
pi giustizia dell'immagine riflessa allo specchio quella
mattina. Ora doveva trovare l'ispirazione per scrivere.
La sera prima Chaz le aveva dato qualche dritta su come
procedere. La qualit pi importante di un bravo opinionista,
aveva spiegato, era la certezza: Mai dire secondo
questa certa persona, solo secondo me. Doveva
sembrare che avesse tutte le risposte. La gente vuole
sentirsi dire cosa pensare, le aveva spiegato, tracannando
il martini. Oppure vuole sentirsi dire che fa bene a
pensarla in un certo modo.
Ma lei, pi che di dire agli altri cosa pensare, smaniava
di scoprire quello che non sapevano. Con la mente tornava
di continuo alla riunione delle famiglie all'auditorium,
a come aveva toppato con Claire Burwell, mettendosela
contro. Alyssa sapeva che a volte esagerava un po', anche
senza volerlo, e che cos spaventava la gente. Non se ne
accorgeva mai in tempo, lo capiva solo quando la frittata
era fatta.
Il filo di quei pensieri la port, come spesso succedeva,
a Oscar. Era il miglior cronista di giudiziaria del Daily
News forse di tutta la citt e aveva un'eleganza incredibile
per uno gnomo con gli occhiali neri a televisore
e quattro peli in testa. La sua immagine sembrava studiata
a tavolino ogni giorno: camicia stirata, gil nero o a quadri
leggeri, cravatta perfetta. Portava pantaloni di buon
taglio con il risvolto e scarpe con i lacci, sempre lucidate a
dovere. Credeva nella palestra. Aveva il naso grosso e gli
occhi storti eppure si comportava come se non si rendesse
conto della sua bruttezza. Parlavano la stessa lingua,
un gergo spietato, tipico dei giornalisti: il crollo di un palazzo
era una storia pazzesca, un incendio che insieme
alla cenere sparpagliava intere famiglie uno sballo inaudito.
A sentirli, un estraneo sarebbe rimasto sconvolto
da tanta grettezza. Ma quelle storie erano le loro prede,
non le loro tragedie. Alyssa aveva scambiato quel vincolo
tribale per qualcosa di pi, e per un breve periodo Oscar
aveva ammesso certi diversivi. Poi era arrivata la mazzata,
il benservito, e lei ci aveva sofferto come un cane. Una
nuova redazione, ricominciare da capo: sarebbe stato pi
facile non vederlo.
Come un disco rotto che tristezza: era abbastanza vecchia
da poter usare i vinili come termini di paragone! la
sua mente tornava di continuo dietro le quinte dell'auditorium.
Fra Claire Burwell e Eileen Gallagher aveva sentito
vibrare un'energia trattenuta, potente e rabbiosa. La
captava molto di pi adesso, che quando era partita all'inseguimento
di Claire. Non era tornata indietro dalla madre
di Sean Gallagher. Eileen, scrisse su una busta li accanto,
e fece un quadratino intorno al nome. Chiss dove
andava in chiesa la signora Gallagher.
La rubrica, adesso. Il problema, scrisse, e si ferm;
dell'Islam, riprese e si riferm, pescando un biscotto al
cioccolato. L'importanza della sua missione, la grandiosit
della sfida il suo primo pezzo in prima persona! erano
un motivo pi che valido per trasgredire la regola niente
dolci prima di mezzogiorno. Tra l'altro erano l'unico cibo
che aveva in casa.
Mastic e inghiott. Le venne un conato violento. L'Islam
era violento. Credeva accettabile uccidere degli innocenti.
Era contro le donne. Contro le altre religioni. Era
odioso come la sua nausea. Stava per vomitare di nuovo.
Il problema dell'Islam  l'Islam.
La prima frase ce l'aveva.
Il giorno dopo la conferenza stampa Mo prov a fingere
che non fosse successo niente di strano e and al lavoro.
Prima di salire in ufficio, indugi davanti all'ascensore,
sperando e temendo di vedere Thomas. Probabilmente lo
odiava perch non si era confidato, non lo aveva avvertito,
peggio ancora non gli aveva chiesto di collaborare al
progetto. Si era comportato in maniera inqualificabile: lo
sapeva. Per la famiglia Kroll lui era come un quarto figlio,
adottato per ogni vacanza, atteso a ogni festa di compleanno.
Il pi grande, Petey, quello di cinque anni, aveva
una particolare venerazione per lui. Mo ricordava ancora
la prima volta che Petey lo aveva chiamato per nome, la
sensazione di essere conosciuto da un bambino come qualcosa
di ben distinto rispetto a tutto quel che faceva parte
del suo mondo, e dunque considerato. Camion. Elicottero.
Mo. Traditore. Thomas non aveva risposto alle sue telefonate
e alle e-mail di scusa, e Mo non si era sentito meno
in colpa leggendo l'articolo di quel mattino sul Post:
Musulmano vincitore decadente, dice l'amico di sempre.
Thomas s'illumin come sempre nel vedere Mo, poi si
ricord di guardarlo con odio. Mo stava ancora imbastendo
le sue scuse quando Thomas lo sbatt al muro con una
spinta, un commovente gesto da scolaretto, quasi recitasse
un ruolo che non sentiva suo. Al suo posto, Mo se lo
sarebbe mangiato vivo. Non riuscendo a parlare, Thomas
cominci a ridere, soprattutto perch si era tolto il pensiero
di quell'incontro.
Mi sta bene, disse Mo.
Se Alice fosse qui saresti coperto di sangue.
Non ne dubito.
Sei il pi grande stronzo del pianeta. Hai lavorato a
quel progetto per quanto? Quattro? Cinque mesi? E non
ti  mai passato per l'anticamera del cervello di dirmelo?
Non pensavo che avrei vinto, perci non mi sembrava
che valesse la pena di parlarne.
Risparmiami le cazzate! disse Thomas. Sei troppo
presuntuoso per pensare che non avresti vinto.
Non ne ho parlato nemmeno con i miei. Ti senti meglio
cos?
Pensavo fossimo soci, disse Thomas. Pensavo che
l'obiettivo fosse quello.
Ma certo. E non  cambiato niente. Solo che... ho
pensato solo a me, lo ammetto. Ma era una cosa che dovevo
fare per conto mio. E visto com' andata... mi  servito
da lezione.
Per cui dovrebbe dispiacermi per te? Mi sono ritrovato
i giornalisti in casa. Alice ha paura. E ho paura anch'io.
I bambini... brutto stronzo, ripet, in tono ancora pi
accorato.
Non so perch siano venuti, Thomas. Cazzo, mi dispiace.
Non mi  venuto proprio in mente che potessero
trascinare dentro anche voi.
Non ti  venuto in mente, certo! Avresti dovuto pensare
a qualcun altro al di fuori di te.
Mo stava cominciando a spazientirsi di tutti quei mea
culpa. Come glielo doveva dire che gli dispiaceva? E va
bene, sono il pi grande stronzo del pianeta, tu per mi
hai definito decadente. Decadente!
Thomas si mise a ridere. Ho detto che eri pi decadente
di me, e di questi tempi non  difficile. E quella
giornalista lo ha estrapolato dal contesto. In realt cercavo
di aiutarti, perfino incazzato com'ero, chiarendo una
volta per tutte che non sei un estremista. E invece appena
m' uscita di bocca quella parola, lei si  accesa come
una lampadina.
Anch'io cercavo di aiutarti, vincendo questo concorso.
Pensa quanto sar positivo per lo studio.
Non ci sar nessuno studio, Mo! La K/K Architects
 morta. L'hai uccisa tu. E comunque Alice non lo permetter
mai. Non  contenta, se non pu portare rancore.
Me la vedo io con lei, disse Mo, cogliendo nel richiamo
ad Alice uno spiraglio, il segno di un cedimento.
E questo aggrav il suo senso di colpa: aveva messo a rischio
la loro amicizia, ma solo perch sapeva che Thomas,
a differenza della moglie o di lui stesso, non era capace di
portare rancore.
Roi si, a quanto pareva. Era in ufficio ma non parl con
lui n quel giorno, n il successivo. Quando finalmente lo
convoc, Mo era pronto a ricevere una strigliata.
Forse ti divertir sapere che pensavo di partecipare al
concorso, disse Roi senza preamboli. Avevo un'idea,
una buona idea; un giorno ti mostrer qualcuno dei miei
schizzi. Ma poi ho pensato: quando sapranno che ha vinto
un francese? Un francese che da giovane era un fedele
membro del Partito comunista a Parigi? Non lo avrebbero
mai permesso. E cos ci ho rinunciato. Tu hai avuto
pi coraggio.
Mo era cos incredulo che non riusciva a parlare. Meglio
un francese comunista che un americano musulmano,
pens: Paul Rubin gli aveva suggerito di presentare il progetto
a nome di Roi.
Roi continu. Nessun concorso  mai pulito, sai. Non
illuderti: c' sempre l'amico di un amico della giuria; una
volont forte che orienta le decisioni. Sono tutti contaminati.
Se proprio lo vuoi sapere mi fanno schifo. Partecipiamo
solo perch in Europa i lavori li affidano quasi sempre
con questo sistema. Ma stavolta  diverso, c' di mezzo
quello che dicono di te. Non sono un patito dei musulmani,
di quelli che non vogliono integrarsi, intendo; la Francia
ne ha fatti entrare troppi. Ma questa  un'altra storia.
Tu hai vinto, e noi dobbiamo fare in modo che ti lascino
andare avanti. Parler con qualche amico, snocciol un
elenco dei pi grandi nomi dell'architettura, e rilasceremo
una dichiarazione per far capire che ti sosteniamo.
Grazie, balbett Mo.
Per mi raccomando, devi anche mantenere un po'
di obiettivit. Un assistente entr con aria frettolosa, gli
posizion il caff macchiato a quindici centimetri e quarantacinque
gradi esatti dalla mano destra e si dilegu. Sono
certo che il tuo progetto  ottimo, ma non lasciare che
ti distragga dalla carriera. Ricordati che  solo un giardino.
Come diceva quello? Prezzemolo per guarnire l'arrosto.
Magari passerai alla storia con quel giardino, ma non
cambierai la storia dell'architettura.
E con questo Mo fu congedato. Si sentiva soddisfatto,
non ultimo al pensiero che Roi avesse realmente partecipato
al concorso e ora mentisse perch non aveva vinto.
6 su NYPost dmn. L'SMS di Lanny arriv mentre
Claire stava per andare a dormire. Lo chiam malvolentieri,
chiedendosi perch quell'individuo lupesco fosse diventato
il suo principale interlocutore. Paul mi ha detto
di avvisarti: c' una rubrica...  online, le disse con studiata
indifferenza, preludio di cattive notizie. Sentendosi
gelare, Claire si strinse addosso la vestaglia e si sedette
al computer.
Il problema dell'Islam  l'Islam, esordiva Alyssa
Spier nella sua rubrica, prima di descrivere, con linguaggio
trito, la propensione alla violenza di quella religione,
l'oppressione nei confronti delle donne, l'incompatibilit
con la democrazia e lo stile di vita americani. Ma a met
strada la tirata prendeva una piega imprevista, bizzarra,
come fosse appena giunta una notizia dell'ultima ora,
o la giornalista avesse smesso i panni di aspirante Fouad
Ajami per vestire quelli di Cindy Adams, la famosa esperta
di gossip. Apprendo da un altro parente delle vittime
che Claire Burwell, affascinante vedova nonch membro
della giuria, ha un debole per Mohammad Khan. Se, per
usare una metafora, la signora Burwell va a letto con il nemico,
allora viene spontaneo chiedersi: da che parte sta?
Claire rimase a bocca aperta per lo shock. Come un frenetico
battito d'ala, il suo dito indice inizi a picchiettare lo
schermo delicatamente, ossessivamente, quasi a cancellare
quelle parole. Il nemico.
Si rannicchi su una poltrona in camera da letto, perch
non voleva stare a letto da sola. Essere presi di mira dal
Post era un motivo di vanto, si disse. Sostenere Khan,
significava sostenerlo pubblicamente. Quella presa di posizione,
proprio come un qualsiasi luogo fisico, avrebbe
rappresentato il monumento alla memoria di suo marito.
Eppure avrebbe preferito tenerla per s. Da dove veniva
quella vigliaccheria, quella paura che le impediva di riconoscere
i propri principi? Stretta dalle domande, rannicchiata
su se stessa, si addorment sulla poltrona.
Il telefono svegli anche i bambini; Claire non rispose.
Squillava, squillava, non la smetteva pi. Chi  che chiama
sempre? chiese Williams. Negli ultimi tempi aveva
cominciato a rispondere al telefono.
Lascia stare, tesoro. E rotto. La compagnia telefonica
sta cercando di ripararlo.
Spediti i figli a scuola, si attiv subito per far togliere il
numero dall'elenco. A met mattina sent un'auto imboccare
il vialetto. Una Pontiac Grand Am verde scuro accost
davanti casa. Sean Gallagher scese dall'auto insieme ad altri
quattro uomini. Claire si nascose con la domestica in camera
da letto. Il campanello suon una, due volte, poi basta.
Da dietro una tenda, con il cuore a mille, vide Sean che
passeggiava su e gi seguendo lo stesso, irregolare percorso,
alzando ogni tanto gli occhi. Lo vide chinarsi e raccogliere
un sasso, poi un altro, da un mucchietto sotto il faggio
rosso. Claire si gir di scatto, aspettando di sentire il vetro
in frantumi. Non successe niente. Ora si era messo a
gironzolare intorno alla Mercedes. Per un momento pens
che ci avrebbe fatto pipi sopra. Uno degli uomini si rivolse
a Sean; sembrava che discutessero. Dopodich montarono
tutti e cinque sulla Pontiac sbattendo la portiera e se ne
andarono. Claire aspett qualche minuto per prudenza, poi
usc fuori a ricostruire il tumulo. I sassi non c'erano pi.
...
.
...
Capitolo undicesimo.
...
.
...
Claire Burwell prese la mano di Mo. Segu una pausa
breve ma inequivocabile. Lei arross, poi cominci a parlare.
Grazie per il Giardino...  incantevole.
Era incantevole anche lei, ma in maniera un po' prevedibile,
un po' come la villa georgiana che li ospitava.
Perfetta, perfino classica nelle proporzioni, raffinata nei
dettagli, ma non c'era l'elemento sorprendente capace di
togliergli il fiato per l'invidia o il rispetto.
Quella pausa, Mo non aveva dubbi, nasceva dall'attesa:
Claire si aspettava che la ringraziasse del suo sostegno.
Aveva letto la rubrica sul New York Post che parlava
di lei, aveva visto gli istrionici parenti delle vittime maltrattarla
al telegiornale. Ma ringraziandola avrebbe lasciato
intendere, in un modo o nell'altro, che stava facendo
qualcosa di straordinario. Non voleva congratularsi con
lei solo perch si comportava da persona civile. Aveva deciso
di non ringraziarla proprio perch lei se lo aspettava.
Erano nel salotto di Paul Rubin, arredato con un gusto
pseudo-aristocratico che gli faceva venire l'orticaria, per
l'annuncio ufficiale della sua designazione. L'atmosfera
era sottotono, il luogo e la cornice insoliti, perfino ermetici.
Nessun giornalista e, a parte Claire, nessun parente
delle vittime che venivano commemorate. Nessun senso
della portata storica, della grandiosit dell'incarico. Solo
lui e la giuria riuniti per una foto di gruppo da distribuire
insieme a una patinata cartella stampa che descriveva
il suo progetto. Se l'autore fosse stato un altro, lo avrebbero
presentato con gli squilli di tromba, ne era sicuro. A
turno, i giurati lo avevano salutato facendogli, quasi tutti,
i complimenti, poi si erano defilati a piccoli gruppi, lasciandolo
nelle mani di Claire.
Paul discuteva poco pi in l, attorniato da alcune persone.
Mo cerc di origliare fingendo al tempo stesso di interessarsi
alla conversazione con Claire.
I discorsi del governatore creano confusione, Paul, 
stava dicendo Leo, il rettore in pensione.
Come sapeva che il monumento ideale per noi, per
la persona che era mio marito, non doveva esprimere soltanto
desolazione? domand Claire a Mo.
Battere sull'importanza dell'assemblea pubblica... -
gli arriv all'orecchio.
 stato come se mi avesse letto nel pensiero, disse
Claire. Quei discorsi sembravano metterla a disagio quanto
lui, ma continu.
Parata in alta uniforme o terreno di scontro...
Ho detto a mio figlio che  il posto dove vivr suo
padre, disse Claire.
Tranquilli, disse Paul Rubin, andr tutto bene.
Mo annu, con aria assente, prima di afferrare le parole
di Claire. I nomi sui muri del Giardino erano diventati
per lui un semplice elemento del progetto, eppure erano
le vittime, erano i volti che all'indomani dell'attentato
tappezzavano ogni superficie, come in un abbozzo del
monumento a venire. Il suo distacco professionale vacill
all'immagine di un bimbo che cercava il padre nel Giardino.
Mo e Claire erano praticamente alti uguali. La guard
negli occhi e si schiar la gola. Quanti anni ha suo figlio?
Spero che il monumento possa aiutarlo.
Se il novanta per cento di quella gente parteciper
all'assemblea e dir che non vuole un giardino, Geraldine
non potr certo farglielo mandare gi, sent dire al rappresentante
del governatore.
Sei anni, rispose Claire, e lo aiuter senz'altro,
se riusciremo a farlo co... Si interruppe poi si allontan,
vedendo avvicinarsi Ariana Montagu.
Mo l'aveva incontrata una sola volta, tre anni prima,
all'elaborato ricevimento che Roi aveva organizzato per festeggiare
il Pritzker, ma lei non diede segno di riconoscerlo.
Quasi tutti i giurati lo avevano trattato con imparziale
cordialit. Per Ariana, evidentemente, mostrarsi cordiali
e imparziali equivaleva a svendersi.
Non  stata la mia prima scelta, esord, come per
essere sicura che non dessero la colpa a lei. Ha trovato
delle soluzioni interessanti, ma un giardino?  cos... -
sospese la frase in maniera stucchevole, ricercato. Non
sembra in linea con gli altri suoi lavori.
Si chiese su quale progetto fosse caduta la sua scelta
iniziale e chi altri, tra la giuria, non volesse il Giardino.
Non lo aveva disegnato pensando a lei, ma era convinto
che ne avrebbe apprezzato le influenze moderniste e certi
dettagli come gli alberi d'acciaio che, nella loro perenne
nudit, avrebbero preservato le traiettorie visive che andavano
dal padiglione al muro. Stava per farglielo presente
quando Rubin li chiam per la foto di gruppo.
Sorridete, disse il fotografo. Mo obbed, di riflesso.
Chiam Laila Fathi appena usc dalla villa di Paul Rubin.
Hai tempo per bere qualcosa insieme? Glielo
chiese con la naturalezza che si pu avere stando col fiato
sospeso. Non capiva perch: Laila non era il suo tipo, neanche
lontanamente. Lui di solito frequentava architetti
o arredatrici, donne esili, delicate nei lineamenti, precise
nel vestire, distaccate nello stile e nell'atteggiamento.
Laila non era per niente distaccata. Era minuta ma procace,
con lineamenti marcati, come i rossetti che prediligeva.
Portava tailleur a tinte forti e le sue passioni, aveva
gi appreso dopo qualche incontro di lavoro, erano tante:
cucina di ogni tipo; poesia persiana e film iraniani; la sua
grande famiglia. Non era per niente disincantata, tantomeno
rispetto ai casi di cui si occupava, perci le sembrava
nobile che Mo avesse deciso di battersi per il proprio
progetto. Ecco, si convinse Mo, da cosa dipendeva quella
sensazione di leggerezza come di un palloncino sfuggito
alle dita di un bimbo che provava quando pensava a lei,
e dal loro primo incontro al MACC gli era capitato molto
spesso, pi di quanto fosse giustificato.
Le propose un locale buio e intimo nel West Village.
Laila rilanci suggerendo un ristorante, pi comodo per
lei, vicino a Madison Square Park. Mentre la aspettava
ammir gli interni dco: soffitti ostentatamente alti, linee
pulite. Sedettero su una panchetta davanti a un minuscolo
tavolo tondo, con sopra una candela tremolante, le ginocchia
che si sfioravano.
Le ripet le frasi orecchiate al ricevimento, da cui aveva
arguito che volevano usare l'assemblea pubblica per affossare
il progetto, e le confid l'impressione che Ariana
non avrebbe chiesto di meglio. Non avevo messo in conto, 
e si interruppe per leccarsi le labbra, vergognandosi
del suo orgoglio ferito, che il Giardino non fosse stato
scelto all'unanimit, e che lei o altri potessero attaccarsi al
fatto che sono musulmano per spingere un altro progetto.
Ci occuperemo di una cosa alla volta, disse Laila.
Perlomeno hanno riconosciuto la tua vittoria.
S, ma  stato stranissimo. Sembrava di essere a un
cocktail dove nessuno ammette che  scoppiata una bomba
nucleare. Un altro vincitore non lo avrebbero assolutamente
trattato cos.
Hai ragione, ma non possiamo dimostrarlo, quindi 
ininfluente dal punto di vista legale.
Lo so, disse lui. Ma non  l'aspetto lega... Si
interruppe. Non sapeva come spiegare.
 per come ti sei sentito, disse lei. Lo capisco.
Quelle parole crearono un legame. Non aveva nessuno con
cui parlare delle sue angosce. I genitori, che lo chiamavano
due, anche tre volte al giorno, stavano gi troppo in
pensiero. Non poteva lamentarsi con Thomas. Sembrava
cos sicuro di s perch molti anni prima, unico ragazzo
di colore in una scuola di bianchi, aveva scoperto che mostrarsi
indifferente alle opinioni altrui rappresentava una
forza. Ma non era un robot.
Provo emozioni molto strane, le confess. La pi
inquietante era il rancore verso le famiglie che lo criticavano
e lo riducevano a uno stereotipo. L'ho fatto per loro
e invece non lo apprezzano, disse.
Lo hai fatto per loro o per te? chiese Laila. Sorrise
vedendo la sua espressione. Sono certa che ci tieni ad
aiutarli a uscire dal lutto. Mio padre fa il vignettista politico.
Vuole suscitare opinioni, magari influenzarle, per
adora anche disegnare. A proposito, il tuo progetto 
davvero bello, commovente, direi. Il padiglione  geniale,
perch invita alla meditazione. E un concetto molto orientale,
quantomeno persiano, insomma un giardino che non
 fatto per camminare, per l'azione, ma per stare seduti.
Per fermarsi. Perfetto come monumento alla memoria.
Continuo a immaginare di guardare tutti quei nomi, oltre
la superficie dell'acqua.
Non era ancora pronto a esprimere le sue emozioni pi
strane, quelle verso di lei, e si offr di accompagnarla a casa.
Risalirono la Terza Avenue, l'Empire State Building
era una lanterna sollevata a illuminare il cammino. Euforica
per il vino e per l'aria notturna, Laila mostrava una
libert che lui non aveva, e anzi faceva apparire estenuante,
perfino ridicolo, il suo tentativo di affermare la propria
individualit, di costruirsi un'identit. Si era lasciato
crescere la barba al ritorno da Kabul solo per affermare il
suo diritto a portarla, per prendersi gioco delle ipotesi di
fanatismo che ne sarebbero scaturite. Lei non avrebbe mai
adottato il velo per lo stesso motivo. Si immagin altrettanto
indifferente alle opinioni degli altri. Lei lo era davvero.
La sua attrazione per Laila era intensamente fisica e
stranamente innocente, come se volesse rifugiarsi dentro
di lei. Le prese la mano. Lei la tir via.
No, bisbigli. Non farlo mai in pubblico. Mi butterebbero
fuori dal consiglio. Ho cercato di spiegartelo.
Per loro il pudore  importante.
Possono fare la guardia alle mogli.
Non  cos semplice. Devo rispettare certi principi se
voglio lavorare con il consiglio.
Era tardi quando arrivarono davanti al portone, ma lei
lo invit a salire per un t. Dobbiamo entrare separatamente?
scherz lui.
Sarebbe meglio, disse lei. Suona all'8D fra cinque
minuti.
Studiando la foto di gruppo che ritraeva Khan e la giuria
sui quotidiani del giorno dopo, Claire vide tredici facce
arcigne, se non addirittura lugubri, e un sorriso. Il ghigno
di Khan la irritava, era come se fosse sordo al rancore e alla
sofferenza che lo circondavano. Le venne da chiedersi se
il monumento in memoria delle vittime rappresentasse per
lui nient'altro che una prestigiosa tappa della sua carriera.
Solo quando non l'aveva ringraziata si era resa conto
di aspettarsi la sua gratitudine. Di sicuro aveva letto la
rubrica sul Post, di sicuro aveva intuito il coraggio che
c'era voluto per prendere le sue parti. Allora perch non
riconoscerlo? Guard di nuovo la foto. Un pezzo di storia,
a cui per bisognava ancora dare un senso. Prima di
consolidarsi e sembrare sempre uguale nel tempo, la storia
era instabile, mutevole.
Claire cerc le pagine culturali del New York Times,
chiedendosi se qualcuno fosse entrato nel merito del progetto.
Con tutto quello che c'era da raccontare dopo la
conferenza stampa di Khan, i giornali avevano parlato
del Giardino solo di sfuggita. Quel giorno per, stampato
in alto a tutta pagina nella sezione dedicata all'arte, vide:
Un giardino incantevole: sar mica islamico? Dentro di lei
si apr una voragine. Secondo il critico di architettura del
giornale, gli elementi del giardino di Khan che lei adorava
la geometria, i muri, i quattro riquadri, l'acqua, perfino
il padiglione richiamavano i giardini edificati in tutto il
mondo islamico, dalla Spagna all'Iran, dall'india all'Afghanistan,
nell'arco di un millennio. C'erano immagini
dell'Alhambra in Spagna, della tomba di Humayun in India,
e uno schema del tipico cbahar bagh, o giardino a quattro
quadranti, vicino allo schema del progetto di Khan per
la cartella stampa. La somiglianza era notevole. Il critico
definiva i giardini una delle molteplici e ricche forme d'arte
prodotte dal mondo islamico. Scriveva: Ovviamente
non sappiamo se il richiamo sia preciso, o addirittura voluto.
Solo il signor Khan pu dircelo e forse neanche lui si
 reso pienamente conto delle influenze che agivano sulla
sua opera. Ma le possibili allusioni potrebbero scatenare
polemiche. Qualcuno potrebbe dire che l'autore del progetto
si fa beffe di noi o che gioca con la propria tradizione
religiosa. E se invece volesse intavolare un discorso pi
ampio sul rapporto fra Islam e Occidente? Questi interrogativi,
questa possibile influenza, sarebbero stati tirati in
ballo se lui non fosse musulmano?
Nessuno dei giurati n gli artisti n gli esperti aveva
pensato di tirarli in ballo quando ancora non si conosceva
l'identit del vincitore, riflett Claire, e il testo impersonale
ed elegante con cui Khan aveva illustrato il progetto
non aveva lasciato presagire nulla.
Meritava il beneficio del dubbio, decise prontamente.
Il beneficio della mancanza di dubbi. Le somiglianze
potevano essere una coincidenza. O forse si era davvero
ispirato a quelle meravigliose forme. Ne aveva tutto il diritto.
Avere paura di un giardino con elementi islamici e
dovette ammettere che la sua prima reazione era stata, se
non di paura, di ansia era come opporsi a un architetto
musulmano. Si fece forza e continu a leggere.
Le caratteristiche dei giardini, diceva l'articolo, erano
dettate dalle necessit dell'agricoltura pi che dai dogmi
teologici, soprattutto dal bisogno di irrigare grandi appezzamenti
di terra. Nei primi secoli dell'Islam, i giardini
offrivano ai sovrani piaceri sensuali: il profumo dei fiori
d'arancio, il gorgoglio dell'acqua che rinfrescava l'aria torrida,
il refrigerio dell'ombra. Quando poi divennero luogo
di sepoltura per alcuni sovrani, le loro tombe cominciarono
a trasformare queste cornici verdeggianti in rappresentazioni
terrene del paradiso del Corano, i giardini in cui scorrono i ruscelli.
Claire accese il televisore, perch voleva sapere come
l'avrebbero presa gli urlatori dei talk show. La notizia
potenzialmente esplosiva  che il progetto del mausoleo
potrebbe effettivamente essere un paradiso dei martiri,
osserv compito un conduttore di Fox News, prima
di rivolgersi a un collegio di esperti del fondamentalismo
islamico. Uno inton: Come ormai tutti sappiamo, i terroristi
che hanno compiuto questo gesto credevano di conquistare
il paradiso, con tanto di vesti di seta e vino, bei
giovanotti e vergini dagli occhi scuri, e ora sembra proprio
che ci siano riusciti.
Un altro afferm: Anche i loro resti giacciono in quel
terreno. E lui ha creato una tomba, un cimitero per loro,
non per le vittime. Sapeva che in arabo tomba e giardino
sono la stessa cosa.
Sta cercando di incitare altri martiri. Visto? Ecco un
assaggio di dove andrete se vi farete saltare in aria, rincar
un altro.
Claire spense il televisore, non voleva sentire pi nulla.
Nervosa per tutta la giornata, la notte dorm male e l'indomani,
quando apr i giornali, era ridotta uno straccio.
il giardino della vittoria!, esclamava il Post. In un
editoriale del Wall Street Journal il progetto di Khan
veniva definito un attacco all'eredit giudaico-cristiana
degli Stati Uniti, un tentativo di cambiarne il paesaggio
culturale. Sembrerebbe un tentativo occulto di islamizzazione,
intonava il giornale. Ecco a cosa hanno portato
vent'anni di multiculturalismo pedestre: abbiamo invitato
il nemico ad arredarci la casa. Quelli di Salviamo l'America
dall'Islam impazzavano sui canali satellitari con le
loro frasi a effetto. La leader, Debbie Dawson, diceva:
Per i musulmani non  un problema mentire per convertire
la gente alla loro verit. E: Guardate la storia:
i musulmani hanno sempre costruito moschee nei luoghi
che hanno conquistato. Siccome non riuscirebbero mai a
costruire una moschea sul luogo dell'attentato, hanno inventato
un espediente pi subdolo: un giardino islamico,
il paradiso dei martiri, una specie di messaggio in codice
per i jihadisti. Lo hanno introdotto di nascosto nel nostro
monumento. Come il Cavallo di Troia.
La bile le incendi l'esofago, le sal in gola e l rimase,
a corrodere la sua capacit di parlare o deglutire. Concentratevi
sul progetto, non sull'architetto, aveva insistito,
proprio mentre il governatore diceva alle famiglie che, se
non gli piaceva l'architetto, probabilmente non gli sarebbe
piaciuto neanche il progetto. Khan aveva fatto il gioco
della Bitman, o era stata la giuria a fare il gioco di Khan
scegliendolo e, nel caso di Claire, prendendone le difese?
Se quello che dicevano i giornali era vero, allora Khan
aveva dato vita e forma a un'idea potentissima, per la quale
i musulmani erano pronti a morire e a diventare assassini.
Gli estremisti islamici si sarebbero beatamente cullati in
fantasie di eternit sotto gli stessi alberi, lungo gli stessi
sentieri che lei e gli altri famigliari delle vittime avrebbero
percorso in cerca di consolazione. La possibilit che il
giardino di Khan fosse una muta ma eloquente esortazione
ai fedeli lambiva con oceanica insistenza le sponde dei
suoi pensieri.
Poi Claire ritorn in s. Le emittenti che agitavano certi
spauracchi si opponevano comunque a Khan in quanto
musulmano. Avrebbero fatto qualunque cosa per fermarlo.
Quello era solo l'ultimo pretesto, un pretesto che gli
americani di buon senso avrebbero trovato pi accettabile
della semplice religione. Khan non doveva fare altro che
spiegare il suo giardino, rispondere alle accuse, e allora si
sarebbe spento ogni allarmismo.
Ogni tanto, in trasmissione, Lou Sarge si avvaleva di
una spalla, Otto Toner, che rivestiva il ruolo dell'idiota
patentato. Stavo pensando... disse Otto alla radio.
Ricordi quando i russi ci hanno riempito di cimici
l'ambasciata di Mosca? Noi l'abbiamo costruita e loro ci
hanno piazzato le cimici. Non  andato tutto in malora,
cio, sbaglio o non  mai stata usata?
Tu sei matto da legare, fece Sarge.
Magari  la stessa cosa. Magari vogliono seminarci
le cimici.
Hai ragione, Otto, disse Sarge.  un giardino. Se
lo semini, spuntano le cimici Rullo di tamburo in sottofondo.
Sapete una cosa, riprese Sarge, con tono insinuante,
perfino Otto ci azzecca qualche volta. Magari c' sotto
qualcosa, magari vogliono scavarci dei cunicoli. Oppure
in quel giardino vogliono seminare, piazzare, qualcosa
di pericoloso. Insomma, chi ci garantisce che il pericolo
 solo simbolico? Magari lo trasformano in una specie di
base operativa. No, dico, ma lo avete visto bene questo
Mohammad Khan? Sar mica un terrorista islamico telecomandato?
La famiglia Gallagher ascoltava la radio riunita in salotto.
Frank e Eileen. Le figlie: Hannah, Megan, Lucy, e
Maeve, queste ultime due facevano rimbalzare due neonati
sulle ginocchia. I generi: Brendan, Ellis e Jim. Sean.
Porco mondo, disse Jim.
Ma che cazzo!? Questo era Brendan. Ma che cazzo!?
Miranda gli pos una mano sul ginocchio, come a
moderarne fisicamente il linguaggio.
Frank stava guardando Eileen. Lei stava guardando un
punto invisibile sulla parete di fronte. La sua mano continuava
a disegnare lo stesso circoletto sulla coscia, senza
fermarsi, come se volesse trapassare la stoffa. Da fuori
si sent urlare, era la generazione pi giovane che giocava
a touch football. Gli adulti, nervosi, si irrigidirono
Sean, che stava appoggiato alla parete, and alla finestra.
Avevano esultato per un touchdown. Tara, la nipotina di
quattro anni, aveva ricevuto la palla per segnare il punto.
Cominciava sempre cos, con un gesto generoso, poi le
femmine e i pi piccoli venivano relegati a bordo campo e
la partita cominciava sul serio. Sean, l'adulto pi giovane
della stanza, prov un momento di nostalgia per le partite
di football nell'aria autunnale: il sudore e la chiarezza. Le
regole le sapevano tutti.
Cercava di scacciare la sensazione di aver fatto un casino,
di avere ottenuto, battendosi per un monumento pi
grande, solo pi spazio perch quel musulmano potesse
prenderli in giro. Non era riuscito a entrare nella giuria,
tantomeno a controllarla. Alz e riabbass la finestra, per
abitudine, controllando se scorreva bene o si era deformata.
Ecco il governatore . Jim spense la radio e alz il volume
del televisore. La Bitman stava uscendo dal National
Press Club, dove aveva tenuto un discorso sulle politiche
per la difesa.  preoccupante che una giuria di cosiddetti
esperti non si sia accorta che  un giardino islamico, disse.
Ma se l'ha scelta lei la giuria! protest Sean. Ci
piglia per scemi?
Se fosse vero, sarebbe anticostituzionale erigere un
simbolo religioso su suolo pubblico, continu il governatore.
Chieder un parere legale. Anche se la notizia
non rispondesse al vero, questo progetto potrebbe ugualmente
non risultare il migliore. Ma voglio che i cittadini
facciano sentire la propria voce nel corso dell'assemblea
pubblica.
L'assemblea non servir a fermarlo, disse Ellis, 
ora che lo hanno lasciato arrivare a questo punto.
 il colmo, bisbigli Eileen,  il colmo. Frank
fece per alzarsi, si chin leggermente su di lei, si rimise seduto.
Miranda, che le sedeva accanto sul divano, le prese
la mano sinistra, Lucy arriv e le prese la destra. Eileen la
tir indietro per ricominciare a sfregarsi la gamba.
Non gli basta ucciderci, adesso devono pure umiliarci, 
disse Brendan. Aveva guidato una breve protesta alla
sua fermata della metropolitana quando il nome Talib
Islam era stato affisso sotto la faccia sorridente del cartello
Salve sono il custode della stazione. Pretendono che
leggiamo quel nome ogni santo giorno? aveva chiesto.
La Transit Authority aveva mandato dei poliziotti alla fermata
per proteggere Islam, e a Brendan per poco non era
venuto un colpo. Poi, un giorno, il custode non si era pi
visto. Brendan l'aveva considerata una vittoria finch non
aveva saputo che Talib era stato promosso.
Ora il nome di Khan, e il suo paradiso, li avrebbero
tormentati in un luogo ben pi sacro della metropolitana.
Sean provava per la madre una piet immensa, pi forte
della rabbia, pi forte dell'amore che le portava. A volte
pensava desiderasse che fosse morto lui, al posto di Patrick.
Eppure quel pensiero adesso non faceva che accrescere la
sua compassione. Proteggere quel monumento significava
avere la possibilit di essere vigili, come non lo erano stati
la prima volta. Eileen stava pulendo la soffitta quando
erano passati gli aerei. Sean avrebbe voluto chiudere Khan
in una stanza con la madre per vedere se sarebbe stato capace
di reggere al suo dolore.
Ti prego, Sean, devi fermarli, disse. Quell'espressione
negli occhi grigi... Che cos'era? Non l'aveva mai
vista in sua madre. Era una supplica. Sua madre, quella
donna inflessibile, ammetteva di avere bisogno di lui. Se
in quel momento gli avesse chiesto di mettersi addosso
una bomba e far esplodere qualcuno o qualcosa, l'avrebbe
accontentata. Ma non glielo aveva chiesto. Toccava a lui
inventare qualcosa.
Sullo schermo balenarono alcune immagini di Claire
Burwell in occhiali scuri.
In quelle vene non scorre sangue umano, disse sua
madre. Forse i soldi ti rendono insensibile, riflett Sean,
pensando a Claire nella sua villa, che era pi grande di
quanto immaginasse (e aveva passato un sacco di tempo
a immaginarla), pi grande di qualunque altra avesse mai
visto. Diversa, anche. Tutto quel vetro. Sperava che lo
stesse guardando, mentre era l fuori, sperava che si fosse
spaventata, e rimpiangeva di non aver tirato quel sasso
nella sua casa di luce.
...
.
...
Capitolo dodicesimo.
...
.
...
Le minacce cominciarono subito dopo la consacrazione
ufficiale di Mo. Per telefono, per lettera, per posta elettronica,
i suoi connazionali promettevano di bruciarlo come i
terroristi avevano incenerito le loro vittime, di pugnalarlo
al cuore come lui stava pugnalando l'America. L'FBI lo
mise sotto protezione. Agenti simili a quelli che lo avevano
interrogato a Los Angeles si atteggiavano, maldestramente,
a suoi guardiani. In loro presenza Emmanuel Roi
metteva su l'aria di un vecchio bramino costretto a ospitare
degli intoccabili.
Poi arrivarono i picchetti. Due, tre, dieci persone, soprattutto
donne, camminavano in circolo nel parco di fronte
al suo palazzo. Reggevano cartelli con slogan ormai ben
noti NIENTE MECCA A MANHATTAN Oppure VIENI FUORI
jihad joe e appena lo vedevano fischiavano, urlavano e
agitavano sonagli. Presto si present un agente di polizia
per verificare che prendessero di mira l'intero quartiere,
e non solo l'abitazione di Mo, perch in quel caso si sarebbe
trattato di molestie illegali. Una distinzione che Mo
faceva fatica a capire. I fotografi, attratti dallo spettacolo
e dall'eventualit di uno scontro diretto, arrivarono e
attirarono dei curiosi, i quali a loro volta attirarono altri
curiosi, e poco dopo il parco si trasform in un accampamento
che assediava la pace di Mo.
Trov rifugio da Laila. Con Laila. Il loro rapporto era
diventato pi profondo, anche se con qualche incertezza,
all'inizio: era il suo avvocato, aveva obiettato lei, non era
il caso; il consiglio li avrebbe scoperti. Poi con abbandono
totale, come se la pressione delle polemiche avesse saldato
il loro legame. Laila aveva ereditato da un amico il monolocale
di Murray Hill, con l'affitto a prezzo stracciato. Le
sue linee ricordavano una stanza d'albergo o l'ufficio di
una multinazionale, ma c'erano una libreria a muro e una
lunga parete di finestre. Laila lo aveva arredato con morbidi
tappeti persiani e un divano rosso intenso, un piccolo
tavolo di noce con due sedie per mangiare, l'elegante armoire
della nonna per riporre il servizio buono e il vecchio
grammofono di famiglia con l'amplificatore che somigliava
a una gigantesca orecchia di mare. Tutte queste cose insieme
contribuivano a creare lo strano ma seducente effetto
di un'orchestra che suonava dal vivo un valzer viennese
nello studio di un dentista. Aveva schermato il letto con un
paravento intarsiato di madreperla, ma al mattino si allungava
a ripiegarlo, volgendogli la schiena a violoncello. La
prima cosa che Mo vedeva dalla finestra era il grattacielo
Chrysler, che da piccolo gli piaceva tanto, e cos si chiudeva
un cerchio che non sapeva essere spezzato.
Laila rimase a dormire da lui solo una volta, e trascorse
tutto l'indomani intrappolata in casa per paura che i fotografi
scoprissero la loro relazione. D'ora in poi, gli disse,
quando sgattaiol fuori con il favore del buio, dovevano
incontrarsi da lei. E forse il tuo appartamento non  sicuro
neanche per te, aggiunse.
Lui arriv nel monolocale con una valigia piena di vestiti,
lei gli liber un angolo dell'armadio e gli disse di non
sconfinare. I suoi soggiorni fuori casa cominciarono ad
allungarsi tre, cinque giorni finch non smise di avventurarsi
sotto le stridule forche caudine del suo appartamento.
Con suo stupore, passava in casa pi tempo di
Laila. Lei aveva riunioni, cene di lavoro, cause, udienze
in tribunale. Lui, non pi sincronizzato con i ritmi dello
studio ROI, annaspava da un progetto all'altro. A volte
Laila gli lasciava detto quando sarebbe rientrata, altre se
ne scordava. Al suo ritorno, l'appartamento era uno specchio.
Mo trovava divertente il fatto che non se ne accorgesse.
Laila entrava e riscaldava la casa come un piccolo
sole, e in sua assenza lui e i mobili sembravano in attesa
di essere riportati in vita.
Mohammad Khan ha il sacrosanto, inequivocabile diritto
di costruire il suo monumento in memoria delle vittime, 
diceva l'editoriale sul New Yorker, firmato ogni
settimana dal direttore. Ci chiediamo per se sia davvero
il caso di procedere. Mo avvert una stretta allo stomaco.
Si era consolato, in parte, con la prevedibilit dei suoi
oppositori: famigliari ostili, stampa conservatrice, politici
opportunisti come il governatore Bitman, che aveva parlato
di jihad strisciante ai turni iniziali delle primarie e
negli incontri al vertice. Il New Yorker non rientrava
in nessuna delle suddette categorie.
Gli oppositori giudicano Khan sulla base dei suoi correligionari
non solo i musulmani che hanno distrutto
le torri ma anche le nutrite schiere di quelli convinti che
l'America se la sia cercata o che si sia trattato di complotto
ordito dal governo americano. Questo  ingiusto,
perfino disdicevole. Khan andrebbe giudicato solo in
base al suo progetto. Ma  proprio qui che la questione
si complica. Quando si avventura nello spazio pubblico,
l'immaginazione del singolo si impegna a servire il
paese e deve necessariamente rinunciare alle ideologie
e ai principi personali. Questo monumento non  un
esercizio di espressione individuale, n dovrebbe essere
un'esposizione di simboli religiosi, sia pure innocui. I
monumenti che costeggiano il National Mail di Washington
riflettono soltanto la nostra ammirazione per
l'architettura classica che, come la nostra democrazia,
aveva lo scopo di incarnare la ragione e l'armonia. Khan
non ha voluto dirci, sostenendo che nessuno lo avrebbe
mai chiesto a un non musulmano, se il suo giardino sia
un paradiso dei martiri. Ma ostinarsi a ritenere offensiva
qualunque domanda circa le sue influenze o le sue
motivazioni significa evitare di rispondere all'angoscia
dei famigliari delle vittime.
Secondo la tesi, assurda, dei suoi oppositori, non ci
si pu fidare dei musulmani, perch la loro religione li
autorizza a mentire. Si tratta di un chiaro travisamento
del concetto di taqiya, in base al quale gli sciiti che
vivono sotto il dominio sunnita possono dissimulare la
loro fede per proteggersi. Ma Mohammad Khan non
capisce che rifiutandosi di discutere i possibili significati
del suo mausoleo alimenta questi stereotipi?
Mo pos la rivista e scartabell la sua pila di New
Yorker, ancora intonsa. Essere descritto in quei termini
sulle sue pagine era come sentirsi dare del disonesto da persone
che considerava amiche. Le acrobazie retoriche non
riuscivano a mascherare la richiesta che gli veniva fatta,
e cio che affrontasse i sospetti cui aveva dato adito. Fu
una magra consolazione, per Mo, vedere firme altrettanto
importanti ma pi progressiste denunciare l'ambiguit
del pezzo sui loro giornali, o vedere Susan Sarandon e
Tim Robbins indossare nastri verdi verde giardino, verde
islamico alla prima di un film, in segno di solidariet.
L'editoriale del New Yorker aveva dato rispettabilit
all'incertezza, che cominci a dilagare.
I residenti di Manhattan che fino a quel momento avevano
sbandierato le loro opinioni progressiste, ora confessavano
che durante le sedute dallo psicanalista parlavano
del loro disagio nei confronti dell'architetto musulmano.
 terribile, diceva al New York Observer una discografica
trentaduenne che voleva restare anonima. L'articolo
era accompagnato da una caricatura a colori di Mo
che incombeva minaccioso su una Manhattan rimpicciolita.
Di pancia mi verrebbe da dire no a questa cosa, anche
se la mia testa dice s, un po' come quando pensi che
vuoi andare a letto con qualcuno ma il corpo non collabora;
oppure pensi che non vuoi andarci e il corpo collabora anche
troppo... e non capisco da che dipende. Ti senti come
invaso. Che posso dire? Non ho giustificazioni valide. Mi
mette semplicemente a disagio, e stare a disagio mi mette
ancora pi a disagio.
Mo cominci a distanziarsi psicologicamente dal Mo-
hammad Khan di cui parlavano e scrivevano, come se fosse
tutta un'altra persona. Spesso era cos. I fatti non venivano
portati alla luce ma creati, e una volta creati, prendevano
vita e sfidavano chiunque a distinguerli dalla verit. Veniva
analizzato, giudicato, inventato da estranei. Leggeva
che era pakistano, saudita e qatariota; che non era cittadino
americano; che aveva finanziato organizzazioni filoterroristiche;
che era uscito con met delle donne architetto
di New York; che non usciva con nessuna donna perch
era musulmano; che suo padre dirigeva una losca organizzazione
benefica islamica; che suo fratello quanto aveva
desiderato un fratello, lui che era figlio unico! aveva
fondato un'associazione studentesca fondamentalista musulmana
all'universit. Lo definivano, oltre che decadente,
anche astinente, deviante, violento, insolente, ripugnante
e tipico. Neutralizzare l'infelicit gli consentiva di leggere,
con l'interesse altalenante che avrebbe provato verso un
trapano che penetra un molare sotto anestesia, che nastri
verdi erano spuntati come nuovi germogli sui baveri di chi
sosteneva il suo diritto a progettare il monumento, e che
per tutta risposta un membro di Salviamo l'America dall'Islam
aveva ideato un adesivo anti-Giardino, un riquadro
verde diviso in quattro e segnato da uno sfregio rosso, che
cominci a spuntare su paraurti, caschi e magliette; che entrambe
le fazioni avevano cominciato a indossare le spillette
con la bandiera americana per dimostrare patriottismo,
e che in metropolitana e per le strade scoppiavano liti fra
chi esibiva il nastro e chi esibiva l'adesivo, liti degenerate
almeno in un caso, quando un portatore di adesivo aveva
subito una contusione al polpaccio, sebbene poi ci si fosse
messa di mezzo anche una disputa per un parcheggio. Allenando
la faccia a restare impassibile, riusciva a reggere
l'attenzione degli sconosciuti che lo fermavano in strada
per dirgli di ritirarsi dal concorso, o di non ritirarsi, o che
il pi delle volte lo riconoscevano e basta, come fosse un
attore di serie B di cui non ricordavano il nome.
Allora, disse Paul Rubin, che cosa posso fare
per lei?
Erano le otto e un quarto, in una caffetteria di Madison
Avenue. Sean ci aveva messo due settimane a ottenere un
incontro con Rubin; voleva fargli capire che il suo comitato
e la sua famiglia erano contrari al Giardino.
Per rabbia e forse per competizione col gruppo anti-islamico
che manifestava sotto casa di Mohammad Khan,
a cui aveva rubato l'idea aveva chiesto ai membri del
suo comitato di montare un picchetto sotto casa di Rubin.
SALVATE il monumento, dicevano i cartelli, no al
giardino della vittoria. Oltre a mettere Rubin sotto
pressione, il picchetto offriva un'utile valvola di sfogo ai
membri sempre pi numerosi e irrequieti del comitato. Ormai
erano in duecentocinquanta, fra parenti delle vittime
e vigili del fuoco in pensione, quelli che passavano a casa
dei suoi genitori o ciondolavano tutti gasati in attesa di
ricevere ordini. Telefonare ai funzionari pubblici non era
esattamente come stare in prima linea. Cos il picchetto
veniva presidiato ventiquattr'ore su ventiquattro, esclusa
una pausa tra la mezzanotte e le sei del mattino. Alcuni di
loro dicevano che gli ricordava quando lavoravano sul luogo
dell'attentato, anche se Sean proprio non capiva cosa
ci fosse in comune tra quello e tenere alzato un cartello su
un marciapiedi dell'Upper East Side.
Finalmente la viscida assistente di Rubin aveva chiamato
per dire che il presidente poteva trovargli un buco
a colazione, ma Sean doveva essere puntuale. Arriv in
orario, si accomod in un spar e aspett per un quarto
d'ora Rubin, che volle un tavolo pi appartato vicino alla
finestra e perentoriamente lo fece spostare.
Il locale sembrava normalissimo, i prezzi no: cinque dollari
per un succo di pompelmo, dodici per un bagel con lo
stracchino. Un sacco di uomini in costose tute da ginnastica,
donne che sembravano campare solo di pompelmo.
Quello non ...
S, disse Rubin. Portava il papillon anche a quell'ora.
I politici adorano questo posto. Allora, che cosa posso
fare per lei?
Diciamo che potrebbe...
Il solito, fece Rubin al cameriere arrivato a prendere
l'ordinazione.
Ehm, per me tre uova, bacon, caff, succo di frutta, 
disse Sean. Pane bianco tostato. Dunque, diciamo
che potrebbe...
L'aiuto cameriere, con l'acqua.
Diciamo che potrebbe...
Se permette riformulo la frase, disse Rubin, mentre
gli versavano il caff. Come lei sa i suggerimenti delle
famiglie mi premono moltissimo, ma al momento stiamo
seguendo un iter formale, poi verr convocata un'assemblea
dove potrete esprimere la vostra opinione sul progetto.
Quindi cos' che pensate di non essere riusciti a far
capire...
Un uomo dai capelli color argento si ferm al tavolo per
stringere la mano a Paul. So che andr tutto bene perch
te ne occupi tu, Paul. Non vorrei nessun altro al tuo posto.
Sei gentile, Bruce, ti ringrazio. Sean non venne presentato.
Si sentiva in territorio nemico, non fra i musulmani,
ma fra la gente nata con un bastone d'argento nel culo,
la stessa che aveva trasformato Manhattan in una donna
troppo bella per dargli il numero di telefono.
Quando Bruce se ne fu andato, Sean si sporse verso
Paul. Come diavolo  successo?
A che cosa si riferisce, esattamente?
Andiamo, su: a Mohammad Khan. Al suo giardino
islamico.
Lui non lo chiama cos.
Io s, invece. Non faccia giochetti con me, anzi,
con noi.
Com' successo? Era questa la sua domanda? Se non
sbaglio siete stati voi, e con questo intendo le famiglie, a
volere un concorso, un esercizio di democrazia aperto a tutti.
Siete stati esauditi.
Con tutti non intendevamo anche lui.
Non  cos che funziona.
Invece dovrebbe. Lei crede che daremo il nostro sostegno
a un monumento musulmano? Se avessi fatto parte
della giuria non sarebbe successo.
Abbiamo una vostra rappresentante nella giuria, come
lei sa bene, Sean, e al momento non siamo disposti ad
accettarne altri. A sentirlo, sembrava parlasse di un circolo
del golf.
Claire non ci rappresenta, disse Sean.
Nel senso che non prende ordini da voi? Il suo ruolo
non  questo. Per caso i deputati fanno tutto quello che
volete? Claire  nella giuria per comunicare agli altri membri
i vostri desideri, nonch quelli di molti altri parenti,
che potrebbero anche non essere d'accordo con voi. Non
 un burattino. Ragiona con la sua testa.
Fatto sta che il governatore ragiona come noi.
Allora non dovreste preoccuparvi. Raramente per
la politica  semplice come sembra, Sean. Anche il regolamento
del concorso  complicato: il governatore non pu
decidere di punto in bianco che un progetto non le va a
genio. Per dichiararlo inidoneo deve fornire motivazioni
fondate. L'idea era di rispettare l'operato della giuria.
Le cazzate della giuria, vorr dire.
La giuria, come lei sa, non conosceva l'autore del progetto
che stava scegliendo, quindi non pu incolparla di
niente. E per favore moderi il linguaggio, Sean. Ci sono
dei bambini qui. Come se tutto il locale fosse al servizio
del suo rimprovero, si avvicin un giovane con un bel
pupo biondo in braccio. Rubin diede al bambino un buffetto
di circostanza.
A quanto pare hai per le mani un bel guaio, disse
il giovane.
Mai come te, Phil, disse Rubin; dalla bocca del bambino
fuoriusciva una colata di cracker masticati.
Phil sorrise e disse: Se c' uno che sa come risolvere
i guai, quello sei tu. Si rivolse a Sean: Avesse visto come
ha affrontato la crisi asiatica il nostro Paul... Scosse
la testa ammirato. La gente stava perdendo... stava
perdendo completamente la calma, ma il presidente Rubin
ha mantenuto il sangue freddo, neanche la fronte, gli
si  imperlata.
Mentre il tipo passava tranquillamente dalla leccata di
culo all'analisi dei mercati, Sean si vide con assoluta chiarezza:
era un signor nessuno, a cui magari rivolgevi la parola
senza per degnarti di conoscerlo. Uno spettatore, non un
protagonista, in giacca a vento e barba lunga perch non
aveva voluto arrivare in ritardo.
Rubin tamburell le dita con impazienza, poi liquid
la distrazione. Grazie, Phil, sei molto gentile, mi ha
fatto piacere vederti. Quando lo scocciatore col pargolo
li lasci soli, parl con voce pi bassa e dura. Ci sar
un'assemblea pubblica. L potrete dire come la pensate,
Sean. Ma forse vi converr portare avanti un'opposizione
meno rozza.
Vuole dire sincera? Dobbiamo essere pi rozzi, altro
che meno. A che serve un'assemblea se non possiamo
parlare chiaro?
Potete parlare, ma in maniera civile, considerando
che Mohammad Khan  americano quanto voi. Ha i suoi
diritti, compreso quello di non essere denigrato per la sua
religione.
E i miei diritti? I diritti delle famiglie? I diritti delle
vittime? Non contano niente? Sean alz la voce. I clienti
si voltarono. Ma s, che sentissero tutti. I diritti dei miei
genitori. Lo sa che cosa stanno passando?
Le emozioni non sono diritti riconosciuti dalla legge.
Io le dico che questa storia sta distruggendo i miei
genitori e lei mi fa la lezione sui diritti riconosciuti dalla
legge? esplose Sean. Paul alz un dito verso la cassa del
ristorante, come il segnale di un codice che poteva voler
dire Chiami la polizia o Il conto, prego.
E il bene e il male? Sean moder a stento il volume.
Che fine hanno fatto? Se all'assemblea sorveglierete
quello che diciamo, allora ci inventeremo un modo per
dire quello che vogliamo.
Offro io. disse Rubin. Il suo tono compassato ridicolizz
la sparata di Sean. Il suo sguardo lo ridusse a un
bambino. Vada pure a sdraiarsi sul luogo dell'attentato,
se pu servire a farla sentire meglio. Ma l'assemblea deve
restare nei limiti della decenza.
Sean si alz e butt una banconota da venti dollari sul
tavolo, e il sorrisetto che quel gesto strapp a Rubin, un
uomo con un reddito netto che era grosso modo quattrocentomila
volte il suo, lo scaravent cieco di rabbia fuori
dal locale, dritto per Madison Avenue. Si ferm solo a
guardare storto la sua immagine riflessa in una vetrina,
triste conferma che ogni sciatto particolare della sua persona
ispirava mancanza di rispetto. I capelli, lisciati alla
bell'e meglio prima di uscire di casa, erano una matassa;
Sean aveva l'abitudine di passarsi le mani fra i capelli come
il padre, quando era stressato. Se avesse cercato di
entrare nel negozio, probabilmente quel gufo incravattato
del commesso che lo fissava da dietro il vetro non gli
avrebbe aperto.
Lunghi guanti bianchi giacevano in vetrina proni come
corpi, un'immagine che gli riport alla mente la frecciata
di Rubin Vada pure a sdraiarsi sul luogo dell'attentato,
se pu servire a farla sentire meglio e all'improvviso
ebbe una folgorazione. Sean sfoder il suo sorriso pi inquietante,
si attacc al campanello finch non vide il panico
sulla faccia di quel gufo presuntuoso, e se ne and.
La prima riunione congiunta fra Salviamo l'America
dall'Islam e il Comitato appena ribattezzato in difesa del
monumento si tenne qualche giorno dopo in una chiesa
di Brooklyn presa in prestito per l'occasione. I Sadi, che
avevano scelto di identificarsi cos, quasi fossero i membri
di una perduta trib giudaica, venivano soprattutto da
Staten Island, Queens e Long Island ed erano in gran parte
di sesso femminile. Per quanto ne sapeva Sean, quasi
nessuna aveva perso un famigliare nell'attentato. L'integralismo
islamico era la loro ossessione professionale. La
rabbia di sua madre, il pi delle volte, era cos silenziosa
che se ne dimenticava. Altro discorso per quelle del Sadi.
Erano le passionarie della politica da stadio.
La loro leader, Debbie Dawson, sembrava un'Angelina
Jolie invecchiata male. Doveva essere sulla cinquantina, ma
il suo blog, Stile americano, la mostrava in burqa trasparente
con sotto soltanto un bikini. Quel giorno portava una
maglietta ricamata con la scritta Infedele e un ciondolo
al collo con il simbolo della pace tempestato di strass.
Era stata Debbie a chiamare Sean per proporre una collaborazione
fra i due gruppi. Stanno cercando di colonizzare
questo terreno consacrato, aveva detto. Succede
da secoli in tutto il mondo: distruggono qualcosa, poi erigono
un simbolo di conquista nello stesso posto. Babur ha
distrutto il tempio di Rama in India e poi ci ha edificato
una moschea. Gli ottomani hanno conquistato Costantinopoli
e trasformato Hagia Sophia e non solo in una
moschea. Qui da noi, una banda di musulmani distrugge
le torri e adesso ne arriva un altro per costruirci un paradiso
per i suoi fratelli martiri. Magari faceva parte del piano
gi dall'inizio.
Sean non la capiva e non aveva bisogno di lei: faticava
gi abbastanza a gestire il comitato. Ma anche il gruppo
di Debbie stava crescendo ormai erano in cinquecento,
contando anche le sezioni locali in tredici stati e con l'idea
che gli era venuta dopo l'incontro con Rubin, quei numeri
esercitavano nuovo fascino. Accett di unire le forze.
Ma un quarto d'ora dopo l'inizio della riunione, se ne
era gi profondamente pentito. Si era immaginato alla guida
di una crociata ancora pi grande contro il Giardino,
ma quelle donne cristiane, ebree, casalinghe, pensionate,
agenti immobiliari non sembravano tanto disposte a lasciarsi
guidare. Non riuscivano neanche a cedersi la parola
fra loro. In confronto alla loro conoscenza della minaccia
islamica, la sua impallidiva. A chiunque si mostrasse interessato,
raccontavano che i capitoli del Corano sul periodo
trascorso da Maometto alla Mecca davano un'illusione di
tolleranza lodando il Popolo del Libro, mentre i capitoli
ambientati nella Medina mostravano la natura vera, crudele,
dell'Islam: Uccideteli ovunque li troviate. Alcune
giravano con copie del Corano sottolineate con l'evidenziatore
arancione. Le pi in gamba avevano memorizzato
i brani incriminati. Sciorinavano termini quali dhimmitudine
come se li sapessero da quando facevano le cheerleader
alle superiori: dhimmitudine va' via, non ti voglio
in casa mia!, scandivano tre donne fra i banchi.
Quando Sean chiese che cos'era la dhimmitudine, Debbie,
sgomenta, url a una delle coriste: Per favore, Shirley,
illumina il nostro Sean e tutti i signori qui presenti -
sul concetto di dhimmitudine.
I capelli grigi di Shirley, gli occhiali e la peluria sulle
guance evocarono in Sean il ricordo della bibliotecaria delle
elementari. Magari anche lei puzzava di mentolo e libri
ammuffiti. Significa accettare volontariamente di essere
un cittadino di serie B sotto la legge della sharia, url
Shirley. Significa essere stupidi, aggiunse. Lasciare
che il nostro stile di vita venga distrutto dagli idioti progressisti,
oltre che dai musulmani.
Debbie e Sean erano di fronte all'altare. Insieme, i
membri delle loro associazioni occupavano quasi tutte le
panche. La voce starnazzante di Debbie percorse agevolmente
la navata. Quello che ci  capitato, anche se non
sembra,  un incredibile colpo di fortuna, disse. A due
anni dall'attentato, gli americani stavano abbassando la
testa. Questo tentativo di impadronirsi del nostro sacro
spazio ci ha dato la sveglia. Ecco cosa sto cercando di dire
alla gente: pensate che i musulmani violenti siano pericolosi?
Aspettate di vedere cosa vi combinano i non violenti!
Che succeder dopo? Vedremo sventolare una mezzaluna
sul Campidoglio? Stanno tentando di trasformare questa
terra nel Dar al-Islam!
Nella Casa dell'Islam, disse esasperata, davanti allo
sguardo ebete di Sean. Prendi appunti, Sean. Non puoi
combattere questa minaccia se non sei pratico della lingua.
Noi non combattiamo a parole, ribatt lui fra gli
applausi dei suoi, anche loro stufi della lezioncina di Debbie.
Vogliono sorvegliare quello che diremo all'assemblea
pubblica. Ci chiamano antiamericani per toglierci la libert
di parola. Perci ci riprenderemo il luogo dell'attentato,
letteralmente. Ci sdraieremo a terra e non ce ne andremo
finch non accetteranno di bandire un nuovo concorso per
il monumento. Gli ritorceremo contro le tecniche di Martin
Luther King. Chi  pronto a farsi arrestare?
Le mani schizzarono in aria come se facessero la ola.
Ci furono applausi, urr e gente che gridava: Riprendiamocelo!
Riprendiamocelo! Sean fece girare un modulo
di iscrizione alla protesta e programm una giornata di
esercitazioni.
Ricordati di marcare stretto Claire Burwell. E l'asso
nella manica di Khan, gli disse Debbie quando la chiesa
si svuot. Teneva le mani sui fianchi snelli; il simbolo della
pace le scintillava sul collo. Occhieggi la Vergine Maria
come se stesse pensando di arruolare anche lei.
Asma! chiam la signora Mahmoud battendo le
mani. Vieni che c' il t. Ho comprato i gulab jamun.
Asma rimase immobile sul letto chiedendosi se sarebbe
riuscita a farle credere di non essere in casa. Odiava i gulab
jamun, gi dai tempi della gravidanza: erano appiccicosi,
dolci da far venire la nausea. Voleva solo rannicchiarsi a
leggere i quotidiani appena usciti mentre Abdul giocava
in silenzio. Era a met di una rubrica tradotta dai giornali
inglesi: Islam significa sottomissione, riduce i suoi
seguaci in schiavit ed esige sottomissione anche dai popoli
di religione diversa. Il suo scopo  imporre la sharia,
la legge islamica, ovunque sia possibile, Stati Uniti compresi.
Vi diranno che non  vero, ma il problema  che
l'Islam autorizza anche la menzogna il termine islamico
 taqiya per diffondere la fede o per condurre la jihad.
Il musulmano che ha partecipato al concorso per il monumento
in memoria delle vittime ha praticato la taqiya
dissimulando la propria identit...
Asma si ferm a riflettere. Non sapeva leggere n parlare
arabo e quindi la sua conoscenza del Corano era frammentaria,
veniva dalle devozioni imparate a memoria, dai
sermoni durante la preghiera del venerd, dai versetti citati
e discussi da suo nonno, da suo padre e dagli imam. Nessuno
di loro le aveva detto di far guerra ai non musulmani
o di imporre la sharia, anche se probabilmente non era
una cosa da donne. E di sicuro nessuno le aveva detto di
mentire. Ci non toglieva che lo avesse fatto. Aveva mentito
per venire in America, scrivendo luna di miele come
scopo della visita sulla domanda per il visto, quando invece
sapeva che stava per andarci a vivere. Ma quella bugia la
raccontavano persone di tutto il mondo, di ogni religione.
Aveva mentito a Inam, dicendo che non sentiva dolore la
prima volta che avevano fatto l'amore, ma poi quel dolore
era diventato piacere, un piacere cos profondo da non
poterlo spiegare a parole, quindi non era una bugia cattiva,
tra l'altro forse non la raccontavano solo le donne musulmane.
Mentiva, e continuava a mentire ai Mahmoud,
tacendo la storia dei soldi...
I gulab jamun! esclam Abdul. Ormai non poteva
pi fingere.
Arriviamo, disse Asma esalando un sospiro che sperava
sciogliesse la sua resistenza.
Apr la porta per uscire dalla camera e vide la signora
Mahmoud sprofondare lentamente le chiappe sul divano,
come se stesse ancorandosi in vista di una lunga chiacchierata.
Lasciato Abdul libero di gironzolare, si accomod vicino
a lei. La signora Mahmoud tese il vassoio dei gulab
jamun, e Asma riusc ad assaggiarne un pezzettino.
Il t con la signora Mahmoud non era mai un semplice
t, quanto piuttosto un lubrificante per i pettegolezzi che
venivano sparsi o raccolti, il raffronto tra la propria situazione
e quella altrui.
Dicono che quest'anno le piogge a Sandwip saranno
terribili, esord la signora Mahmoud con autorevolezza.
Ma i miei suoceri possono stare tranquilli: hanno rifatto
il tetto con i soldi che gli ha mandato mio marito. Dicono
che sia il migliore di tutto il circondario...
La signora Mahmoud tracann il suo t e rutt educatamente.
Aveva vent'anni, venti chili e svariate centinaia
di capelli grigi in pi di Asma. Le sue chiacchiere erano
un corpo solido che riempiva la stanza, stringendo Asma
in un angolino.
Ultimamente Salima Ahmed si d un sacco di arie
perch ha trovato moglie a suo figlio, disse la signora
Mahmoud della sua nemica giurata e talvolta amica del
cuore. Mi  passata davanti dal macellaio. Pensava non
l'avessi vista, ma si sbagliava. Ha preso il taglio di carne
di capra che volevo io, neanche scusa mi ha chiesto, s e
no mi ha salutato.
Spesso quei piccoli drammi, che rivelavano la permalosit
e l'orgoglio quasi infantili della signora Mahmoud,
portavano a galla l'affetto che Asma provava per lei. Per
quanto invadente, la signora Mahmoud era stata molto
buona con Asma, lei e il marito facevano le veci dei suoi
genitori. Ma quel giorno Asma non era in vena, e tutto
quel vantarsi, quell'invidia, la facevano sentire prigioniera
di una donna meschina, disonesta con se stessa come
lo era spesso con gli altri. In certe occasioni le tornava in
mente la storia dell'avviso di chiamata, e le saliva dentro
l'amarezza.
Qualche tempo dopo la nascita di Abdul due settimane?
un mese? la signora Mahmoud era venuta a farle una
confessione. All'inizio aveva detto che Inam non aveva telefonato
la mattina dell'attentato, ma la verit era che non
lo sapeva. Era stata tutto il tempo al telefono, a spettegolare
con la nipote. L'avviso di chiamata aveva suonato in continuazione
l si era guardata le dita, colpite prematuramente
dall'artrite ma il fatto era che per quanto si vantasse di
avere l'avviso di chiamata, non ricordava mai come si usava.
Era possibilissimo che fosse Nasruddin, che telefonava
per parlare con Asma. Ma era anche possibile e il pensiero
da allora non le dava pace che fosse Inam. Non aveva
voluto turbarla prima della nascita del bambino. Ma ormai
non poteva pi tenersi dentro quel tormento.
Confidare un segreto, aveva capito Asma all'epoca, significava
togliersi un peso. Quel giorno, come spesso le
sarebbe accaduto in seguito, aveva desiderato che la signora
Mahmoud non le avesse mai detto niente, tanto
era insopportabile il pensiero di Inam che chiamava e richiamava
senza mai riuscire a prendere la linea. Forse lo
squillo a vuoto del telefono era stato l'ultimo suono che
aveva sentito. Per molto tempo dopo neanche Asma era
riuscita a sentire quel suono senza gelare dentro, come se
stesse assistendo agli ultimi istanti del marito attraverso
un vetro. Quel giorno aveva finto di perdonare la signora
Mahmoud. Ma in giorni come questo capiva di non esserci
mai riuscita davvero.
Con la scusa di togliere il telecomando ad Abdul, e respirare
invece un po' d'aria pura, and dal figlio. Gli prese
la manina, che era appiccicosa di sciroppo e dolcemente
profumata d'acqua di rose. Guardandolo negli occhi curiosi
e birichini, cerc di perdersi nei puntini neri delle sue
pupille. Abdul scoppi in una risata stridula, gett la testa
all'indietro, per poco non la urt con il mento.
Asma si risintonizz sulla signora Mahmoud solo quando
sent nominare Nasruddin. Ha promesso di rimediare
un lavoro al nipote di mio marito e invece non ha fatto
niente. Si sar scordato di tutta la gente che lo ha aiutato
a diventare un number one a Brooklyn.
Aiutato? sbott incredula Asma, tornando al divano.
 lui ad avere aiutato tutto il mondo. Non ha tempo
per s. Fa male, signora, a parlare cos. Chiudi quella
boccaccia, brutta bufala cicciona che si rotola nel fango
delle vite altrui, avrebbe voluto dire. Ma si morse la lingua
e ricord a se stessa che la signora Mahmoud le aveva
tenuto la mano mentre partoriva Abdul, e pens che se
aveva trovato la forza di spingerlo fuori poteva benissimo
tenersi dentro i commenti pi velenosi. Ma in quel momento
le sembrava pi difficile.
Si trattenne, ma cap che la sua aggressivit aveva stupito
la signora Mahmoud. Anche questo, probabilmente,
sarebbe stato masticato, inghiottito e rigurgitato in casa
d'altri. Pazienza. Rimasero in silenzio per un momento.
Poi la signora Mahmoud disse: Be', tanto nessuno di
noi potr pi aiutare nessuno.
Ma di che parla? chiese Asma, ancora sgarbata.
Dicono i giornali inglesi, la radio dicono che i musulmani
non c'entrano niente con l'America! La signora
Mahmoud era tornata in forma e come sempre quando si
accalorava, oscillava lievemente, quasi avesse le rotelle.
E allora, mi domando e dico, chi aggiuster le case, chi
guider i taxi? Chi vender la carne halal?
La carne halal non servir pi se non ci sono i musulmani, 
ribatt Asma severamente. A un tratto sentiva
caldo, e si tolse il giacchetto.
Dicono, continu la signora Mahmoud con aria complice,
che se vogliamo dimostrare la nostra lealt, dobbiamo
convincere questo Mohammad Khan a lasciar perdere
il monumento. Secondo me hanno ragione, disse,
mentre lavorava con la lingua per estrarre un frammento
di cibo dai denti. Io glielo direi, se lo conoscessi.
No! disse Asma, di nuovo aggressiva. Stavolta fu
lei a stupirsi. Forse quel giorno avrebbe rimbeccato la signora
Mahmoud su qualsiasi argomento. Col cavolo che
hanno ragione! Non possono negargli la vittoria.  come
quando i pakistani ce l'hanno tolta alle elezioni.
Hai di nuovo ascoltato i discorsi degli uomini, bofonchi
contrariata la signora Mahmoud.
La sua condiscendenza mand in bestia Asma, che si
scost da lei di dieci centimetri. Tanto, anche se diciamo
che non stiamo dalla sua parte non ci credono, perch
pensano che siamo bugiardi, disse Asma.
E cosa ci guadagnerei io, a stare dalla sua parte? Cosa
avrebbe fatto per noi, questo Mohammad Khan?  il loro
monumento, potrebbe anche lasciarglielo.
Asma digrign i denti.  anche il mio monumento,
signora.
Lo so, lo so, la signora Mahmoud le accarezz il ginocchio.
Ma non ne vale la pena.
S, invece! esclam Asma, ma senza darle tempo di
finire il discorso, la signora Mahmoud si alz, perch neanche
lei era immune dai bisogni fisiologici imposti da quattro
tazze di t, e arranc in corridoio come un camion stracarico.
Se ci toccher partire, disse voltandosi, sar meglio
che Salima Ahmed non si azzardi a passarmi davanti.
Paul voleva che Khan rinunciasse. Quel pensiero si affacci
dopo l'ennesima telefonata di un giurato furibondo
per gli attacchi del governatore al loro elitarismo. Geraldine
non perdeva mai occasione di rimarcare l'importanza
dell'assemblea pubblica e il diritto di veto che poteva
esercitare sulla decisione della giuria. Paul, che si vedeva
come il patriarca di quella famiglia ipertrofica e litigiosa,
non voleva che il verdetto della sua giuria fosse invalidato.
Ma nemmeno contrariare Geraldine, alla quale doveva il
suo incarico. La soluzione migliore per la giuria, per il paese,
per se stesso, per tutti, se non per Khan, era il ritiro.
La strategia gli venne in mente durante un cocktail di
raccolta fondi destinati all'organizzazione per i diritti dei
gay in cui militava suo figlio Samuel. Avendo gi staccato
un assegno, non vedeva motivo di partecipare, ma Edith
aveva insistito, e dopo due whisky e tre mini involtini di
aragosta, la festa aveva cominciato a piacergli. Erano in
uno di quei loft enormi a Downtown New York, arredato
con stile e oggetti d'arte che lo facevano sentire indietro
di almeno due secoli. I padroni di casa, un'illustre coppia di
filantropi gay che sedeva nel consiglio d'amministrazione
di Samuel, portavano suo figlio in palmo di mano e quindi
lo trattarono con particolare riguardo. Lo accompagnarono
in camera da letto per mostrargli un Richard Prince
comprato a un'asta di Sotheby per una cifra record. Lui
studi il dipinto per un bel po'un cowboy in groppa a
un cavallo sullo sfondo di un cielo carico di nuvole non
sapendo bene se il prezzo record lo rendesse pi banale o
eccezionale.
Di ritorno dalla sua visita privata, si un a un gruppo
riunito intorno a un trombone tutto preso a raccontare di
un dipendente incapace. Siccome non voleva licenziare
quella frana suo padre era un grande benefattore, frase
che fece trasalire Paul in quanto genitore di Samuel il
trombone l'aveva destinato a compiti sempre pi insulsi,
pallosi: fascicolare documenti, aggiornare la rubrica telefonica
e cos via. Se uno li subissa di richieste assurde,
alla fine si arrendono e piantano tutto, disse, fra risate
complici. Chi non aveva tentato lo stesso sistema con un
collaboratore buono a nulla o magari con una domestica
antipatica? Licenziare era una rogna, spesso anche dispendiosa.
Offendere l'orgoglio costava poco.
Mentre tornavano a casa, Edith interpret il silenzio
di Paul come una critica. A volte vorrei che avessi
meno pregiudizi, disse. Significherebbe molto per i
ragazzi.  stata una serata stupenda e hanno detto cose
bellissime di Samuel...
 stata una festa molto piacevole, Edith, disse lui,
posandole i palmi sulle guance morbide di cipria, senza
curarsi di Vladimir che guardava dallo specchietto retrovisore.
Sul serio. Sono molto contento di essere venuto.
Il giorno dopo Paul inform Mo che avrebbe dovuto
collaborare con un architetto paesaggista perch era troppo
inesperto per gestire da solo un progetto cos imponente.
Doveva sceglierlo dalla lista di candidati che gli avrebbero
sottoposto. Mo reag con diffidenza  una tattica per
mettere il nome di qualcun altro sul progetto? e poi,
quando arriv la lista, con disprezzo: Avete scelto, voi o
chi per voi, gli studi di architettura pi tradizionalisti della
citt. Non abbiamo nessun linguaggio visivo in comune.
Be', allora trovatelo, disse Paul.
Dopodich requis i dossier sul progetto preparati dai
consulenti per la sicurezza e convoc Khan a una riunione
per esaminarli insieme. Sedevano al tavolo ovale dove
la giuria si era riunita per tanti mesi. I consulenti sconsigliavano
di costruire un muro di cinta intorno al Giardino
perch avrebbe creato un bersaglio troppo circoscritto.
Meglio usare muri perimetrali molto bassi, simili a parapetti.
Anche i canali lasciavano a desiderare dal punto
di vista della sicurezza. Al primo bambino che ci casca
dentro, chiudete baracca e burattini. Consigliavano vivamente
di eliminarli.
State scherzando, disse Mo quando i consulenti se
ne andarono. Sedeva a diversi posti di distanza da Paul.
Si appoggi elegantemente alla sedia e accavall la gamba
snella. Avevano raggiunto un certo grado di confidenza,
malgrado le loro divergenze.
Se legge il regolamento, vedr che siamo autorizzati
a imporre a esigere, diciamo alcune modifiche.
E io sono autorizzato a rifiutarle, a non accoglierle,
diciamo.
S, ma se lei le accettasse, avrebbe pi possibilit di
ottenere il via libera del governatore.
Un sorriso scettico aleggi sulle labbra di Mo. Lo crede
davvero?
Il mio compito  favorire una convergenza di opinioni, 
disse Paul, scegliendo di non esprimere la propria.
Se non fosse possibile...
Che cosa? Se  una minaccia, lo dica chiaro e tondo.
Nessuna minaccia,  solo la realt. Dobbiamo instaurare
un dialogo, che dovrebbe produrre dei miglioramenti.
Se la giuria e il governatore non sono soddisfatti, diventa
impossibile procedere. Nessun progetto vincitore
 definitivo. Qualunque visione deve evolversi. In fondo
noi siamo il cliente. Nessuno  al riparo dai compromessi.
Crede che Maya Lin volesse la statua dei soldati vicino al
suo monumento?
Ma se  la sicurezza a preoccuparvi, il muro in realt
 un ottimo sistema per filtrare l'accesso dei visitatori. Si
pu costruire in un materiale resistente: corazzato, a prova
di bomba, faccia lei. I suoi argomenti sembrano... speciosi,
non mi viene un termine migliore. Potrei smontarli
uno a uno con argomenti altrettanto forti. Anzi, pi forti.
Possiamo fornire valide ragioni tecniche e finanziarie
per tutte le modifiche che chiediamo.
Le vostre modifiche finirebbero per alterare l'essenza
del mio progetto.
Essenza che, a detta di molti, coincide con un paradiso
dei martiri. Magari lei non la intendeva cos, ma ormai
viene letta in questo modo: dai suoi oppositori, dagli
oppositori dell'America. Avr senz'altro visto la dichiarazione
del presidente iraniano.  contentissimo contentissimo,
dico di avere un paradiso islamico a Manhattan.
 un buffone.
A ogni modo, il suo progetto non ha nulla di sacrosanto.
Mai letto Edmund Burke?
No.
Inchiesta sul Bello e il Sublime. Lo stavo giusto rileggendo.
Burke antepone la casualit alla geometria: il numero
e il disordine delle stelle, la loro confusione, che in
s costituisce una sorta d'infinito...
Anche una griglia che suddivide all'infinito pu essere
una forma di infinito.
Secondo Burke l'uomo ha cercato di istruire la natura
mediante linee rette e forme matematiche, ma la natura non
glielo ha permesso. Burke scriveva nell'epoca in cui stavano
nascendo i giardini all'inglese, Capability Brown e compagnia
bella... Quella citazione snocciolata con noncuranza
tradiva l'ora passata a fare ricerche sulla genesi e la diffusione
dei giardini all'inglese, o meglio, a studiare la ricerca che
aveva commissionato a Lanny, e quei giardini mostravano
che i concetti matematici non sono veri parametri di bellezza.
Non sapevo che mirassimo alla bellezza, disse Mo.
L'importanza della variazione, Paul decise di ignorarlo fino al termine della sua esibizione, la presenza di elementi che non siano angolari ma fusi gli uni con gli altri, per dirla con parole sue. Nessuna opera d'arte pu essere grande, se non in quanto illude....
NOTA: Edmund Burke, Inchiesta sul Bello e il Sublime, a cura di Giuseppe Sertoli e Goffredo Miglietta. FINE NOTA.
Allora mi d ragione, perch  proprio di questo che vengo accusato.
S, ecco, non  questo che intendeva. Lui voleva dire ingannare l'occhio.
Questo  un monumento in memoria delle vittime,
non la tenuta di un lord inglese. Il Giardino ha un ordine,
espresso dalla sua geometria, per un motivo ben preciso: 
una risposta al disordine che ci  stato inflitto. Non deve
assomigliare alla natura. O alla confusione, che  proprio
ci che si  lasciato dietro l'attentato. Se mai vuole evocare
la pianta della citt che dovr ospitarlo.
L'ostinazione sarebbe stata la rovina di Khan, sper
Paul. Eppure, per assurdo, la sua testardaggine non faceva
che aumentare il rispetto, perfino l'affetto che Paul provava
nei suoi confronti, e forse gli stava salvando anche
la coscienza. Khan aveva grinta, la stessa di Paul. Se non
fosse stato quel concorso, a fare la fortuna di Mohammad
Khan, sarebbe stato qualcos'altro. Aveva la strada gi tracciata dentro di s.
...
.
...
Capitolo tredicesimo.
...
.
...
Avevano organizzato una crociera della Circle Line intorno
a Manhattan per le famiglie delle vittime. Una piccola
parte di Claire si ribellava sempre a certe riunioni:
com'era ipocrita fingere che i parenti avessero qualcosa
in comune all'infuori del lutto, com'era morboso non avere
altro da condividere. Il dolore non era un paese in cui
aveva scelto di entrare, per poteva scegliere di andarsene,
anche se unirsi alla diaspora voleva dire macchiarsi di
tradimento. L fuori i morti venivano ancora ricordati, ma
con meno partecipazione. Succedeva da tempo a Claire,
a tutti quanti. Credevano di non poter andare avanti. E
andavano avanti.
La stampa era stata avvertita in anticipo: niente domande
sul monumento. Anche le vedove: niente nastri, niente
adesivi, comportatevi in modo civile, fatelo per i bambini.
Ciononostante, Claire si prepar all'ostilit e si chiese se
avrebbe avuto la forza di sopportarla. La barca prese tranquillamente
il largo sul fiume. Poco dopo i bambini, carichi
di gadget, cominciarono a correre intorno alle mamme,
ansiose di nascondere la loro ubriachezza ai giornalisti a
caccia di spunti che non fossero solo il ricordo lacrimoso
o l'ammirevole capacit di recupero.
Il loro interesse per Claire era ancora pi avido del solito,
ma lei li stopp. Qui non c' posto per la politica, 
disse sgridando un pivello che l'aveva avvicinata.
Rinfrancata da un vodka tonic, attacc discorso con
Nell Monroe, una delle sue vedove preferite, che pi beveva
pi diventava sarcastica. Meno male che te ne stai
occupando tu, di questa storia, disse Nell. Per me lo
pu progettare anche un marziano, per quanto me ne frega.
Non mi cambier certo la vita. Sempre che il marziano
non voglia venire a letto con me,  logico. A proposito, tu?
Io cosa?
Sei stata con qualcuno? La vita sessuale di Claire,
o meglio la mancanza di una vita sessuale, era un tema
che continuava ad appassionare le altre vedove. Lo sapeva
grazie alle poche, come Nell, che non avevano timore
di confessarglielo. Poteva frequentare chi voleva, sposare
chi voleva le ripetevano imperterrite, met degli uomini
che conoscevano erano cotti di lei. Allora perch faceva
la monaca? Nessun marito era insostituibile, nemmeno
quel santo di Calder.
Non era del tutto vero, che non c'era stato nessuno;
solo che Claire non lo aveva detto a nessuno. L'estate prima,
a una raccolta fondi a casa di una vicina, un ragazzo
era rientrato dallo jogging scusandosi per il ritardo. Claire
aveva soppesato il fisico forte e statuario sotto la maglietta
e i pantaloncini neri da corsa, la bella faccia barbuta, pensando
semplicemente: lui. Jesse, cugino dei padroni di casa,
avrebbe alloggiato nella dpendance per qualche mese,
dando una mano con i cani e i bambini, prima di iniziare la
scuola di fotografia a New York. Aveva dodici anni meno
di lei. A fine serata, Claire era riuscita a invitarlo a casa a
guardare la collezione fotografica di Cal e da l era partita
una tresca: ore di gioco, le chiamavano, da trascorrere
quando i bambini andavano a giocare dagli amichetti o a
trovare i genitori di Cal il sabato e la domenica.
Jesse era gentile, schietto e prestante come appariva a
prima vista; fare sesso con lui la sfiancava e le dava energia:
la gente le diceva di non averla mai vista cos in forma, cos
viva (che infelice scelta di parole!) dai tempi dell'attentato.
Qualche volta lo lasciava venire a casa quando c'erano
i bambini. Mentre lo guardava sguazzare con William in
piscina o offrire il corpo sdraiato al sole come passerella
per le bambole di Penelope, aveva perfino accarezzato l'idea
che non fosse una semplice storiella estiva. Ma la sua
dignit la frenava come una camicia di forza la dignit di
vedova, la dignit di donna prossima agli anta, la dignit
da gran signora tanto che quando in autunno Jesse era
partito, aveva addirittura faticato a salutarlo con la mano.
Quella stessa camicia di forza le impediva di confidare
la sua breve relazione a Nell. Che figura avrebbe fatto?
Un uomo pi giovane? Uno senza arte n parte?
Non di recente, disse con un vago sorriso. E tu?
Ti ho gi raccontato del chirurgo, giusto?
Solo tre volte, sfott simpaticamente Claire.
Stavano ridendo quando arriv William con i lucciconi
agli occhi. Mammina, non mi fanno giocare ai pompieri.
Claire gli arruff i capelli. William ha la mania
dei pompieri, spieg a Nell. Le lenzuola. Il pigiama. Il
costume di Halloween. Continuo a proporgli altre manie,
ma finora mi  andata male. Nell sorrise a William con
una comprensione che Claire temeva di non essere riuscita
a dimostrare. Poi si scus per andare a controllare cosa
facevano i suoi figli dicendo: Mi sa che bisogner chiamarli
per loro, i pompieri.
Claire s'inginocchi davanti a William. Che ti  successo?
Non ti va di giocare a un'altra cosa? Perch dicono
che non puoi fare il pompiere? William, stranamente,
non voleva guardarla negli occhi e cominci a piangere
appena se lo mise in braccio. Intorno a loro impazzava la
festa per i Figli degli eroi, microfoni e telecamere vagavano
da un punto all'altro ne vide uno indugiare vicino
a lei e passare oltre: quantomeno aveva avuto il buon
senso di lasciare in pace un bambino in lacrime. Che
c', William? gli chiese di nuovo. Lui continuava a non
guardarla negli occhi.
Hanno detto che non posso fare il pompiere per colpa
tua.
Chi lo ha detto?
Timmy e Jimmy.
I gemelli Hansen. Quei botoli coi capelli rossi e la faccia
colorita. Due prepotenti, cos li considerava. A una festa
di compleanno li aveva visti chiedere a Bozo il Clown
quanto guadagnava, mentre la madre fingeva di non aver
sentito e la bocca sbrodolata del pagliaccio scendeva ancora
di pi verso il basso. Per avevano solo otto anni.
Sapeva che la vita dei bambini si svolgeva fra i poli opposti
dell'invenzione e dell'imitazione. Dovevano aver preso
l'idea dai genitori. Per fortuna non avevano costretto
William a fare la parte del terrorista.
Che cosa hanno detto esattamente?
Che ti piacciono i cattivi. Perci non posso fare il
buono.  vero? E vero che ti piacciono i cattivi?
Certo che no, disse lei baciandogli la testa. Si saranno
confusi. Chiese a William di stare attento a Penelope,
che insieme a cinque o sei femminucce si era appostata
davanti alla torta da tagliare, e and a cercare Jane Hansen.
Viveva nel New Jersey e non era cambiata molto dai
tempi dell'universit, quando era presidentessa dell'associazione
studentesca femminile. I suoi lineamenti, perfino
l'acconciatura a banana, sembravano scolpiti.
I tuoi figli fanno i dispetti a William per via di una
certa idea che hanno di me, disse Claire, senza neanche
salutarla. Come gli sar venuta in mente?
E io che ne so? fece Jane. Ragionano con la loro
testa, purtroppo.
Per favore, disse Claire. Ha sei anni. Ha perso
suo padre.
Come tutti gli altri, disse tranquilla Jane, guardandole
le radici dei capelli anzich gli occhi, come per scoprirne
il vero colore.
Lascia perdere, consigli una voce nella testa di Claire,
ma in realt la sua voce disse: Se hai qualche problema, veditela
con me. Bisogna che i tuoi figli imparino a comportarsi.
Ti ha mai sfiorato che i miei figli si comportano cos
per colpa di quello che  successo? chiese Jane. Non
che prima fossero angioletti, ma riuscivo a gestirli molto
meglio. Sono cambiati. Claire ebbe di colpo la sgradevole
sensazione di comprendere ci che diceva. Spesso si chiedeva
che tipo sarebbe stato William se non avesse perso il
padre. Meno capriccioso, forse; pi spensierato.
Centinaia di ore dallo psicologo, stava dicendo Jane,
e adesso dovrei raccontargli la favoletta dell'America, di
un paese cos fantastico che permette alle stesse persone
che gli hanno ammazzato il padre di costruirgli un monumento
alla memoria? Un giardino islamico, nientemeno.
Ma non sono le stesse persone: il punto  proprio questo, 
disse Claire. E non ci sono prove che il giardino
sia islamico. E ammesso che lo fosse, potrebbe essere un
gesto benigno. Addirittura di pace.
Spiegaglielo tu, a un bambino di otto anni. O lo hai
gi fatto? Hai gi impartito a William la tua lezioncina di
educazione civica?
William apparve all'improvviso dietro di lei. O forse
era stato l tutto il tempo. Cosa aveva sentito? Dov'
tua sorella? gli chiese.
Davanti-alla-torta-con-le-bambine, rispose lui tutto
d'un fiato. E, anche se Claire non glielo aveva chiesto:
Sta bene. Teneva i piedi ben piantati. La sua espressione,
mentre spostava gli occhi da lei e Jane, le ricord
il capriolo a Chappaqua, che si fermava sempre con uno
sguardo pensoso, curioso e spaurito al tempo stesso, prima
di fuggire. Ma William non aveva intenzione di muoversi
di l. Sembrava pietrificato dalla vista della madre
che litigava.
Cosa c' che non va nel Giardino? le chiese.
Niente, rispose Claire.
Diglielo, fece Jane.
Non c' niente da dire.
Lascialo giudicare a lui.
Vuoi farlo decidere a un bambino di sei anni?
Lo capirebbe meglio della tua giuria.
Mie care, disse Nell. Era arrivata con un altro vodka
tonic per Claire. Cominciava a biascicare un po' le parole.
Magari il discorso lo riprendete in un'altra occasione.
Claire vide i gemelli Hansen accanto a William, accomunati
dallo stesso timoroso smarrimento.
Hai ragione, Nell, disse. Jane, ti chiedo scusa per...
per tutto quanto. Ne riparliamo un'altra volta. William,
andiamo a vedere cosa combina tua sorella.
Si allontanarono, mano nella mano. Aveva le ginocchia
molli. Forse quegli appuntamenti attiravano persone di un
certo tipo, i conformisti, i tradizionalisti. I cani sciolti non
andavano certo a cercare consolazione dal branco.
Cosa c' che non va nel Giardino? chiese di nuovo
William.
Ci sono persone che vogliono un monumento diverso, 
disse lei.
Perch?
Perch gli sta antipatico il signore che lo ha progettato.
Perch?
Senza motivo, William. Per questo stavamo discutendo.
La voce di Cal la spingeva ai margini, ma se fosse stato
al suo posto, avrebbe portato i bambini l, si sarebbe esiliato
per Mohammad Khan? I principi di Cal erano costati
solo quattrini. Una posizione da difendere a una cena
di gala, una direzione verso cui orientare i finanziamenti,
una casella da barrare alle urne. Spiccioli. Noblesse oblige.
Erano queste le espressioni che aveva usato la madre
di Cal nel descrivere il programma per le ragazze madri di
Bridgeport. La mossa pi audace di Cal era stata lasciare
il circolo del golf. Per quanto degna di lode, non era stata
un gran sacrificio. Non giocava cos bene a golf da sentirne
la mancanza.
Non potevano interrompere la minicrociera in anticipo,
come lei avrebbe voluto, perci disse a un membro dell'equipaggio
di sentirsi poco bene. Lui la accompagn in una
cabina soffocante, con una copertina sopra la cuccetta, dove
aspett con i figli attoniti, gi pronti con i giacconi addosso,
per tutta l'ora che la barca impieg a tornare in porto.
Una sera, scorrendo i canali della televisione, Asma si
imbatt in un servizio su una gita in barca per le famiglie
delle vittime. I volti delle donne che erano in maggioranza
le erano familiari, non solo perch ne aveva gi viste
alcune al telegiornale, mentre davano interviste, tenevano
conferenze stampa, partecipavano a funerali. Avevano
la stessa espressione vuota e sorvegliata, iperprotettiva
verso i figli ma non del tutto presente che a volte scorgeva
sul proprio viso.
Conosceva anche lei la minicrociera della Circle Line,
perch era una delle poche follie che lei e Inam si erano
concessi in due anni di vita insieme. Ricordava ancora il
prezzo del biglietto ventiquattro dollari vale a dire
sedici l'ora per tutti e due, cio sette dollari pi di quanto
guadagnava Inam in un'ora, e ricordava la sua perplessit
quando aveva saputo dalla signora Ahmed che lo Staten
Island Ferry era gratis e potevi vedere la stessa acqua, la
stessa citt, la stessa statua, ma Inam aveva insistito e siccome
era raro che insistesse su qualcosa, gli aveva detto di s.
Sei mesi dopo il loro arrivo in America, una domenica,
l'unico giorno in cui Inam non lavorava, erano partiti per
quella piccola gita. Gli altri passeggeri americani e svedesi,
giapponesi e italiani bevevano, perfino a quell'ora
del mattino; alcuni si appoggiavano al parapetto e si baciavano.
Lei e Inam non bevevano, non si baciavano. Si tenevano
per mano e guardavano l'acqua, studiavano la citt
come se da quella distanza potessero finalmente capirla.
Si erano avvicinati a guardare i giubbotti salvagente arancioni
e le scialuppe tutte ordinate in fila, pronte all'uso in
caso di incidente. Entrambi, lo sapevano, avevano pensato
alla stessa cosa: ai viaggi in traghetto che si facevano in
patria. Il Bangladesh era un paese di fiumi pericolosi che
attraversavi su carrette traballanti, sovraffollate, che si ribaltavano
o affondavano o si scontravano, scaraventando
i corpi in acqua come i passeggeri della Circle Line gettavano
i loro bicchieri di plastica.
Dalla barca Manhattan era muta, come un televisore
senza audio, ma il vento intorno a loro sferzava l'acqua,
che schiaffeggiava la barca, e i turisti ridevano e strillavano,
e il grido dei gabbiani scendeva come una cascata di
piume. La brezza impertinente le aveva sollevato un lembo
del velo come per scioglierlo, e Inam lo aveva riabbassato
di scatto, fingendo di lottare contro il vento per salvarle
l'onore.
Inam le aveva scattato una foto con la macchina usa e
getta e aveva chiesto a uno svedese di fotografarli insieme,
poi un giapponese aveva chiesto a Inam di scattare una
foto a lui e la moglie, e come se niente fosse erano entrati
a far parte del tutto, erano diventati newyorchesi. Quel
giorno non c'erano preoccupazioni: i soldi e il lavoro, la
lingua e la famiglia, in quel momento contavano meno di
un secchio d'acqua versata nel porto.
Le vedove in televisione facevano sorrisi tirati ai giornalisti
che le palpavano con i microfoni come medici in
cerca di una malattia. C'era la vedova bionda della giuria,
con il figlio in grembo che piangeva. Con un gesto meccanico,
Asma vers un'altra cucchiaiata di budino di riso
nella scodella di Abdul, l'attenzione fissa sui bambini alla
televisione, sui visi e le magliettine omaggio macchiate di
ketchup, sui loro sorrisi, a differenza di quelli dei genitori,
allegri e sinceri. Abdul la stava guardando. Intuiva sempre
quando il dolore, la rabbia o l'invidia la trascinavano altrove,
e riusciva sempre a riportarla indietro, correggendo la
sua rotta con quegli occhi color betel. Non sapeva di non
avere un padre, era venuto al mondo senza aspettarselo,
senza aspettarsi niente, nemmeno una crociera sulla Circle
Line. Forse era quello il segreto per stare in pace: volere
solo quello che ti viene dato.
Il mattino dopo fu svegliata dai vicini che litigavano.
Asma pensava che le case americane fossero pi robuste,
con le pareti pi spesse, invece era come in Bangladesh:
era possibile, anzi inevitabile, sapere cosa accadeva nella
vita degli estranei, tanto che a volte faticavi a capire dove
finivano i tuoi pensieri e cominciavano quelli degli altri.
I vicini di pianerottolo, Hasina e Kabir, arrivati sei mesi
prima dal Bangladesh, erano una coppia sulla trentina,
sposati senza figli. Asma non se ne stupiva: non aveva mai
sentito suoni amorosi da casa loro, solo rabbia. E i bambini,
a quanto le risultava dalla sua esperienza certamente
limitata, non si facevano litigando.
Hasina osservava rigorosamente la purdah: non usciva
mai di casa senza il marito. A volte chiedeva ad Asma di
prenderle qualcosa al supermercato, l'ingrediente di una
ricetta, o gli assorbenti igienici, una volta le aveva perfino
chiesto di prenderle un paio di mutandine, dicendole che
taglia portava. Capitava che lei e la signora Mahmoud la
invitassero per il t, ma Kabir non approvava che Asma
vivesse da sola in America con il figlio invece di tornare a
casa dalla famiglia. Glielo aveva detto Hasina, ma Asma
lo aveva capito anche da come Kabir evitava il suo sguardo
quando la incontrava sul pianerottolo, borbottando solo
un Asalamu alaikum giusto per non essere maleducato.
La coppia, neanche a dirlo, era uno degli argomenti preferiti
della signora Mahmoud, ma Asma ormai era stufa di
parlare dei vicini quanto di ascoltarli. Per due volte aveva
sentito Kabir picchiare Hasina, o almeno cos aveva dedotto
dall'urlo straziante seguito da grida soffocate. Ma
tutti fingevano di non sentire, di non sapere che quelle liti
esistessero. Quando provava a chiedere notizie di Hasina,
Kabir diceva, dallo spiraglio della porta, che sua moglie
era impegnata.
Le loro liti erano come una radio che Asma non poteva
abbassare, cos le era venuto in mente di alzare la sua. La
sintonizz sulla Bbc e alz il volume, cercando di soffocare
il chiasso. La radio era cos forte che solo quando la
signora Mahmoud la chiam urlando sent gli squilli della
telefonata con cui la informavano che suo padre era morto.
Stava male da due settimane: acqua nei polmoni, avevano
detto i medici, come se il fiume fosse sfociato dentro
di lui. La sua voce al telefono, nei giorni in cui poteva parlare,
era tutta rantoli e sibili, debole e fragile, diversa dalla
musica imperiosa che ricordava lei. Sua madre continuava
a ripeterle di tornare a casa, e Asma faceva e disfaceva i
bagagli mentalmente, a volte anche sul serio. Se non fosse
tornata, Abdul non avrebbe mai conosciuto il nonno,
cos come non aveva mai conosciuto il padre non avrebbe
mai saputo che un padre o un nonno erano qualcosa di
pi che la superficie satinata di una foto da accarezzare.
Ma se avesse lasciato l'America forse non sarebbe mai pi
riuscita a tornarci. Sua madre non capiva perch fosse cos
importante, per lei New York era irraggiungibile, inimmaginabile,
inutile come le stelle, che dimostravano la grandezza
di Dio ma per il resto non servivano quasi a niente.
Asma aveva anche paura di conoscere quell'uomo indebolito,
perch aveva modellato la sua forza ostinata su
quella di suo padre. Sentirlo cos spento era come sentire
venir meno la propria energia. Ci che lei era derivava in
gran parte da lui, e da lui la teneva lontana. Aggrapparsi
all'America, alle possibilit che lasciava intravedere, era la
sua piccola guerra di liberazione, bench solitaria.
Coltivava una fantasia segreta: di potersi risposare in
America. Non adesso, non nell'immediato, non mentre il
dolore per Inam era ancora cos profondo. Ma voleva che
un giorno suo figlio non avesse solo un padre di carta. Se
si fosse risposata in Bangladesh avrebbe dovuto lasciare
Abdul alla famiglia di Inam. Non se ne parlava nemmeno.
Non sarebbe stato facile risposarsi a Brooklyn, ma se era
andata via da Sandwip, probabilmente poteva andarsene
anche da Kensington. Come sarebbe stato vivere in uno di
quei quartieri che vedeva alla televisione? Con i bianchi,
le case grandi, le auto nel vialetto, gli impianti di irrigazione.
Non che volesse vivere cos. Se lo chiedeva giusto
per curiosit.
Allora vieni? le chiese in quel momento suo zio. A
che pr?, avrebbe voluto dire: suo padre sarebbe stato avvolto
in un lenzuolo e sepolto ancora prima che lei arrivasse.
Inshallah, rispose.
Al termine della telefonata si scopr inconsolabile, irascibile.
Abdul si era messo una pentola in testa e inciampava
da tutte le parti, urtava contro i mobili, ridacchiava
come un matto. I vicini continuavano a litigare, le loro
voci si alzavano e si abbassavano senza riguardo per il suo
dolore. Era irrispettoso, come bombardare durante il Ramadan,
non smettere di litigare alla notizia che era morto
suo padre, anche se loro non lo sapevano. Li odiava, perch
erano in due e si odiavano, perch erano in due e potevano odiarsi.
Ci fu un momento di quiete; forse avevano smesso. Poi
sent di nuovo la voce di Kabir, pi forte, pi rabbiosa, poi
uno strillo, un lamento, singhiozzi. Adesso si era proprio
scocciata. Pens a suo marito, l'uomo pi buono che avesse
mai conosciuto, e a suo padre, il pi coraggioso; prese in
braccio Abdul, gli tolse la pentola dalla testa, marci fino
alla porta dei vicini e buss forte.
Quando il pianto di Hasina si interruppe, si lasci dietro
un vuoto pi penetrante del silenzio come l'improvvisa,
spaventosa coda di un monsone. Perfino Abdul
smise di contorcersi e rimase immobile, intuendo che era
cambiato qualcosa. Asma buss ancora. Sent un fruscio,
avvert una presenza dietro lo spioncino. Poi Kabir apr
la porta e Asma lo scans andando dritta da Hasina, che
stava rannicchiata sul divano, il viso gonfio e congestionato,
l'occhio destro tumefatto.
Vieni con me, disse Asma, cercando di afferrare
Hasina per il gomito senza lasciar cadere Abdul. Hasina
si abbandon a peso morto, stringendo le cosce al divano.
Abdul, che allungava le gambette verso il pavimento,
non le facilitava le cose. Vieni con me, ripet pi forte,
come se Hasina non avesse sentito. Te lo trovo io un
posto dove stare. Devi lasciare tuo marito. Aveva letto
di un ricovero per musulmane vittime di abusi su un giornale
bengalese. E adesso aveva davanti la candidata perfetta,
come un personaggio uscito da una serie televisiva.
Lasciare mio marito? sibil Hasina. Come ti vengono
certi discorsi, certe idee? Il suo livore prese Asma
alla sprovvista. Io non voglio lasciarlo, disse. La palpebra
continuava a gonfiarsi; presto l'occhio sarebbe sparito,
come un sasso nell'acqua. Vergogna! Vergogna! Hasina
divent sempre pi isterica e cominci a urlarle di non impicciarsi.
Kabir le fece subito il coro. Asma tapp le orecchie
a suo figlio, ma anche lui cominci a urlare. Uscendo
a ritroso dall'appartamento, trov il pianerottolo pieno
di vicini, compresa la signora Mahmoud, che era venuta a
vedere cosa stava succedendo. Prima che potessero indagare,
discutere, pronunciarsi, Asma corse in camera sua,
chiuse la porta a chiave e singhiozz fra i capelli di Abdul.
Due ore dopo qualcuno buss a casa della signora
Mahmoud. Sulla porta c'erano tre uomini, Asma li conosceva
perch abitavano nel palazzo, che si dichiararono
molto preoccupati dalla sua intromissione. La reazione di
Asma, come ormai in ogni brutto frangente, fu di chiamare
Nasruddin. Lui la raggiunse poco dopo, vestito di un elegante
pigiama, e lei si chiese, mortificata, se non lo avesse
distolto da un'importante ricorrenza famigliare. Gli spieg
cos'era successo, poi singhiozzando gli raccont del padre.
Ho fatto bene a non tornare in Bangladesh? chiese
in lacrime. Mi dica di s.
Hai fatto quello che avrei fatto anch'io, rispose lui.
Finito di piangere non aveva pi voglia di combattere,
si sentiva cos stanca che avrebbe dormito per giorni.
Nasruddin la lasci per andare a far pace con tutti i condomini.
Torn un'ora dopo. Se voleva evitare seccature,
la avvis, doveva lasciar stare i vicini.
Esiste la maniera giusta per affrontare i problemi, 
le disse. E tu devi impararla.
Ma come faccio ad abitare vicino a un uomo cos?
A lui ci penso io, disse Nasruddin, ma tu devi lasciarlo
al giudizio di Dio.
La ringrazio, borbott lei. Per mi vergogno, e sono
anche arrabbiata, ma questo lo tenne per s. Aveva la
fastidiosa sensazione di essersi lasciata vincere da forze
maligne. Suo padre sarebbe stato pi coraggioso.
Che cosa ha detto? Come li ha convinti? chiese.
Ho detto la verit, rispose Nasruddin. Suo padre
era morto, ed era impazzita di dolore.
La Manifestazione per la Difesa del Luogo Sacro prese
il via un mite sabato mattina in uno spiazzo antistante al
luogo dell'attentato. I membri del Comitato in difesa del
monumento e di Salviamo l'America dall'Islam erano l,
di fronte al palco, riuniti all'interno di un'area circoscritta
da un cordone. Alle loro spalle si stendeva una folla di
migliaia di persone: donne armate di cartelli con la scritta
TOLLERANZA ZERO PER GLI INTOLLERANTI Oppure L'ISLAM
uccide oppure no al giardino della vittoria oppure non
barare, khan; padri con i figlioletti sulle spalle; uomini
in tuta mimetica anche se forse non erano tutti veterani.
C'erano centinaia di parenti delle vittime, Sean ne aveva
chiamati molti di persona pregandoli di partecipare. La
folla inondava il piccolo spiazzo, si riversava sul marciapiedi
e in strada, intorno e in mezzo agli autobus che avevano
trasportato i manifestanti da tutto il paese. In cielo,
gli elicotteri dei telegiornali affettavano l'aria.
Debbie Dawson sfoggiava un paio di pantaloni neri attillati
e l'ennesima maglietta di sua creazione con la scritta
Orgoglio kaffir. Due palestrati in Ray-Ban, giacca blu e
pantaloni kaki la scortavano tra la folla. Quando si fermava
a parlare con i giornalisti o a salutare i sostenitori, si piazzavano
uno per lato, di spalle alla gente, gambe divaricate,
braccia mai completamente rilassate. Guardie del corpo,
si rese conto Sean. Debbie sembrava divertirsi un mondo.
Mentre saliva sul palco per il discorso, Sean scrut la
folla straripante. Forse i fuori di testa si erano radunati
tutti nelle prime file; sembrava ce ne fossero davvero tanti.
Un obeso in bretelle reggeva il manifesto di un maiale
che mangiava il Corano. Tre donne tenevano sollevato
uno striscione che diceva bombardiamoli tutti che poi
se la vede allah. Un adolescente foruncoloso vestito di
nero con gli occhiali da Harry Potter reggeva un cartello
con la scritta a voi la libert di culto, a noi quella
di spararvi! e la rozza vignetta di un uomo in turbante
con una pistola puntata in faccia. Una folla di sbandati:
un esercito irregolare che Sean non aveva reclutato e che
non poteva smobilitare.
L'idea di cancellare il viso di Claire Burwell e pitturarci
sopra un punto interrogativo, che gli era parsa cos
creativa, sembrava squallida ora che centocinquanta di
quei manifesti gli sventolavano davanti. I poster preparati
dal Sadi la faccia di Khan sfregiata da un segnaccio
di traverso o coperta da un bersaglio non erano certo
migliori. La polizia aveva circondato un uomo che, versando
liquido per accendini nei punti giusti, era riuscito
a incendiare la barba di Khan.
Ogni volta che teneva un discorso una novantina in
tutto, dall'epoca dell'attentato Sean si convinceva che
perdere una persona cara in quel modo fosse un privilegio
e una maledizione insieme. Le facce ipernutrite,
ipereccitate che lo ascoltavano avevano fame di qualcosa che
non si poteva comprare, e il loro desiderio di andare pi
a fondo, di partecipare a qualcosa di pi grande gli faceva
pena. L'attentato era stato orrendo, ma tutti volevano un
pugno delle sue ceneri.
Per quella massa, la pi numerosa che avesse mai avuto
di fronte, non irradiava venerazione n slancio. Una volta
Patrick gli aveva mostrato che ad aprire troppo in fretta la
pompa antincendio rischiavi che la pressione di ritorno ti
buttasse gi dalla scala. Sean non si fidava di quella folla.
Non si sentiva pi in vena, e decise di farla breve. Non
bastava che Khan accampasse i suoi diritti di musulmano.
Ora anche il suo giardino accampa diritti... Applausi sparsi,
intermittenti, come se non lo sentissero bene. Il ritorno
del microfono lo distraeva. Quando disse: Sappiamo
tutti che la Costituzione ha la sua importanza, no? ci fu
un boato incerto, qualche fischio. Solo che per noi non
 l'unica cosa importante, termin. Qualche applauso,
se non altro, ma tiepido.
Quando Debbie guadagn il palco, una volontaria del
Sadi si spost per sventolare la bandiera alle sue spalle.
Davanti le avevano posizionato un ventilatore a pile, che
le agitava indietro la lunga chioma. Dev'essere chiaro
a tutti che stiamo lottando per l'anima di questo paese,
tuon. La folla, ritrovato di colpo l'udito, proruppe in
un boato. Per generazioni gli immigrati sono arrivati
in questo paese e si sono integrati, accettando i valori
americani. Ma i musulmani vogliono cambiare l'America,
anzi, vogliono conquistarla. La nostra Costituzione protegge
la libert religiosa, ma l'Islam non  una religione! 
un'ideologia politica, di stampo totalitario! Altro boato.
Sean si dondol sul posto, deluso perch la sua invettiva
in confronto si era rivelata assolutamente dimenticabile.
Debbie pass poi a dirigere un catartico, esaltante coro
di Salviamo l'America dall'Islam! Salviamo l'America
dall'Islam!
Quando intonarono lo slogan, cio al segnale convenuto
per l'inizio della protesta, Sean alz la mano destra e
fece un fischio. Era di nuovo al centro dell'attenzione. I
membri del comitato e del Sadi gli si strinsero intorno come
scolaretti euforici per poi disporsi in file ordinate stile
banda musicale mentre scendevano in strada.
La sua idea di partenza era stata limitata da una serie di
compromessi. Il governatore sosteneva di non poterli aiutare
a ottenere il permesso di manifestare sul luogo dell'attentato.
Quindi Khan pu andare dove vuole, invece
noi no, aveva commentato Debbie soddisfatta. Aveva il
dono di trasformare qualunque intralcio in una conferma
della sua visione del mondo, qualunque parere avverso in
una inconfutabile prova di dhimmitudine. Vorr dire
che bloccheremo la strada, aveva aggiunto, come se l'idea
fosse stata sua, anzich di Sean. Ma perfino ottenere
il permesso di manifestare in un punto cos sensibile aveva
richiesto un'autorizzazione: la polizia aveva preteso, in
anticipo, i nomi di tutti gli intenzionati a farsi arrestare.
Sean, che fino a quel momento era rimasto assorto a guardare
la folla, si rese conto che la polizia aveva gi chiuso
la strada, ormai sgombra come il parcheggio della chiesa
dove si erano esercitati nei giorni feriali. Non avrebbero
bloccato proprio un bel niente.
Fischi di nuovo, ma con meno entusiasmo, e la banda
musicale divent un reggimento in parata: circa cinquecento
persone a debita distanza l'una dall'altra si inginocchiarono
all'unisono, in un gesto che imitava, e poi sfotteva,
i musulmani in preghiera: invece di abbassare la fronte a
terra, si sdraiarono pancia all'aria. Mostrare l'ombelico
ad Allah, cos l'aveva definito Debbie.
Difendiamo un luogo sacro! scandirono i membri del comitato.
Salviamo l'America dall'Islam! risposero quelli del Sadi.
Dopo aver scrutato la geometria di corpi, Sean si immerse
in una nuvola di profumo Sadi mista al suo sudore.
La terra sotto la schiena era dura, il cielo sopra la testa di
un blu penetrante, liscio come gelato appena fatto. Una
mattinata limpida, bella come era stata nel giorno dell'attentato,
un vero regalo, eppure l'irritazione gli era rimasta
dentro come un sassolino in una scarpa.
State bloccando una strada pubblica, disse un poliziotto
col megafono. Conto fino a cento, poi dovrete
sgombrare tutti. Altrimenti inizieremo ad arrestarvi.
Ora quel copione cos rigido gli sembrava snervante
(...quarantatre, quarantaquattro, quarantacinque...),
quel gesto di sfida solo sottomissione controllata. In cuor
suo sperava che la polizia non li arrestasse tutti, che rifiutasse
di obbedire agli ordini, che anteponesse il patriottismo
al dovere (... sessantanove, settanta, settantuno...)
Ma mentre aspettava di vedere crollare il muro di gomma
dei poliziotti, gli giunse all'orecchio solo il rumore strascicato
dei loro stivali. E poi: Novantotto... novantanove...
cento. Tempo scaduto, signore e signori e Prego,
signore, si alzi, non complichi la situazione. Grazie, molto
gentile, mani avanti, queste qui sono di plastica, in realt
non fanno male, grazie.
Amico dei terroristi! sent gridare una donna a un
poliziotto, che rispose, quasi con gentilezza: Signora, io
ho quattro figli e sono amico solo di chi mi d lo stipendio.
La loro gentilezza lo stava massacrando, come il mal
di schiena. Sollev la testa per controllare i poliziotti, vedendo
sul marciapiedi un gruppo silenzioso di contromanifestanti.
Sembravano quasi tutti musulmani: donne col
velo, uomini con la barba, pelle scura. Reggevano dei cartelli:
ANCHE NOI SIAMO AMERICANI, L'ISLAM NON  UNA MINACCIA,
QUEL GIORNO SONO MORTI ANCHE DEI MUSULMANI,
fanatici=idioti. Fu quell'ultimo cartello a mandargli il
sangue alla testa, a fargli vedere rosso, che per combinazione
era proprio il colore del velo in testa alla donna che
reggeva il cartello. E Rubin chiedeva a lui di essere meno
rozzo? Si alz precipitosamente e raggiunse la manifestante
di soppiatto. Quindi per lei io sarei un idiota? Le
parole gli uscirono insieme alla saliva, gli si era incrinata
la voce, ma non gliene fregava niente. I miei genitori sarebbero
dei fanatici? Mio fratello  stato ammazzato da un
branco di musulmani. Perch non protesta contro di loro?
Ha mai alzato un cartello che diceva L'omicidio in nome
della mia religione  sbagliato?
Certo che  sbagliato, rispose la donna senza fare
una piega, ma  sbagliato anche discriminare per motivi religiosi.
La sua calma, cos provocatoria, gli mise voglia di provocarla
a sua volta, per scatenare una sollevazione, e il gesto
pi provocatorio che gli venne in mente fu quello di
strapparle il velo, cos allung la mano, forse anche un po'
curioso di vedere cosa nascondesse di tanto prezioso da
doverlo coprire, e ne afferr un lembo mentre lei arretrava
spaventata, e il velo scivol in avanti, un po' di scatto,
forse le copri gli occhi per un istante, forse Sean le sfior
la testa con la mano, poi un agente li separ, o meglio tir
indietro Sean e poi lo ammanett, gli lesse i suoi diritti e lo
caric su un furgone insieme ai membri del suo comitato e
a quelli del Sadi, che ancora scandivano No al mausoleo
musulmano!, e gli sorridevano raggianti o gli facevano
ok con la mano, e al commissariato gli altri vennero subito
presi, schedati e rilasciati mentre lui fu trattenuto con
l'accusa di aggressione, in compagnia di una marmaglia di
taccheggiatori, gente fermata perch orinava in pubblico
o violava la propriet privata, prima di sborsare la cauzione ed essere rilasciato.
Debbie defin il suo gesto un colpo di genio. I progressisti scandalizzati lo definirono una trovata pubblicitaria.
Nessuno voleva credere che gli fosse venuto spontaneo.
La sua volont di sfuggire al copione serviva solo a ristabilirlo.
Nel petto gli si era installato un dolore intenso. A casa, sua madre lo salut con una smorfia, scrollando silenziosamente il capo.
Non ci hai fatto una bella figura, bisbigli la sorella Hannah con gli occhi lucidi. Chi se ne fotte, ribatt lui e and a infilarsi sotto la doccia. Per non riusc a guardarsi allo specchio. Aveva surclassato Debbie e non gli sembrava cos grandioso.
...
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FINE Parte 1.